Israele avanza sull'annessione della Cisgiordania, Washington resta in silenzio

Gerusalemme muove passi concreti verso il controllo permanente dei territori occupati mentre l'amministrazione Trump, pur contraria all'annessione, non esercita pressioni su Netanyahu.

Israele avanza sull'annessione della Cisgiordania, Washington resta in silenzio
Photo by Aaron Ovadia / Unsplash

Il governo israeliano ha avviato un processo di registrazione catastale in Cisgiordania che trasferirà automaticamente allo stato israeliano i terreni per cui i palestinesi non riusciranno a dimostrare la proprietà secondo gli standard imposti da Israele. La misura, approvata dal gabinetto israeliano domenica, riguarda l'Area C, circa il 60% della Cisgiordania, e si applicherà inizialmente al 15% di quella zona nei prossimi cinque anni. Gli analisti la considerano il passo più deciso verso l'annessione formale del territorio occupato compiuto da Israele dai tempi dell'occupazione nel 1967.

La decisione si aggiunge a una serie di misure adottate nelle settimane precedenti dal gabinetto per la sicurezza di Netanyahu, tra cui la possibilità per i cittadini israeliani di acquistare direttamente terreni in Cisgiordania e il trasferimento di alcuni siti religiosi dal controllo dell'Autorità Palestinese a quello israeliano. Questi provvedimenti smantellano di fatto parte degli accordi di Oslo del 1995, che assegnavano all'Autorità Palestinese il controllo amministrativo di alcune aree del territorio. Rosemary DiCarlo, sottosegretaria generale dell'ONU per gli Affari Politici, ha dichiarato al Consiglio di Sicurezza che la situazione in Cisgiordania "si sta deteriorando rapidamente" e ha parlato di "annessione de facto in corso".

L'aspetto più rilevante politicamente è il silenzio di Washington. Il presidente Trump si è più volte pronunciato contro l'annessione: a settembre 2025 aveva detto ai giornalisti "non permetterò a Israele di annettere la Cisgiordania", e anche nelle ultime settimane ha ribadito la sua opposizione in un'intervista ad Axios. Il vicepresidente JD Vance, durante la sua recente visita in Israele, aveva definito il voto del Parlamento israeliano sull'annessione "una mossa politica molto stupida". Eppure, secondo quanto riferito al Washington Post da una fonte anonima a conoscenza dei dettagli dell'incontro, quando Netanyahu ha incontrato Trump alla Casa Bianca la scorsa settimana, la Cisgiordania non è stata nemmeno menzionata. Il colloquio si è concentrato sull'Iran e sulla Striscia di Gaza. Né il Dipartimento di Stato né la Casa Bianca hanno rilasciato dichiarazioni in merito alle ultime misure sul catasto.

L'avvocato israeliano per i diritti umani Michael Sfard ha offerto al Washington Post un'interpretazione illuminante di questa dinamica: "C'è una tendenza, e non solo da parte di Trump, ad aspettarsi che l'annessione avvenga in una cerimonia pomposa con il taglio del nastro e dichiarazioni storiche. La verità è che l'annessione può avvenire burocraticamente, in uffici senza finestre, in modo apparentemente noioso. Questo sfugge ai radar della diplomazia globale. Trump ha detto che non vuole l'annessione e gli credo, ma non sa che l'annessione sta avvenendo."

Il meccanismo concreto della registrazione catastale rende questa preoccupazione tutt'altro che teorica. I proprietari di terreni devono dimostrare la loro titolarità secondo criteri stabiliti da Israele: chi non ci riesce vede automaticamente il proprio terreno registrato come proprietà dello stato israeliano. L'organizzazione israeliana anti-insediamenti Peace Now ha avvertito che la grande maggioranza dei terreni dell'Area C finirà in mano allo stato, "privando i palestinesi di qualsiasi capacità pratica di esercitare i loro diritti di proprietà." Lo stesso gruppo ha rivolto un appello diretto a Trump, accusando Netanyahu di ingannarlo.

Le reazioni internazionali sono state ampie ma, secondo diversi osservatori, insufficienti a cambiare la rotta di Israele. Al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, riunito mercoledì, la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper ha parlato di "flagranti violazioni del diritto internazionale" e ha chiesto di preservare la prospettiva di uno stato palestinese. L'Unione Europea ha ribadito che le sanzioni "sono ancora sul tavolo". Arabia Saudita, Giordania, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Indonesia e Pakistan hanno emesso una dichiarazione congiunta di "rifiuto categorico" di tutte le misure unilaterali israeliane. Il segretario generale dell'ONU António Guterres ha chiesto a Israele di fare marcia indietro, avvertendo che "la traiettoria attuale erode le prospettive per la soluzione a due stati."

Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha respinto le critiche al Consiglio di Sicurezza, definendolo "infettato da un'ossessione anti-israeliana" e rivendicando il diritto storico del popolo ebraico su quella terra. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, esponente del partito di estrema destra Sionismo Religioso, ha presentato la misura come parte di "una rivoluzione degli insediamenti su tutte le regioni della nostra terra." Netanyahu, che quest'anno dovrà affrontare le elezioni, guida una coalizione che include partiti nazionalisti che puntano all'annessione totale della Cisgiordania, obiettivo esplicitamente menzionato negli accordi di coalizione firmati con il partito di Smotrich.

Il capo dei diritti umani dell'ONU Volker Turk ha parlato di "passi rapidi per cambiare permanentemente la demografia del territorio palestinese occupato, privando la sua popolazione delle terre e costringendola ad andarsene." In Cisgiordania vivono circa tre milioni di palestinesi. Secondo le statistiche ONU, dall'insediamento di Netanyahu nel 2022 oltre 1.300 palestinesi sono stati uccisi da coloni o forze israeliane nel territorio. Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, esclusa Gerusalemme Est annessa, contano oltre 500.000 abitanti e sono considerati illegali dal diritto internazionale.

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