Le crepe nella coalizione di Trump si moltiplicano
La guerra in Iran, l'immigrazione, i file Epstein e l'intelligenza artificiale dividono l'alleanza eterogenea che ha portato il presidente alla rielezione nel 2024
La coalizione politica che ha riportato Donald Trump alla Casa Bianca nel 2024 mostra segni di tensione su più fronti. La guerra in Iran, le politiche migratorie, il rapporto con Israele, la gestione dei file Epstein e persino l'intelligenza artificiale stanno aprendo fratture che, secondo diversi osservatori conservatori, rischiano di compromettere le prospettive repubblicane alle elezioni di metà mandato del prossimo novembre. Come ha sintetizzato l'attivista conservatore Mike Cernovich: "Una coalizione generazionale, sprecata".
L'analisi è di Politico, che in un lungo articolo ha mappato le linee di faglia interne al mondo trumpiano. Il punto centrale è che il presidente non vinse nel 2024 solo grazie al nucleo duro dei sostenitori MAGA (l'acronimo di Make America Great Again), ma costruendo un'alleanza più ampia che includeva democratici delusi, madri vicine al movimento salutista MAHA (Make America Healthy Again) di Robert F. Kennedy Jr. e giovani uomini attratti dall'universo dei podcast. È questa coalizione allargata, più che la base storica, a essere oggi in pericolo.
La frattura più visibile riguarda la guerra in Iran. Mercoledì la direttrice dell'intelligence nazionale Tulsi Gabbard, ex democratica che nel 2024 appoggiò Trump proprio per la sua posizione contraria agli interventi militari in Medio Oriente, ha testimoniato davanti alla commissione intelligence del Senato per difendere la decisione del presidente. Il giorno prima, Joe Kent, uno dei suoi ex collaboratori più stretti, si era dimesso in aperto dissenso con le operazioni militari. La guerra ha compattato contro l'amministrazione le voci più note della destra non interventista: Tucker Carlson, Megyn Kelly, l'ex deputata Marjorie Taylor Greene. Anche Stewart Rhodes, fondatore della milizia di estrema destra Oath Keepers la cui condanna per l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 era stata commutata da Trump, ha dichiarato di non essere "più MAGA". Joe Rogan, il podcaster più ascoltato nell'orbita trumpiana, ha detto che i sostenitori del presidente si sentono "traditi". I sondaggi mostrano che oltre il 90 per cento dei repubblicani che si definiscono MAGA continua ad appoggiare la guerra, ma quasi il 25 per cento dei repubblicani in generale e quasi il 40 per cento dei "repubblicani non MAGA" la disapprova. Tra gli indipendenti la bocciatura è netta: 70 per cento contrari contro 30 per cento favorevoli. Questi elettori tendono inoltre a indicare il costo della vita come preoccupazione principale, in un momento in cui il conflitto spinge al rialzo i prezzi della benzina e rischia di alimentare l'inflazione.
La guerra ha anche acuito le tensioni sul rapporto con Israele. Alcuni oppositori interni alla destra sostengono che Trump sia stato trascinato nel conflitto su pressione israeliana. Kent, nella sua lettera di dimissioni dall'ufficio dell'intelligence, ha scritto che gli Stati Uniti "hanno iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana". Sul fronte opposto, alcuni conservatori filoisraeliani denunciano queste critiche come parte di una campagna per alimentare l'antisemitismo nella base repubblicana. Il dibattito ha dato visibilità a figure apertamente antisemite come il commentatore suprematista bianco Nick Fuentes e la podcaster anti-israeliana Candace Owens, i cui programmi hanno guadagnato posizioni nelle classifiche nelle ultime settimane.
Sull'immigrazione, l'approccio aggressivo dell'amministrazione è entrato in crisi dopo che agenti federali hanno ucciso due cittadini americani a Minneapolis all'inizio dell'anno. La Casa Bianca ha cambiato la guida del dipartimento per la sicurezza interna e ha attenuato i toni sui rimpatri di massa. Ma questo ammorbidimento non piace a tutti: la settimana scorsa un gruppo di organizzazioni anti-immigrazione ha lanciato una nuova coalizione per spingere l'amministrazione a mantenere la rotta, avvertendo che il presidente rischia di alienarsi la base se abbandona la promessa di espellere milioni di immigrati irregolari. Dall'altra parte, leader imprenditoriali e parlamentari repubblicani avvertono che un'applicazione più dura delle norme potrebbe danneggiare settori economici chiave e allontanare fasce di elettori, inclusi quelli di origine ispanica.
I file Epstein restano un altro punto dolente. La coalizione trumpiana non ha digerito il mancato rispetto della promessa di pubblicare rapidamente tutti i documenti governativi legati al caso. Il presidente della commissione di controllo della Camera, James Comer, ha emesso questa settimana un mandato di comparizione per il procuratore generale Pam Bondi, con il voto favorevole di sei repubblicani insieme ai democratici. La questione pesa anche sulla primaria repubblicana in Kentucky, dove il deputato Thomas Massie, che guida la battaglia parlamentare per la pubblicazione dei file, affronta uno sfidante sostenuto da Trump.
L'alleanza con il movimento MAHA di Kennedy, diventato segretario alla sanità, è anch'essa sotto pressione. A febbraio Kennedy ha provocato una mini-rivolta tra i suoi seguaci appoggiando una direttiva di Trump per aumentare la produzione di un erbicida chimico che lui stesso in passato aveva definito rischioso per la salute a causa delle sue possibili qualità cancerogene. Alcuni scettici dei vaccini nel movimento lamentano inoltre quello che percepiscono come un silenzioso arretramento di Kennedy dalla sua agenda più combattiva.
Sotto traccia, scrive Politico, si apre anche un dibattito interno ai repubblicani sull'intelligenza artificiale. L'amministrazione Trump ha adottato un approccio favorevole all'industria, firmando un ordine esecutivo che impedisce ai singoli Stati di regolamentare l'IA. Ma il governatore della Florida Ron DeSantis spinge per limitare i centri dati dell'IA, sostenendo che la tecnologia potrebbe sconvolgere il mercato del lavoro. Al Senato, Josh Hawley del Missouri ha proposto nuove regolamentazioni. Se il vicepresidente JD Vance, principale sostenitore della linea pro-IA dell'amministrazione, resterà il favorito per le presidenziali del 2028, il tema potrebbe diventare centrale nella prossima primaria repubblicana.
Infine, come ha raccontato il New York Magazine, un numero crescente di giovani donne con istruzione universitaria che avevano abbracciato il movimento MAGA dopo il 2016 se ne sta allontanando, respinte da quello che considerano un sessismo sempre meno mascherato. Con indici di gradimento già negativi tra le elettrici, un'ulteriore emorragia femminile rappresenterebbe un problema serio per il presidente in vista di novembre.