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Kushner discute di Nord Stream con Mosca, il Senato chiede a Trump di applicare le sanzioni
Kirill Dmitriev accoglie Steve Witkoff e Jared Kushner all’aeroporto Vnukovo di Mosca, il 5 settembre 2026. Credito: Daniel Torok / Casa Bianca — fotografia ufficiale del governo degli Stati Uniti.
Politica estera 62 min di lettura

Kushner discute di Nord Stream con Mosca, il Senato chiede a Trump di applicare le sanzioni

Secondo Reuters il genero di Trump ha discusso con l'inviato di Putin, Kirill Dmitriev l'ingresso di un investitore americano nella società che gestisce i gasdotti Nord Stream. I senatori Shaheen e Wicker chiedono invece di applicare la nuova legge sulle sanzioni alla Russia prima del 18 ottobre.

Jared Kushner, inviato speciale e genero del presidente Donald Trump, ha discusso con Kirill Dmitriev, uno dei consiglieri più vicini a Vladimir Putin, la possibilità di far entrare un investitore americano nella società che gestisce i gasdotti Nord Stream, inizialmente concepiti per portare il gas russo in Germania bypassando altri Paesi. Lo ha rivelato Reuters, citando persone a conoscenza delle trattative. Per Kushner, impegnato a mediare una difficile tregua tra Russia e Ucraina, gli accordi economici rappresenta uno strumento per raggiungere la pace. Ma un’intesa del genere consentirebbe anche a investitori americani di guadagnare dalle forniture energetiche all’Europa una volta terminata la guerra.

Dmitriev e Kushner si sono incontrati a Mosca e a New York City nelle ultime settimane. Non è chiaro quanto abbiano discusso davvero di Nord Stream in quelle occasioni, ma secondo due delle fonti il tema resta sul tavolo. Il mese scorso Dmitriev, che da tempo sostiene la ripresa delle vendite di gas russo alla Germania, ha incontrato anche rappresentanti dei Dipartimenti americani dell’Energia e del Tesoro per discutere possibili iniziative comuni nel settore energetico.

Un funzionario della Casa Bianca ha però dichiarato a Reuters che di recente non ci sono state discussioni su Nord Stream e che qualsiasi accordo dovrà essere negoziato dalla Russia con il Dipartimento del Tesoro e la DFC, l’agenzia federale che finanzia investimenti all’estero. Ogni intesa, ha specificato, "dovrà portare benefici ai contribuenti e alle aziende americane". Non è la prima volta che emergono contatti di questo tipo: già nel marzo 2025 la Bild aveva riferito di colloqui segreti tra negoziatori russi e americani sulla possibile attivazione di Nord Stream 2. All’epoca Richard Grenell, indicato dal giornale come coinvolto nelle trattative, aveva negato di avervi partecipato e il Cremlino aveva respinto la ricostruzione.

Un altro funzionario americano ritiene comunque improbabile un’intesa nel medio periodo: i gasdotti sono soggetti a sanzioni americane ed europee e riattivarli, nelle condizioni attuali, sarebbe del tutto illegale. Trump potrebbe revocare o allentare le misure statunitensi, ma l’operazione diventerebbe più difficile se i democratici conquistassero il controllo del Congresso alle elezioni di metà mandato di novembre tra qualche settimana.

Secondo altre due fonti di Reuters, Kushner e Dmitriev hanno discusso anche della vendita delle raffinerie, delle stazioni di servizio e delle altre attività che la compagnia russa Lukoil possiede in Europa e nel resto del mondo. Ad acquistarle sarebbe pronto un consorzio composto dalla DFC e da investitori del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti, mentre Washington sarebbe disposta a rimuovere le sanzioni per consentire questo accordo. Su questo punto almeno la Casa Bianca ha confermato il coinvolgimento dei negoziatori: secondo un funzionario, Steve Witkoff e Kushner hanno lavorato con la DFC per ottenere "un consistente pagamento anticipato e una partecipazione agli utili per gli Stati Uniti".

