Iran, Mojtaba Khamenei candidato principale alla successione. Gli USA puntano su una rivolta curda
Il figlio dell'Ayatollah ucciso è il candidato principale alla sua successione secondo il New York Times. Washington e Israele armano migliaia di volontari curdi per un'offensiva via terra, mentre il conflitto scuote i mercati energetici globali e cresce l'allarme cyberattacchi.
A tre giorni dall'inizio dell'offensiva militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, che ha provocato l'uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei e di decine di vertici militari e politici del Paese, la questione della successione alla leadership iraniana si intreccia sempre di più con l'escalation del conflitto nella regione. Mojtaba Khamenei, 56 anni, figlio dell'Ayatollah ucciso, è emerso nelle ultime ore come il candidato principale alla carica di Guida Suprema dopo una riunione del Consiglio degli Esperti, l'organismo responsabile della nomina del nuovo leader.
Lo riporta il New York Times, citando tre funzionari iraniani, secondo i quali l'annuncio ufficiale potrebbe arrivare già nella mattinata di oggi, ma si teme che il nuovo leader diventerebbe immediatamente un bersaglio per Washington e Tel Aviv. La risposta di Israele, infatti, non si è fatta attendere: il Ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato sui social media che qualsiasi nuovo leader iraniano sarà considerato "un bersaglio incondizionato da eliminare", affermando che Israele e gli Stati Uniti continueranno a usare ogni mezzo per "schiacciare le capacità del regime e creare le condizioni per il suo rovesciamento".
כל מנהיג שימונה ע"י משטר הטרור האיראני כדי להמשיך ולהוביל את התוכנית להשמדת ישראל, לאיים על ארה"ב והעולם החופשי ומדינות האזור, ולדכא את העם האירני - יהיה יעד חד משמעי לחיסול.
— ישראל כ”ץ Israel Katz (@Israel_katz) March 4, 2026
לא חשוב מה שמו והמקום בו יסתתר.
רה"מ ואני הנחינו את צה"ל להיערך ולפעול בכל האמצעים למימוש המשימה כחלק…
L'emittente londinese Iran International aveva già riferito ieri sera che l’Assemblea degli Esperti, sotto la pressione del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), si sarebbe espressa a favore dell’elezione di Mojtaba Khamenei come nuova Guida Suprema.
#BREAKING Iran's Assembly of Experts elected Ali Khamenei's son Mojtaba as the next leader under pressure from the Revolutionary Guards, informed sources told Iran International.https://t.co/1kNzoCcJPW pic.twitter.com/Tf6HfZMz88
— Iran International English (@IranIntl_En) March 3, 2026
Anche le fonti del New York Times indicano che l’IRGC starebbe spingendo per questa nomina, pur senza confermare che la sua elezione sia già stata decisa. Tra gli altri nomi in discussione figurano l'Ayatollah Alireza Arafi, membro del Consiglio degli Esperti, e Hassan Khomeini, nipote del fondatore della Repubblica islamica.
Il piano per una rivolta curda nell'Iran occidentale
Mentre a Teheran si definisce la successione a Khamenei, sul campo di battaglia si sta delineando un'altra strategia. Secondo ITV News, Stati Uniti e Israele stanno, infatti, cercando di innescare un'insurrezione armata all'interno dell'Iran facendo leva sulle forze combattenti curde, che sono state rafforzate ed armate a partire dalla guerra dei 12 giorni del giugno 2025. Dall'anno scorso, convogli di armi sarebbero state introdotte clandestinamente nell'Iran occidentale per equipaggiare migliaia di volontari curdi, che potrebbero avviare un'operazione di terra entro pochi giorni. Negli ultimi giorni, raid americani e israeliani hanno colpito ripetutamente obiettivi di sicurezza nell'ovest del Paese proprio per indebolire le difese e favorire la loro offensiva.
Fonti curde riferiscono che alle forze statunitensi e israeliane sarebbe stata richiesta una copertura aerea per un’eventuale operazione terrestre, ma non è noto se la richiesta sia stata accolta. Nel fine settimana il presidente Donald Trump ha parlato con leader curdi iraniani e iracheni basati nel nord dell’Iraq, mentre la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha confermato contatti con numerosi partner regionali. Il successo di un’insurrezione armata resta tuttavia altamente incerto: l’Iran ha rafforzato la propria presenza militare nelle aree curde del Paese e intensificato i bombardamenti. Nella regione vivono inoltre circa 10 milioni di curdi, che rischierebbero di trovarsi nel fuoco incrociato, con il pericolo di una grave crisi umanitaria. Pesa infine il precedente storico dei curdi utilizzati e poi abbandonati da Washington dopo la lotta contro l’ISIS.
Attacco con droni alla stazione CIA in Arabia Saudita
Le ritorsioni iraniane continuano intanto a farsi sentire. Lunedì un attacco con droni, di sospetta matrice iraniana, ha colpito la stazione della CIA all’interno dell’ambasciata statunitense a Riad, in Arabia Saudita. Secondo il Washington Post, l'attacco ha provocato il parziale crollo del tetto dell'edificio e causato danni strutturali, con gli interni contaminati dal fumo, ma nessun agente della CIA è rimasto ferito. I governi americano e saudita hanno confermato l'impatto di due droni sul complesso diplomatico, senza però rivelare il coinvolgimento della base di intelligence.
