La risposta democratica allo Stato dell'Unione di Trump tradotta integralmente

La neo governatrice della Virginia, Abigail Spanberger, ha pronunciato la risposta democratica al discorso sullo Stato dell’Unione di Trump. Anche questo intervento è stato da noi tradotto integralmente.

La risposta democratica allo Stato dell'Unione di Trump tradotta integralmente
Fonte: account X di Abigail Spanberger

La governatrice della Virginia Abigail Spanberger è intervenuta questa notte pronunciando la risposta democratica al discorso sullo Stato dell’Unione tenuto al Congresso dal presidente Donald J. Trump. Di seguito proponiamo la traduzione integrale del suo intervento.


Buonasera e benvenuti nella storica Williamsburg.

Siamo riuniti qui, nella Camera della House of Burgesses. Nel 1705 il popolo della colonia della Virginia si riunì in questo luogo per assumersi lo straordinario compito di governarsi autonomamente. Prima della Dichiarazione d’Indipendenza, prima della Costituzione, prima ancora di una Carta dei diritti, c’erano le persone in questa sala. Coloro che qui servirono sognavano una nuova Nazione, una Nazione che il mondo non aveva mai visto. Gli Stati Uniti nacquero dall’idea che persone comuni potessero opporsi agli inaccettabili eccessi di un cattivo governo, unirsi per pretendere istituzioni migliori e costruire un Paese capace di essere esempio per il mondo.

E quest’anno, mentre celebriamo i 250 anni da quando l’America ha dichiarato la propria indipendenza dalla tirannia, non credo vi sia luogo più adatto per rivolgermi a voi mentre riflettiamo sullo stato della nostra Unione.

Stasera, osservando i nostri legislatori riuniti in sessione congiunta del Congresso, non abbiamo ascoltato la verità da parte del nostro Presidente.

Parliamo dunque con franchezza e onestà. E permettetemi di porre a voi — al popolo americano che ci segue da casa — 3 domande: il Presidente sta lavorando per rendere la vita più accessibile per voi e per le vostre famiglie? Sta lavorando per mantenere l’America al sicuro, dentro e fuori i nostri confini? Sta lavorando davvero per voi?

Quando l’anno scorso ho condotto la campagna per diventare Governatore, ho viaggiato in ogni angolo della Virginia e ovunque ho ascoltato la stessa pressante preoccupazione: i prezzi sono troppo alti — per la casa, per l’assistenza sanitaria, per l’energia, per la cura dei figli.

E so che queste stesse conversazioni si ripetono in tutto il Paese, perché da quando il Presidente è entrato in carica lo scorso anno, le sue sconsiderate politiche commerciali hanno imposto alle famiglie americane un costo aggiuntivo di oltre 1.700 dollari ciascuna a causa dei dazi. Le piccole imprese hanno sofferto, gli agricoltori hanno sofferto. Alcuni hanno perso l’accesso a interi mercati. Ogni giorno gli americani ne stanno pagando il prezzo.

E anche se 4 giorni fa la Corte Suprema ha bocciato quei dazi, il danno per noi — per il popolo americano — era già stato fatto. Nel frattempo, il Presidente sta preparando nuovi dazi: un’altra enorme tassa che ricadrà su di voi e sulle vostre famiglie.

E i Repubblicani al Congresso? Continuano a dimostrare di non voler esercitare la loro autorità costituzionale per fermarlo. Stanno rendendo la vostra vita più difficile, più costosa, e persino più complicato l’accesso alle cure mediche.

Le cliniche nelle aree rurali della Virginia e in tutto il Paese stanno chiudendo a causa del cosiddetto “One Big Beautiful Bill”, sostenuto dal Presidente e dai Repubblicani al Congresso. E stasera il Presidente ha celebrato proprio quella legge: la stessa che mette a rischio gli ospedali rurali, priva milioni di americani dell’assistenza sanitaria e fa aumentare i costi dell’energia e delle abitazioni, mentre vengono tagliati programmi che garantiscono cibo ai bambini in difficoltà.

Qui in Virginia, invece, sto lavorando con i nostri legislatori per abbassare i prezzi e rendere il Commonwealth più accessibile per tutti.

