L’UE prepara dazi per 93 miliardi contro Trump in risposta alla crisi sulla Groenlandia

Le capitali europee stanno valutando contromisure commerciali e restrizioni alle aziende americane in risposta alle minacce tariffarie del presidente americano legate alla questione groenlandese, in quella che rappresenta già la più grave crisi delle relazioni transatlantiche degli ultimi decenni.

L’UE prepara dazi per 93 miliardi contro Trump in risposta alla crisi sulla Groenlandia

L’Unione Europea sta preparando contromisure per 93 miliardi di euro in risposta alle minacce tariffarie di Donald Trump nei confronti degli alleati NATO che si oppongono alla sua rivendicazione territoriale sulla Groenlandia. Le misure di ritorsione, che potrebbero includere dazi o restrizioni all’accesso delle società americane al mercato europeo, sono allo studio per dare ai leader continentali strumenti negoziali negli incontri con il presidente americano al World Economic Forum di Davos questa settimana, fa sapere il Financial Times.

Gli ambasciatori dei 27 Stati membri hanno discusso oggi in via preliminare la riattivazione di una lista di dazi già predisposta lo scorso anno ma poi sospesa a causa dell’accordo commerciale raggiunto. Nel corso della riunione è stato esaminato anche il cosiddetto strumento anti-coercizione, adottato nel 2023 ma mai utilizzato, che consente di limitare l’accesso delle compagnie statunitensi al mercato interno e di imporre restrizioni ai loro investimenti.

Le tensioni si sono intensificate dopo che Trump ha minacciato sabato sera di imporre dazi del 10% entro il 1 febbraio sulle merci provenienti da Regno Unito, Norvegia e sei paesi UE che hanno inviato truppe in Groenlandia per un’esercitazione militare. Il presidente americano parteciperà al forum di Davos in Svizzera mercoledì e giovedì, dove terrà colloqui con alcuni leader europei, tra cui la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Divisioni europee sulla risposta

La Francia ha sollecitato l’utilizzo dello strumento anti coercizione, che permetterebbe di bloccare l’esportazione di servizi forniti dalle grandi compagnie tecnologiche americane nell’UE. Parigi e Berlino stanno cercando di coordinare una risposta congiunta, con i rispettivi Ministri delle Finanze che si incontreranno domani a Berlino prima di recarsi a Bruxelles.

Secondo fonti diplomatiche, molti Stati membri hanno chiesto di cercare il dialogo con Trump prima di andare con minacce dirette. “Dobbiamo cercare di abbassare la temperatura”, ha affermato un diplomatico europeo citato dal Financial Times. Un altro ha sottolineato: “Ci sono chiari strumenti di ritorsione a disposizione se questo andazzo continua. Trump sta usando metodi da mafioso. Allo stesso tempo vogliamo pubblicamente invocare la calma e dargli un’opportunità di fare marcia indietro”.

I principali partiti del Parlamento europeo hanno comunque già annunciato nel fine settimana il rinvio della votazione su misure che avrebbero ridotto i dazi UE sui prodotti americani a seguito dell’accordo commerciale raggiunto lo scorso anno, in un primo segnale di rappresaglia.

I negoziati di Davos

I Consiglieri per la Sicurezza Nazionale dei Paesi europei si riuniranno domani pomeriggio a Davos in un incontro organizzato proprio per dedicare spazio alla crisi groenlandese. I funzionari europei sperano che le minacce di ritorsione aumentino la pressione bipartisan negli Stati Uniti contro le azioni di Trump. “Dobbiamo usare il tempo fino al 1 febbraio per vedere se Trump è interessato a una via d’uscita. Molto dipenderà dall’esito dei colloqui a Davos”, ha affermato un funzionario europeo.

La premier danese Mette Frederiksen ha ribadito: “Vogliamo cooperare e non siamo noi a cercare il conflitto”. Tuttavia oggi il Segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha dichiarato alla NBC News che l’Europa è troppo debole per garantire la sicurezza della Groenlandia, ribadendo che “il presidente Trump ritiene che una maggiore sicurezza non sia possibile senza che la Groenlandia faccia parte degli Stati Uniti”.​​​​​​​​​​​​​​​​

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