L'ambasciatore americano dice che Israele ha diritto a gran parte del Medio Oriente

Mike Huckabee ha detto che sarebbe "andato bene" se Israele avesse preso tutto il Medio Oriente, salvo poi definire le proprie parole "iperbole"

L'ambasciatore americano dice che Israele ha diritto a gran parte del Medio Oriente
David Azagury/U.S. Embassy Jerusalem

L'ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee ha provocato una reazione durissima da parte di numerosi Paesi arabi e musulmani dopo aver dichiarato in un'intervista che Israele avrebbe il diritto di estendere la propria sovranità su gran parte del Medio Oriente. Le critiche sono arrivate da Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Kuwait, Oman, dalla Lega Araba e dall'Organizzazione per la Cooperazione Islamica, che in dichiarazioni separate hanno definito le sue parole estremiste, provocatorie e in contrasto con la posizione ufficiale di Washington.

Le dichiarazioni sono state rilasciate durante un'intervista con il commentatore conservatore Tucker Carlson, andata in onda venerdì. Carlson ha spinto Huckabee a esprimersi sulla promessa biblica fatta ad Abramo, che secondo il testo del Genesi riguarderebbe un territorio che si estende dal fiume d'Egitto all'Eufrate, comprendendo dunque Libano, Siria, Giordania e ampie zone dell'Arabia Saudita e dell'Iraq. Alla domanda se Israele avesse il diritto di rivendicare queste terre, Huckabee ha risposto: "Andrebbe bene se le prendessero tutte". Ha però subito aggiunto che Israele non ha intenzione di espandersi e ha diritto alla sicurezza nei territori che già controlla.

Carlson ha poi chiesto conferma che l'ambasciatore fosse favorevole all'annessione di Siria e Libano. Huckabee ha fatto un passo indietro, definendo le sue parole "in qualche modo iperboli". Ha poi precisato che, nel caso in cui Israele venisse attaccato da questi Paesi e li sconfiggesse in guerra, "sarebbe un discorso completamente diverso".

Le reazioni non si sono fatte attendere. Il ministero degli Esteri saudita ha definito le dichiarazioni di Huckabee "retorica estremista" e "inaccettabile", chiedendo al Dipartimento di Stato americano di chiarire la propria posizione. L'Egitto ha parlato di "flagrante violazione" del diritto internazionale, ribadendo che "Israele non ha sovranità sui territori palestinesi occupati né su altre terre arabe". La Giordania le ha liquidate come "assurde e provocatorie", una violazione delle norme diplomatiche e un'interferenza sulla sovranità degli Stati della regione. La Lega Araba, che rappresenta 22 nazioni arabe, ha condannato le parole dell'ambasciatore come "estremiste e prive di qualsiasi fondamento", avvertendo che servono solo a "infiammare sentimenti e alimentare emozioni religiose e nazionali" in un momento in cui gli Stati arabi si stanno riunendo nell'ambito del Board of Peace per discutere l'attuazione dell'accordo di pace a Gaza.

Anche l'Organizzazione per la Cooperazione Islamica, che riunisce 57 Paesi a maggioranza musulmana, ha preso le distanze dalle parole di Huckabee, definendole "un invito inaccettabile all'espansione di Israele basato su una narrativa storica e ideologica falsa e rigettata", e avvertendo che tali dichiarazioni rischiano di alimentare l'estremismo e incoraggiare Israele a procedere con insediamenti illegali e tentativi di annessione.

La vicenda si inserisce in un contesto già teso. Né Israele né il governo americano hanno rilasciato dichiarazioni immediate in risposta alle critiche. Huckabee, pastore battista ordinato e sostenitore convinto dello Stato ebraico, ha posizioni da tempo in contrasto con la tradizionale politica estera americana in Medio Oriente: si è sempre opposto alla soluzione a due Stati, rifiuta di definire la presenza israeliana in Cisgiordania come un'occupazione, e usa il nome biblico "Giudea e Samaria" per riferirsi a quel territorio. Nel 2008 era arrivato a mettere in discussione l'identità palestinese stessa.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato che non permetterà a Israele di annettere la Cisgiordania, una posizione apparentemente in contrasto con quelle espresse dal suo ambasciatore. L'Autorità Palestinese ha sottolineato questa contraddizione, osservando su X che le parole di Huckabee "contraddicono il rifiuto di Trump all'annessione della Cisgiordania".

L'intervista con Carlson non si è limitata alla questione dei confini. Huckabee ha poi replicato pubblicamente al commentatore in una serie di post su X/Twitter, accusandolo di aver diffuso affermazioni false e non verificate durante il colloquio, tra cui la pretesa che il presidente israeliano Isaac Herzog avesse visitato l'isola di Epstein. Carlson, nelle prime ore di domenica, ha ritrattato quell'accusa, dichiarando di non avere informazioni concrete a sostegno e scusandosi formalmente con Herzog. Huckabee ha commentato che Carlson "potrebbe aver bisogno di parlare con i suoi avvocati", citando il rischio di una denuncia per diffamazione.

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