E non sono la sola. I Democratici in tutto il Paese sono fortemente impegnati sul tema dell’accessibilità ai beni e ai servizi, tanto a Washington quanto nelle capitali dei singoli Stati e nelle comunità di tutta l’America.

Nella Nazione più innovativa e straordinaria della storia, gli americani meritano di sapere che i loro leader sono concentrati sui problemi che li tengono svegli la notte: questioni che determinano dove puoi permetterti di vivere, se puoi avviare un’impresa o se devi rinunciare a comprare le medicine per poter acquistare il cibo.

Per questo lo chiedo di nuovo: il Presidente sta lavorando per rendere la vita più sostenibile per voi e per le vostre famiglie? Tutti noi conosciamo la risposta: no.

Sono cresciuta in una famiglia in cui il servizio agli altri era la norma: mia madre era infermiera, mio padre poliziotto. Ho iniziato la mia carriera seguendo le sue orme, come agente federale, occupandomi di riciclaggio di denaro e traffico di stupefacenti. Ho lavorato al fianco delle forze dell’ordine locali e statali per mantenere sicure le nostre comunità, nel rispetto e nell’applicazione della legge.

Chi indossa una divisa sa che investigare sui crimini, assistere le vittime ed effettuare arresti è una responsabilità profonda. Significa costruire fiducia, e questo richiede un forte senso del dovere e un impegno costante verso la comunità.

Eppure il nostro Presidente ha inviato agenti federali scarsamente addestrati nelle nostre città, dove hanno arrestato e trattenuto cittadini americani e persone che aspirano a diventarlo, spesso senza mandato. Hanno separato madri dai loro bambini, trasferito minori in lontani centri di detenzione e, in alcuni casi, operato nelle nostre strade con esiti tragici. Lo hanno fatto con il volto coperto da maschere, sottraendosi alla responsabilità pubblica.

Ogni minuto speso a diffondere paura è un minuto sottratto all’indagine su omicidi, ai crimini contro i minori o alla lotta contro chi truffa gli anziani privandoli dei risparmi di una vita.

Il nostro Presidente ci ha detto stasera che noi siamo più sicuri. Perché questi agenti arrestano madri e trattengono bambini? Pensate a questo: il nostro problematico sistema sull'immigrazione è qualcosa che va sistemato, non una scusa per agenti che si sottraggono a qualunque responsabilità per terrorizzare le nostre comunità.

Dopo il mio servizio nelle forze dell’ordine, ho proseguito la mia carriera come agente della CIA, operando sotto copertura per proteggere gli Stati Uniti e i nostri alleati da minacce globali, dal terrorismo, dalla proliferazione nucleare e dall’aggressione di nazioni avversarie.

Eppure, mentre questa sera il Presidente elencava quelli che definisce i suoi successi, continua a cedere terreno economico e vantaggio tecnologico alla Russia, a mostrarsi accomodante verso la Cina, a piegarsi alle pressioni del dittatore russo e a ventilare l’ipotesi di un conflitto con l’Iran.

Questa è la realtà: nell’ultimo anno, attraverso il cosiddetto dipartimento DOGE, i licenziamenti indiscriminati e la nomina di persone profondamente inadeguate in ruoli chiave della nostra Nazione, il Presidente ha messo a rischio la storica posizione degli Stati Uniti come forza per il bene nel mondo.

Dunque, vi domando di nuovo: il Presidente sta lavorando per tenere al sicuro l'America, all'interno e all'estero? Noi tutti sappiamo che la risposta è no.

Nel suo discorso di questa sera, il Presidente ha fatto ciò che fa di consueto: ha travisato i fatti, cercato scappatoie e spostato l’attenzione altrove. Non ha offerto soluzioni concrete alle sfide più urgenti che il nostro Paese deve affrontare — molte delle quali, anzi, le sue stesse scelte stanno aggravando.

Cerca di dividerci, di alimentare rabbia e contrapposizioni, di metterci gli uni contro gli altri — vicini contro vicini — e talvolta ci riesce. Per questo dobbiamo chiederci: chi trae beneficio dalla sua retorica, dalle sue politiche, dalle sue azioni, dalle poche leggi approvate da questo Congresso a maggioranza repubblicana? Qualcuno ne beneficia, certamente.

