La California verso il referendum sulla patrimoniale sui miliardari

I sostenitori dell'iniziativa, promossa da un sindacato sanitario per compensare i tagli alla sanità federale, hanno superato la soglia delle 875 mila firme necessarie per il voto di novembre.

Share
La California verso il referendum sulla patrimoniale sui miliardari
Anders Eidesvik

La California si prepara a votare a novembre su una tassa una tantum del 5% sui patrimoni dei miliardari residenti nello Stato. Secondo quanto rivelato in esclusiva dal Wall Street Journal, i promotori dell'iniziativa hanno raccolto oltre 1,5 milioni di firme, ben al di sopra della soglia di 875 mila richiesta per portare la misura sulla scheda elettorale. Le firme dovranno ora essere conteggiate e verificate dagli uffici elettorali delle contee, prima di essere trasmesse al segretario di Stato della California. I responsabili della campagna confidano che il margine raccolto sarà sufficiente anche scartando le firme illeggibili o non valide.

Il meccanismo della tassa è semplice nella struttura ma inedito nella sostanza. Si tratta di un prelievo una tantum, da pagare una sola volta e non ogni anno, pari al 5% del patrimonio netto complessivo della persona. La tassa quindi non colpisce il reddito o i guadagni dell'anno ma il valore totale dei beni posseduti, dalle azioni alle proprietà immobiliari, dalle partecipazioni in aziende ai conti bancari. Si applica a chi era residente in California al primo gennaio di quest'anno e ha un patrimonio pari o superiore a un miliardo di dollari al 31 dicembre. Il sindacato che ha promosso la misura stima che siano circa 200 le persone interessate. Diversi economisti la definiscono una tassa senza precedenti negli Stati Uniti moderni. Proprio questa caratteristica, applicata al patrimonio e non al reddito, la rende esposta a probabili battaglie legali.

La proposta è stata avanzata dal Service Employees International United Healthcare Workers West, sindacato che rappresenta oltre 120 mila lavoratori della sanità. L'obiettivo dichiarato è compensare i tagli ai finanziamenti sanitari contenuti nella legge fiscale e di spesa approvata l'anno scorso dal presidente Trump, la cosiddetta One, Big, Beautiful Bill Act. Secondo le stime del dipartimento della salute californiano, lo Stato perderà oltre 28 miliardi di dollari l'anno in fondi federali quando la legge sarà pienamente operativa, con più di tre milioni di persone che potrebbero perdere la copertura sanitaria.

Le proiezioni sul gettito divergono sensibilmente. Il sindacato stima che la tassa possa raccogliere circa 100 miliardi di dollari. Un'analisi della California Tax Foundation, organizzazione che non prende posizione sulle leggi statali, calcola al contrario che la misura ridurrebbe le entrate dello Stato di una cifra compresa tra 3,53 e 4,49 miliardi di dollari l'anno per via della partenza dei miliardari e degli effetti economici a catena. L'ufficio indipendente di analisi legislativa della California prevede invece decine di miliardi di entrate una tantum, con un costo annuale di centinaia di milioni se alcuni miliardari lasceranno lo Stato.

Il fronte degli oppositori è ampio e ben finanziato. Il governatore Gavin Newsom è contrario alla tassa e ha avvertito che potrebbe innescare un esodo dei più ricchi, sui cui redditi le casse statali fanno largo affidamento. Magnati della Silicon Valley, tra cui il cofondatore di Google Sergey Brin, hanno investito decine di milioni di dollari a sostegno di iniziative referendarie alternative che mirano a smontare parti della proposta. Tra queste c'è una misura che vieterebbe le tasse retroattive e nuove imposte sulla proprietà personale, inclusi risparmi pensionistici, azioni, obbligazioni e proprietà intellettuale. La concorrenza tra petizioni ha fatto lievitare i costi della raccolta firme, con le campagne sostenute da Brin che hanno pagato i raccoglitori oltre 15 dollari per ogni firma valida, una cifra insolitamente alta.

Sul fronte dei sostenitori ci sono il senatore indipendente del Vermont Bernie Sanders e il deputato democratico della California Ro Khanna. Anche Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, ha dichiarato di essere "perfettamente d'accordo" con la tassa, incoraggiando di recente altri miliardari a trasferirsi in California. Il presidente del sindacato Dave Regan ha collegato direttamente l'iniziativa ai tagli a Medicaid, che entreranno in vigore dopo le elezioni di metà mandato. In una nota Regan ha affermato che senza coprire il buco di finanziamento aumenteranno la disoccupazione nel settore sanitario, il numero di californiani malati e i premi assicurativi privati, aggiungendo che l'iniziativa nasce non come dichiarazione politica sulle disuguaglianze ma per risolvere un problema concreto e immediato. Suzanne Jimenez, portavoce della coalizione Billionaire Tax Now, ha dichiarato che con il deposito delle firme "Davide avrà vinto il primo round contro Golia".

Un sondaggio pubblicato il mese scorso dall'UC Berkeley Institute of Government Studies mostra un elettorato favorevole ma non a valanga: il 52% dei votanti californiani è orientato a sostenere la tassa, il 33% si oppone e il 15% è indeciso. La campagna pubblicitaria contraria probabilmente dipingerà l'iniziativa come un disastro fiscale di lungo periodo per uno Stato che dipende fortemente dalle imposte sui redditi dei più ricchi.

L'iniziativa californiana si inserisce in un'ondata più ampia di tassazione mirata ai redditi alti negli Stati a guida democratica. A marzo lo Stato di Washington ha approvato una nuova imposta del 9,9% sui redditi superiori al milione di dollari, in vigore dal 2028. Il Maine ha recentemente introdotto una sovrattassa del 2% sui redditi oltre il milione. La governatrice di New York Kathy Hochul ha proposto la scorsa settimana una tassa sui pied-à-terre della città di New York di valore pari o superiore a 5 milioni di dollari, proposta subito sostenuta dal sindaco Zohran Mamdani. A livello federale, Sanders e Khanna hanno presentato a marzo una proposta di legge per applicare ogni anno una tassa del 5% sui patrimoni dei miliardari americani. Ad aprile la deputata dell'Illinois Delia Ramirez e il senatore del Massachusetts Edward Markey hanno depositato un'ulteriore proposta che limiterebbe l'accesso alle aliquote ridotte sui guadagni in conto capitale di lungo termine e sui dividendi ai contribuenti con redditi sotto il milione di dollari.

Focus America non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.