Gas russo e sanzioni
Kushner discute con Mosca di Nord Stream, il Congresso vuole far scattare le sanzioni
Secondo Reuters, l’inviato e genero di Trump ha discusso con il consigliere di Putin Kirill Dmitriev dell’ingresso di un investitore americano nella società dei gasdotti. Intanto la legge sulle sanzioni approvata a larga maggioranza aspetta di essere applicata.
Nord Stream, dal primo gas alla trattativa
Nord Stream AG
Gazprom ha la maggioranza della società che gestisce Nord Stream 1
Le quote dei cinque soci. Premi «Se Gazprom vende» per vedere che cosa cambierebbe con l’ingresso di un nuovo investitore.
Favorevoli e contrari
Sulla riapertura si dividono sia Washington sia la Germania
Dove si colloca ciascun protagonista, da chi si oppone a chi spinge per riaprire. Tocca una riga per leggere la sua posizione.
Il Congresso
La legge sulle sanzioni è passata con i voti di entrambi i partiti, ma non è ancora stata applicata
Il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act in tre passaggi: il voto del Congresso, che cosa prevede, che cosa succede adesso.
La legge prevede due dazi che possono moltiplicare il costo delle merci
Nel mirino potrebbero finire anche Paesi dell’Unione europea e il Giappone
Rischiano dazi fino al 100% su tutte le merci vendute negli Stati Uniti i cinque maggiori importatori di petrolio o di gas russo.
Il conto alla rovescia verso il 18 ottobre
Due senatori, uno per partito, chiedono di cominciare dalla flotta ombra
Trump non scioglie la riserva, il Cremlino minimizza
Fonte: Reuters; Senato degli Stati Uniti, votazione n. 224 su H.R. 5334; Camera dei rappresentanti; Nord Stream AG; Procura generale federale tedesca; CREA (flotta ombra, agosto 2026); per gli effetti delle esplosioni UNEP, Servizio geologico e Difesa danesi. Mappe: Natural Earth 1:10m, il tracciato dei gasdotti è indicativo. Dati aggiornati all’8 ottobre 2026.

Berlino si oppone alla riapertura dei gasdotti

In Europa l’ipotesi di riaprire Nord Stream incontra, almeno al momento, una netta opposizione. Una portavoce del Ministero tedesco dell’Economia e dell’Energia ha ricordato che i gasdotti e il gas russo sono soggetti a sanzioni e che la Germania ha già trovato fornitori alternativi. Una riapertura richiederebbe inoltre il via libera del governo, che Berlino non intende in alcun modo concedere.

Prima dell’invasione dell’Ucraina, la Germania, il maggiore consumatore di energia d’Europa, acquistava dalla Russia più della metà del proprio gas, in gran parte attraverso Nord Stream 1. Nord Stream 2, costruito per raddoppiare la capacità del collegamento, era stato completato ma non è mai entrato in funzione. Le forniture attraverso Nord Stream 1 si sono fermate dopo che Mosca aveva progressivamente ridotto i flussi verso l’Europa. Nel settembre 2022 una serie di esplosioni sottomarine ha danneggiato le condotte dei due gasdotti. Una successiva indagine ha stabilito la responsabilità di un commando ucraino in questo attacco.

Ma pesa anche la diffidenza europea verso le intenzioni di Mosca. All’inizio dell’anno i responsabili di cinque servizi di intelligence europei avevano dichiarato a Reuters che, a loro giudizio, la Russia non intendeva porre rapidamente fine alla guerra e stava usando i colloqui con gli Stati Uniti solo per promuovere accordi economici per continuare a finanziare la propria avventura militare in Ucraina.

