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La guerra alla droga di Trump scende sul terreno: soldati americani nei raid in Ecuador
Soldati americani collaborano ad una operazione antidroga in Ecuador. Credito: polizia ecuadoregna.
Sicurezza e Difesa 114 min di lettura

La guerra alla droga di Trump scende sul terreno: soldati americani nei raid in Ecuador

Cinquanta militari statunitensi hanno affiancato la polizia ecuadoriana nei blitz di Guayaquil contro una rete legata al cartello di Jalisco. Per un esperto di sicurezza non si era visto nulla di simile neppure durante la Guerra Fredda.

Giovedì 24 settembre, a Guayaquil e in altre località dell’Ecuador, 50 militari statunitensi hanno affiancato oltre 300 poliziotti ecuadoriani in una serie di raid contro una rete che, secondo le autorità locali, è legata al Cartello Jalisco Nuova Generazione, tra i più potenti del Messico. Gli arrestati sono stati 36 ed il giorno successivo un giudice ha disposto per tutti la custodia cautelare. All’operazione hanno partecipato anche la DEA, l’agenzia antidroga statunitense, e reparti delle Forze Speciali.

Nelle immagini diffuse dal Ministro dell’Interno, poliziotti ecuadoriani entrano in un’abitazione di un quartiere benestante di Guayaquil insieme a militari statunitensi con il volto coperto. La loro presenza nei raid mostra quanto sia diventato diretto il coinvolgimento delle Forze Armate americane nella lotta al narcotraffico in America Latina, come ha raccontato il Wall Street Journal.

Il giorno prima, nella provincia costiera di Manabí, soldati ecuadoriani avevano ucciso un uomo noto come “Charlie” e due persone addette alla sua sicurezza in un’operazione condotta, secondo Quito, in collaborazione con il Comando Sud statunitense. Per le autorità ecuadoriane, Charlie apparteneva ai Choneros, una delle principali organizzazioni criminali del Paese, e aveva legami anche con il Cartello di Jalisco. “Avevamo detto: o il carcere o l’inferno. Questo in carcere non ci è arrivato”, ha dichiarato in un video il Ministro della Difesa Gian Carlo Loffredo. Il Comando Sud si è congratulato con le forze ecuadoriane, senza precisare quale ruolo abbiano avuto quelle americane nell’operazione.