Si avvantaggiano lui stesso, la sua famiglia, i suoi alleati. La portata delle accuse di conflitto di interessi e di opacità è senza precedenti: dalle controversie sui cosiddetti “file Epstein” alle operazioni nel settore delle criptovalute, dai rapporti con leader stranieri ai favori concessi a grandi finanziatori, fino all’uso del proprio nome e della propria immagine su edifici nella capitale della nostra Nazione.

Non è questo lo spirito con cui i nostri Padri fondatori immaginarono la Repubblica — nemmeno lontanamente.

Pertanto, vi domando di nuovo: il Presidente sta lavorando per voi? Noi tutti sappiamo che la risposta è no.

Tuttavia, questa è la forza straordinaria dell’America: nel nostro 250esimo anniversario sappiamo, meglio di qualunque altra Nazione, cosa sia possibile quando i cittadini comuni — come coloro che proprio in questa sala osarono sognare — rifiutano l’inaccettabile e chiedono di più al proprio Governo.

Lo vediamo negli studenti che organizzano marce in tutto il Paese, le cui voci stanno diventando così forti da spingere perfino il Governatore del Texas a tentare di limitarle. Lo vediamo nel coraggio dei cittadini del Minnesota che difendono le loro comunità, protestando pacificamente con temperature sotto lo zero e organizzandosi per accompagnare i bambini a scuola con sistemi di condivisione dell’auto, affinché i loro genitori migranti non vengano fermati o separati da loro nei parcheggi delle scuole.

Come madre di tre figlie in età scolastica io sono ispirata dal loro coraggio, ma sono disgustata dal fatto che questo sia necessario.

E americani in tutto il Paese stanno reagendo: vanno alle urne per respingere questo caos. Con il loro voto stanno scrivendo una nuova pagina, una storia fatta di maggiore speranza. A novembre ho vinto le elezioni con un margine di 15 punti, e abbiamo conquistato 13 nuovi seggi nella nostra legislatura statale. È successo perché i cittadini hanno deciso di volere qualcosa di diverso.

La nostra campagna ha raccolto consensi tra democratici, repubblicani, indipendenti e molti altri. Perché sapevano di poter pretendere di più come cittadini, di poter votare in base a ciò che ritengono davvero importante, senza sentirsi vincolati a un partito o a un’etichetta politica.

E questo sta accadendo in tutto il Paese. Nel New Jersey, Mikie Sherrill è stata eletta Governatrice con un margine a doppia cifra. I Democratici stanno conquistando seggi in Stati come Georgia, Iowa, Mississippi e Texas — e l’elenco continua.

Americani comuni si stanno assumendo la responsabilità di candidarsi, nello spirito dei nostri Padri fondatori. Si mettono in gioco per chiedere di più e fare di più per i loro vicini e per le loro comunità.

Conosco bene questa storia. Mi sono candidata per la prima volta nel 2018, insieme a decine di altri democratici che riuscirono in ciò che allora sembrava impossibile: conquistare quarantuno seggi al Congresso. Nel mio caso, sono stata la prima democratica eletta nel mio distretto, ribaltandone l’orientamento con un margine di diciassette punti.

Coloro che adesso si stanno candidando vinceranno in Novembre perché gli Americani, voi che ci seguite da casa, sapete di poter pretendere di più — e noi stiamo lavorando per abbassare i prezzi, per mantenere sicure le nostre comunità e il nostro Paese, e per lavorare al vostro fianco e nel vostro interesse.

Nel suo discorso d’addio, George Washington ci mise in guardia dal rischio che, cito, "uomini astuti, ambiziosi e privi di principi" potessero salire al potere. Ma ci esortò anche, tutti noi americani, a unirci in una causa comune per far progredire questa Nazione.

Questa è ancora oggi la nostra responsabilità, ed è ciò che vediamo accadere in tutto il Paese. È profondamente americano, profondamente patriottico, agire in questo modo. È così che garantiamo che lo stato della nostra Unione rimanga solido — non solo quest’anno, ma per i prossimi 250 anni. Perché noi, il popolo, abbiamo il potere di cambiare le cose, di difendere ciò che è giusto, di chiedere di più alla nostra Nazione.

Che Dio benedica il Commonwealth della Virginia e che Dio benedica gli Stati Uniti d’America.


Qui sotto il video integrale della risposta democratica al discorso sullo Stato dell'Unione di Trump.

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