"Rischia di essere un affare sporco che costerà caro all’Europa. Americani e russi si divideranno i profitti", ha detto a Reuters Michael Kellner, deputato dei Verdi tedesca che, da Sottosegretario all’Economia, si era in precedenza occupato della politica energetica tedesca dopo l’invasione. Favorevole alla riapertura è invece Alternativa per la Germania (AfD), il partito di estrema destra che attualmente riscontra il maggiore consenso nei sondaggi. Secondo Reuters, Dmitriev dovrebbe incontrarne i vertici all’inizio del 2027 proprio per discutere della ripresa delle vendite di gas russo. L’incontro è in preparazione, ma si dovrebbe tenere soltanto dopo un accordo tra Russia e Ucraina su un quadro per la pace. Resta contraria la Polonia, che segue da vicino le trattative.

Anche l’assetto proprietario complica un eventuale accordo. Il gruppo Gazprom possiede il 51% di Nord Stream AG, la società che gestisce il gasdotto Nord Stream 1, attraverso Gazprom International Projects North 1. Le società tedesche Wintershall Dea e PEG Infrastruktur, del gruppo E.ON, detengono il 15,5% ciascuna, mentre la francese Engie e l’olandese Gasunie il 9% ciascuna. Secondo un’altra fonte di Reuters, se Gazprom vendesse la propria quota, i due azionisti tedeschi vorrebbero mantenere le loro partecipazioni per garantire alla Germania un peso congruo nella società.

Il Senato chiede di applicare la nuova legge sulle sanzioni

Mentre proseguono i contatti economici con Mosca, due esponenti di primo piano del Senato, uno per ciascun partito, hanno chiesto all’Amministrazione Trump di aumentare la propria pressione sulla Russia. In una lettera inviata martedì 6 ottobre al Segretario al Tesoro Scott Bessent e al Segretario di Stato Marco Rubio, la democratica Jeanne Shaheen, principale esponente del suo partito nella Commissione Esteri, e il repubblicano Roger Wicker, presidente della Commissione Forze Armate, hanno chiesto di attuare rapidamente il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act. A fine settembre i due senatori avevano già promosso una lettera bipartisan che chiedeva a Trump di revocare l’invito a Putin per il G20 di Miami.

La nuova legge, intitolata al senatore repubblicano che l’aveva proposta, è stata approvata con ampie maggioranze bipartisan: 86 voti a 11 al Senato e 262 a 159 alla Camera. Trump l’ha firmata il 18 settembre, ma finora non risultano iniziative pubbliche dell’Amministrazione per attuarla. Il provvedimento consente al presidente di imporre dazi fino al 100% ai cinque maggiori acquirenti di petrolio e gas russi e ai Paesi che maggiormente aiutano Mosca ad aggirare le sanzioni, oltre a dazi fino al 500% sulle importazioni dirette dalla Russia. Prevede inoltre restrizioni contro banche, grandi compagnie energetiche e la "flotta ombra", le petroliere usate per trasportare il greggio russo eludendo le sanzioni.

Per Shaheen e Wicker la priorità deve essere proprio la flotta ombra. I due senatori chiedono anche di ostacolare lo sviluppo del sistema satellitare russo in orbita bassa e di colpire le reti finanziarie che aiutano Mosca ad aggirare le restrizioni, comprese le filiali bancarie a Shanghai e gli istituti del Kirghizistan. "Ogni giorno che passa senza la massima pressione economica permette a Mosca di sostenere questa escalation militare", hanno scritto, ricordando che gran parte delle disposizioni entrerà in vigore il 18 ottobre.

Trump non ha chiarito se e come ricorrerà ai poteri previsti dalla legge, che ha definito molto dura e severa. Il Cremlino sostiene invece che un inasprimento delle sanzioni ostacolerebbe la ricerca della pace in Ucraina. Il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha inoltre affermato che la Russia si è ormai adattata alle restrizioni e ha imparato a contenerne gli effetti e che anche queste nuove sanzioni non saranno efficaci.

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