Stati Uniti ed Ecuador
I militari americani partecipano ai raid in Ecuador: la guerra ai cartelli arriva nelle città
Giovedì 24 settembre cinquanta militari del Comando Sud hanno affiancato più di 320 poliziotti ecuadoriani nei raid contro una rete legata al Cartello Jalisco Nuova Generazione. In un anno Washington è passata dagli attacchi in mare alle operazioni sul territorio dell’Ecuador.
All’alba del 24 settembre
Otto località in tre province: Guayas, Los Ríos ed El Oro
320+
poliziotti ecuadoriani
50
militari del Comando Sud degli Stati Uniti, con agenti della DEA
36
arrestati, tutti in custodia cautelare
Località dei raid:
Località dei raid Province coinvolte Manta, 23 settembre: ucciso «Charlie»
Secondo il ministro dell’Interno John Reimberg, la rete riceveva cocaina dalla Colombia e la spediva via mare dai porti di Guayaquil e Machala.
La rete riceveva la cocaina dalla Colombia e la spediva via mare verso nord e verso l’Europa
Percorsi indicativi ricostruiti dalle dichiarazioni delle autorità ecuadoriane: dai porti di Guayaquil e Machala le partite erano dirette in America centrale, negli Stati Uniti e in Europa.
Ecuador Colombia Rotte via mare Ingresso via terra
322milioni $
valore dei sequestri collegati alla rete, secondo il ministro dell’Interno
8mesi
di indagini, condotte con la cooperazione degli Stati Uniti
In un anno le forze americane sono passate dagli attacchi in mare ai raid nelle città ecuadoriane
Livello di coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, da settembre 2025 a settembre 2026. I cerchi vuoti segnano le obiezioni. Tocca un evento per leggerlo.
«Quello che vediamo in Ecuador non ha precedenti, nemmeno durante la Guerra fredda»
Adam Isacson, esperto di sicurezza del Washington Office on Latin America
In un anno gli attacchi americani alle imbarcazioni hanno ucciso 234 persone, due su tre nel Pacifico
Morti negli attacchi contro presunte imbarcazioni di narcotrafficanti, totale progressivo mese per mese. Il conteggio comprende 17 dispersi dati per morti. Tocca il grafico per leggere i valori.
234
morti dal 2 settembre 2025 al 18 settembre 2026, in 70 attacchi annunciati dal Comando Sud
Pacifico orientale 157Caraibi 77
Il punto
Gli attacchi sono iniziati nei Caraibi. Da ottobre 2025 si sono estesi al Pacifico orientale, la rotta che passa al largo di Colombia ed Ecuador, dove oggi si contano i due terzi delle vittime. Sono operazioni distinte dalle intercettazioni di queste settimane, in cui alcuni equipaggi sono stati fermati prima della distruzione dei mezzi.
In sette anni l’Ecuador è diventato il Paese più violento del Sud America
Omicidi ogni 100.000 abitanti, 2018–2025. La linea tratteggiata indica la mediana di America Latina e Caraibi nel 2025.
5,7
omicidi ogni 100.000 abitanti nel 2018
50,9
nel 2025, il valore più alto mai registrato nel Paese
Il punto
Nel 2024 Los Ríos ed El Oro, due delle tre province dei raid, avevano i tassi di omicidio più alti del Paese: 84,1 e 78,9 ogni 100.000 abitanti. «Nessuno Stato da solo può sconfiggere un nemico che non conosce confini», ha detto Noboa all’Assemblea generale dell’ONU.
FontiMinistero dell’Interno, Ministero della Difesa e Procura generale dell’Ecuador; Comando Sud degli Stati Uniti (annunci dei singoli attacchi, elaborazione FocusAmerica, dati al 18 settembre 2026); InSight Crime; Osservatorio ecuadoriano sulla criminalità organizzata (OECO); Consiglio nazionale elettorale dell’Ecuador; Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti; New York Times; Wall Street Journal.
NoteLe rotte sono indicative. Coordinate delle località approssimate al centro abitato. Confini: Natural Earth.

Una collaborazione sempre più stretta

Gli Stati Uniti forniscono da tempo ai governi latinoamericani informazioni di intelligence, equipaggiamenti e addestramento. Secondo Adam Isacson, esperto di sicurezza del Washington Office on Latin America, vedere militari americani partecipare ai raid locali segna però un cambiamento netto rispetto al passato. “Quello che vediamo in Ecuador non ha precedenti, nemmeno durante la Guerra fredda”, ha detto. Se questa collaborazione diventasse un modello per la regione, ha aggiunto, le truppe statunitensi potrebbero trovarsi “molto vicine al combattimento, o direttamente coinvolte”.

Le operazioni congiunte avevano già suscitato interrogativi a Washington. A maggio venti deputati democratici, guidati da Jesús García, Greg Casar e Sara Jacobs, avevano chiesto al Segretario alla Difesa Pete Hegseth di sospenderle e chiarirne la base legale. La richiesta seguiva un’inchiesta del New York Times secondo cui uno dei siti bombardati a marzo sembrava essere un allevamento, senza legami accertati con il narcotraffico.

La collaborazione si estende anche al mare. Nelle ultime settimane le forze statunitensi hanno intercettato e distrutto nel Pacifico diverse imbarcazioni che, secondo Washington, sostenevano il traffico di droga ed in alcuni casi gli equipaggi sono stati fermati prima della distruzione dei mezzi. Sono operazioni distinte dagli attacchi contro presunte imbarcazioni di narcotrafficanti nei Caraibi e nel Pacifico, che dall’avvio della campagna, nel settembre 2025, hanno ucciso più di 230 persone.

Il presidente ecuadoregno Daniel Noboa chiede da tempo maggiore sostegno internazionale contro le organizzazioni criminali. “Nessuno Stato da solo può sconfiggere un nemico che non conosce confini”, ha detto questa settimana all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Per il suo governo, la presenza americana è quindi parte integrale della risposta alla violenza che ha investito l’Ecuador.

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