La "Donroe Doctrine" di Trump minaccia l'ordine mondiale
Dopo l'operazione militare in Venezuela, il presidente americano rivendica il controllo dell'emisfero occidentale e prende di mira Groenlandia, Colombia e Cuba. Alleati e avversari temono una nuova era di sfere d'influenza.
La cattura di Nicolás Maduro a Caracas sabato scorso ha segnato un punto di svolta nella politica estera americana. Il presidente Trump ha coniato il termine "Donroe Doctrine" per descrivere la sua visione dell'emisfero occidentale come zona di esclusiva influenza statunitense, un riferimento alla Dottrina Monroe del 1823 che impediva alle potenze europee di colonizzare le Americhe. Ma questa volta l'obiettivo è espellere Cina, Russia e Iran dalla regione, con metodi che stanno allarmando sia gli alleati che gli avversari degli Stati Uniti.
L'operazione militare in Venezuela, che Trump ha seguito in diretta come se fosse "un programma televisivo", ha dato il via a una settimana di minacce sempre più aggressive. Il presidente ha avvertito che la Colombia "è governata da un uomo malato che ama produrre cocaina e venderla agli Stati Uniti" e che il suo leader, Gustavo Petro, "non lo farà ancora per molto". Quando gli è stato chiesto se gli Stati Uniti potrebbero lanciare un'operazione militare in Colombia, Trump ha risposto: "Mi sembra una buona idea". Ha anche affermato che Cuba "sembra pronta a cadere" e che gli Stati Uniti "dovranno fare qualcosa" riguardo al Messico per fermare i cartelli della droga.
La Groenlandia rappresenta forse la sfida più seria all'ordine internazionale. L'isola artica, territorio autonomo della Danimarca, è diventata un'ossessione per Trump, che ne rivendica il controllo strategico. "È così strategica in questo momento", ha dichiarato il presidente, sostenendo che "la Groenlandia è coperta di navi russe e cinesi dappertutto". Stephen Miller, vice capo dello staff della Casa Bianca, è stato ancora più esplicito in un'intervista alla CNN: "Siamo una superpotenza. E sotto il presidente Trump, ci comporteremo come una superpotenza. Nessuno combatterà militarmente gli Stati Uniti per il futuro della Groenlandia".
Queste dichiarazioni hanno suscitato reazioni durissime in Europa. La prima ministra danese Mette Frederiksen ha avvertito che un attacco militare americano a un altro paese della NATO "farebbe finire tutto, inclusa la NATO e quindi la sicurezza che è stata stabilita dalla fine della Seconda guerra mondiale". Sette paesi europei hanno rilasciato una dichiarazione congiunta affermando che la sovranità e l'integrità territoriale della Groenlandia, come parte della Danimarca, sono protette dalla Carta delle Nazioni Unite. Nicholas Burns, ex ambasciatore americano alla NATO, ha definito la disputa sulla Groenlandia "un errore colossale".
La strategia di Trump va oltre la retorica. Mercoledì la Guardia Costiera americana ha sequestrato una petroliera battente bandiera russa nel Nord Atlantico, accusandola di violare le sanzioni americane sul petrolio venezuelano. Mosca ha denunciato il sequestro come "vera e propria pirateria". L'operazione è avvenuta mentre navi militari russe, incluso un sottomarino, operavano nelle vicinanze, rendendo l'episodio uno dei confronti diretti più significativi tra forze americane e russe degli ultimi anni.
Il Venezuela è diventato il laboratorio di questa nuova dottrina. Trump ha annunciato che Caracas consegnerà tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio sanzionato agli Stati Uniti, per un valore fino a due miliardi di dollari. Il segretario all'Energia Chris Wright ha dichiarato che gli Stati Uniti devono controllare le vendite di petrolio e i ricavi del Venezuela "indefinitamente" per ottenere i cambiamenti desiderati nel paese. L'amministrazione ha anche ordinato al governo venezuelano ad interim di recidere i legami economici con la Cina.
La Cina è infatti il bersaglio principale di questa strategia. Pechino acquistava circa 400.000 barili al giorno di petrolio venezuelano l'anno scorso, oltre il 50% delle esportazioni totali del paese. Bob McNally, presidente del gruppo di consulenza Rapidan Energy Group ed ex funzionario della Casa Bianca, ha spiegato: "Questo è più che reindirizzare barili originariamente diretti alle raffinerie cinesi. Segnala l'intenzione del presidente Trump di espellere Cina, Russia e Iran dalle loro profonde posizioni in Venezuela".
L'approccio di Trump comporta rischi significativi per le aziende americane. Le compagnie petrolifere come Exxon Mobil e Chevron, che hanno enormi investimenti in Cina e contratti di fornitura di gas naturale liquefatto con acquirenti cinesi, potrebbero subire ritorsioni. Entrambe le aziende gestiscono impianti petrolchimici e joint venture in territorio cinese. Ian Bremmer, fondatore e presidente dell'Eurasia Group, ha avvertito nel suo bollettino settimanale che "il rischio di eccesso della politica americana è alto, specialmente ora che Trump ha un'operazione riuscita alle spalle" e potrebbe essere "tentato di raddoppiare ciò che ha funzionato finora".