L'attacco assume un significato simbolico particolare alla luce del ruolo saudita nel conflitto: il Washington Post riporta che il principe ereditario Mohammed bin Salman, pur avendo pubblicamente sostenuto una soluzione diplomatica, aveva in privato effettuato diverse telefonate al presidente Trump nell'ultimo mese sollecitando un attacco americano contro l'Iran. Questa posizione era stata rafforzata dal fratello, il Ministro della Difesa saudita Khalid bin Salman, che in incontri riservati a Washington a gennaio aveva messo in guardia sulle conseguenze di un mancato intervento.
Le conseguenze economiche e il rischio inflazione
Il conflitto ha investito con forza i mercati globali dell'energia. Il Medio Oriente produce il 30% del petrolio mondiale e il 17% del gas naturale, e circa un quinto delle forniture petrolifere globali transita attraverso lo Stretto di Hormuz, la stretta via d'acqua che costeggia l'Iran collegando il Golfo Persico all'Oceano Indiano. Lunedì il prezzo del petrolio è balzato di oltre il 10%, mentre il gas naturale in Europa è schizzato del 50% dopo che la compagnia statale del Qatar ha annunciato la sospensione della produzione di gas naturale liquefatto (GNL) a causa dei rischi legati al transito nello Stretto.
L'OPEC+ ha promesso un aumento della produzione per compensare le forniture a rischio, e l'offerta globale di petrolio supera attualmente la domanda anche grazie alla crescita della produzione americana. Ma se il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz restasse bloccato per più di qualche settimana, o se i missili iraniani danneggiassero le raffinerie dei Paesi vicini, le conseguenze sarebbero gravi: l'aumento dei prezzi dell'energia rischierebbe di riaccendere l'inflazione, spingendo così le Banche Centrali ad alzare i tassi di interesse con effetti a cascata su mutui, prestiti e consumi.
I Paesi più esposti sono quelli maggiormente dipendenti dalle importazioni energetiche: Cina, Giappone, Germania, Corea del Sud e altri grandi Paesi esportatori industriali, già alle prese con la guerra commerciale dei dazi avviata dal presidente Trump, si trovano ora a fronteggiare anche la prospettiva di un'impennata del costo dell'energia. La Cina, che importa dall'Iran oltre il 13% del proprio fabbisogno petrolifero, è particolarmente vulnerabile, così come l'India, che aveva appena spostato i propri acquisti dalla Russia ai fornitori del Golfo Persico per ottenere un alleggerimento dei dazi americani.
Allarme cyberattacchi contro il settore finanziario
Il conflitto ha elevato anche il livello di allerta per possibili attacchi informatici contro le infrastrutture finanziarie occidentali. Secondo una valutazione dell'intelligence americana riportata da Reuters, gruppi hacktivist legati all'Iran potrebbero condurre attacchi DDoS (distributed denial-of-service) contro reti statunitensi.
In breve: cosa sono gli attacchi DDoS?
Gli attacchi DDoS (Distributed Denial of Service) sono operazioni informatiche che mirano a rendere inaccessibile un sito o un servizio online. Funzionano sovraccaricando i server con un enorme numero di richieste simultanee provenienti da migliaia o milioni di dispositivi compromessi (le cosiddette botnet). Il risultato è che il sistema non riesce più a rispondere agli utenti legittimi e smette di funzionare. Negli ultimi anni gli attacchi DDoS sono diventati anche uno strumento di pressione geopolitica, spesso utilizzato durante crisi internazionali o conflitti armati.
Anche l'agenzia di rating Morningstar DBRS ha avvertito che Teheran potrebbe intensificare le operazioni cyber contro entità occidentali, banche incluse, mentre la banca d'investimento Lazard ha ricordato la disponibilità già dimostrata dall'Iran nell'impiegare capacità informatiche offensive contro obiettivi commerciali e sistemi finanziari.
Il rapporto 2025 del Financial Services Information Sharing and Analysis Center (FS-ISAC) indica che nel 2024 il settore dei servizi finanziari è stato il principale bersaglio di attacchi DDoS, con un forte aumento legato ai conflitti tra Hamas e Israele e tra Russia e Ucraina. Già nel 2023, un attacco ransomware contro la filiale statunitense della Industrial and Commercial Bank of China aveva perturbato il regolamento di alcune operazioni sui titoli del Tesoro degli Stati Uniti.
Aggiornamento sondaggi sull'operazione Epic Fury
Fox News
Gli elettori americani sono divisi sull'operazione Epic Fury (50% a favore, 50% contrari), perché pensano che renda gli Stati Uniti meno sicuri, nonostante ritengano l'Iran una minaccia reale.
Data di rilevazione: 28 febbraio – 2 marzo 2026
Campione: 1.004 elettori registrati, selezionati casualmente da un file elettorale nazionale
Metodo: Interviste con operatori live su linea fissa (104) e cellulare (642); completamento online via SMS (258)
Margine di errore: ±3 punti percentuali (campione completo); Democratici ±4,5 p.p., Repubblicani ±5 p.p., Indipendenti ±7 p.p.
Ponderazione: Per età, etnia, istruzione e area geografica
Responsabili: Beacon Research (D) e Shaw & Company Research (R)
CBS News/YouGov
La maggioranza degli intervistati è contraria all'operazione militare, più sarà lunga la sua durata maggiore sarà l'opposizione. Inoltre l'Amministrazione Trump non ha saputo spiegare bene i motivi di questo intervento.
Data di rilevazione: 2–3 marzo 2026
Campione: 1.399 adulti statunitensi (campione nazionale rappresentativo, ricampionamento panel online)
Margine di errore: ±3,2 punti percentuali (campione totale)
Metodo di rilevazione: YouGov online — ricampionamento di intervistati del sondaggio del 25–27 febbraio 2026
Responsabili: CBS News / YouGov