L'aggressività americana sta anche minando le capacità diplomatiche degli Stati Uniti. A dicembre, l'amministrazione Trump ha smantellato l'U.S. Agency for International Development e ridimensionato il Dipartimento di Stato. L'U.S. Institute of Peace, un importante centro studi sui conflitti internazionali, è stato sequestrato dal Dipartimento per l'Efficienza Governativa e il suo personale licenziato. Poco prima di Natale, circa trenta ambasciatori sono stati richiamati dai loro incarichi per presunte accuse di insufficiente lealtà alle priorità "America First" del presidente. Keith Mines, ex diplomatico di carriera ed ex vice-presidente per l'America Latina dell'istituto, ha definito "sbalorditivo" questo smantellamento dell'intera architettura diplomatica.
I leader di Brasile, Cile, Colombia, Messico, Uruguay e Spagna hanno denunciato congiuntamente l'intervento americano in Venezuela come violazione del diritto internazionale. "Tali azioni costituiscono un precedente estremamente pericoloso per la pace e la sicurezza regionale e per l'ordine internazionale basato su regole", hanno scritto in una dichiarazione. Gli europei temono pubblicamente che Trump stia "andando per conto suo" e non sia più vincolato dalle convenzioni internazionali.
Alcuni esperti vedono in questa strategia l'emergere di un nuovo ordine mondiale diviso in tre sfere d'influenza, con Stati Uniti, Russia e Cina che controllano ciascuno le proprie regioni con l'uso della forza. Stefan Wolff, esperto di sicurezza internazionale dell'Università di Birmingham, ha avvertito: "Se gli Stati Uniti possono agire con impunità in quello che considerano il loro cortile di casa, cosa significa questo per l'ambizione di Vladimir Putin in Ucraina o per l'ambizione di Xi Jinping di riunire Taiwan con la Cina continentale, se necessario con la forza?". Douglas Lute, generale in pensione a tre stelle ed ex ambasciatore americano alla NATO, ha previsto che "gli alleati europei saranno sempre più riluttanti a dipendere dagli Stati Uniti, come hanno fatto per quasi ottant'anni".
L'amministrazione Trump ha anche rivolto minacce all'Iran. Il giorno prima dell'operazione in Venezuela, il presidente ha avvertito su Truth Social che le forze americane erano "pronte all'azione" e preparate a intervenire se la teocrazia avesse usato la forza letale contro le manifestazioni antigovernativi pacifiche scoppiate in tutto il paese. L'account Farsi del Dipartimento di Stato ha pubblicato un altro avvertimento con una foto in bianco e nero di Trump, del segretario di Stato Marco Rubio e del capo della CIA John Ratcliffe mentre osservavano l'operazione in Venezuela. In grandi lettere rosse, il messaggio in persiano recitava: "Non giocate con il presidente Trump".
Le affermazioni di Trump di essere un "presidente di pace" sono messe in discussione dai fatti. Lo scorso dicembre, il Dipartimento di Stato ha giustificato la ridenominazione dell'istituto per la pace in onore del "più grande negoziatore della storia della nostra nazione". Rubio ha scritto su X: "Il presidente Trump sarà ricordato dalla storia come il Presidente della Pace". Tuttavia, nell'ultimo anno Trump ha commissionato oltre 620 raid aerei in sette paesi su tre continenti, secondo il progetto Armed Conflict Location and Event Data. Tra febbraio e dicembre, gli Stati Uniti hanno colpito obiettivi in Somalia più di cento volte. In giugno, l'operazione Midnight Hammer ha sganciato per la prima volta bombe bunker-busting su tre impianti nucleari iraniani. Da settembre, l'operazione Southern Spear ha colpito circa 35 imbarcazioni nei Caraibi e nell'Oceano Pacifico orientale, uccidendo più di cento persone. In confronto, il presidente Joe Biden ha ordinato 71 raid aerei in meno durante l'intero suo mandato di quattro anni.
Alex Shephard di The New Republic ha sottolineato un aspetto inquietante della strategia di Trump: il presidente sembra considerare le operazioni militari come intrattenimento televisivo. Nella sua telefonata a Fox News dopo l'operazione in Venezuela, Trump ha esclamato entusiasta: "Non ho mai visto niente del genere. Sono stato in grado di guardarlo in tempo reale, letteralmente come se stessi guardando un programma televisivo. E se aveste visto la velocità, la violenza... È stato semplicemente incredibile".
La conclusione è che Trump sta ridisegnando l'ordine mondiale post-Seconda guerra mondiale con una combinazione di forza militare e minacce sempre più audaci. Se questa strategia porterà alla stabilità che promette o a una nuova era di conflitti e instabilità rimane una domanda aperta. Quello che è certo è che alleati e avversari stanno prendendo molto seriamente le parole e le azioni del presidente americano.