Indiana, la strategia Dem per tornare a vincere nel Midwest
Un'analisi di Politico sulla candidatura di Beau Bayh in Indiana, banco di prova per capire se il partito può tornare competitivo negli Stati che ha perso
In Indiana i Democratici non vincono un'elezione statale dal 2012. È in questo contesto che Beau Bayh, 30 anni, ex ufficiale dei Marines, si candida a segretario di Stato, una carica amministrativa che gestisce le elezioni, registra le imprese e rilascia licenze. Una lunga analisi di Politico esamina la sua candidatura come possibile modello per il partito a livello nazionale, ma anche i rischi che comporta.
La tesi centrale dell'articolo è che la corsa di Bayh rappresenta un test per i Democratici ben oltre i confini dell'Indiana. Il partito ha perso terreno in tutto il Midwest: il presidente Trump ha vinto Michigan e Wisconsin nel 2024, l'Iowa è ridotto a un solo eletto statale democratico, l'Ohio si è spostato stabilmente a destra. Se i Democratici vogliono tornare a essere un partito di governo a livello nazionale, devono dimostrare di saper vincere in territori come questi.
Bayh porta con sé un cognome pesante. Il nonno Birch è stato senatore per tre mandati e ha tentato due volte la corsa alla presidenza, nel 1972 e nel 1976. È ricordato come l'architetto di due emendamenti costituzionali: il venticinquesimo, sulla successione presidenziale, e il ventiseiesimo, che ha dato il diritto di voto ai diciottenni. Il padre Evan è stato governatore e senatore per due mandati, entrando nella lista dei possibili vicepresidenti di Barack Obama nel 2008. Quell'anno Obama vinse l'Indiana, la prima volta per un candidato democratico alla presidenza in 44 anni.
La strategia di Bayh, secondo l'analisi di Politico, si fonda su due elementi. Il primo è la scelta di una carica volutamente non ideologica: il segretario di Stato dell'Indiana non è una posizione che si presta a battaglie culturali o polarizzazione mediatica. L'idea è costruire fiducia con elettori diffidenti attraverso una buona amministrazione. Il secondo elemento è una campagna centrata su temi concreti, lontana dalle guerre culturali che secondo Bayh hanno danneggiato il partito. "Troppo spesso, in Indiana e a livello nazionale, i Democratici mostrano un senso di superiorità culturale, guardano dall'alto in basso la gente dell'Indiana", ha dichiarato a Politico.
Questa strategia sfrutta anche le divisioni interne ai Repubblicani dell'Indiana. Nonostante il partito controlli il governatore e una supermaggioranza nel parlamento statale, l'anno scorso una battaglia sul ridisegno dei distretti elettorali ha creato fratture profonde. Il governatore Mike Braun ha appoggiato sfidanti nelle primarie contro senatori repubblicani del suo stesso partito che si erano opposti al piano di Trump per ridisegnare la mappa elettorale. Mike Schmuhl, ex responsabile della campagna presidenziale di Pete Buttigieg e oggi consulente di Bayh, ha dichiarato a Politico: "Si può avere tanto potere solo per un certo tempo prima di cominciare a sgretolarsi dall'interno".
L'avversario repubblicano è il segretario di Stato uscente Diego Morales, che affronta una serie di problemi. Secondo Politico, Morales ha assegnato milioni in contratti senza gara a donatori della sua campagna, ha effettuato decine di viaggi all'estero a spese pubbliche, ha assunto familiari nel suo ufficio e ha acquistato con fondi pubblici un Suv da 90.000 dollari da un concessionario che aveva donato 65.000 dollari alla sua campagna. Morales affronta due sfidanti alla convenzione repubblicana e una candidatura indipendente dell'ex sindaco repubblicano di Indianapolis, Greg Ballard.
Bayh ha raccolto 2,4 milioni di dollari, una cifra che Politico definisce notevole per una corsa a livello statale, paragonabile a quelle per le primarie al Senato in altri Stati. Tra i donatori c'è Marc Rowan, miliardario del private equity e alleato del presidente Trump, che ha versato 25.000 dollari. Molti grandi donatori avevano già sostenuto il padre Evan.
L'analisi di Politico individua però diversi ostacoli. Il primo è il declino delle dinastie politiche nel Partito Democratico: gli elettori hanno bocciato nomi come Cuomo a New York e Carter in Georgia. Bob Blaemire, ex collaboratore del nonno Birch e suo biografo, ha messo in dubbio che il cognome abbia ancora lo stesso peso: "È passato troppo tempo. Un decennio in politica è un'eternità, e ne è passato più di uno".
Il secondo ostacolo è una sfida interna. Bayh deve affrontare alla convenzione democratica del 6 giugno la veterana dell'esercito Blythe Potter, che lo ha attaccato proprio sui legami con i donatori di Trump. "Se vogliamo opporci agli attacchi di Trump ai nostri diritti e alle nostre elezioni, non possiamo avvicinarci ai donatori di Trump", ha detto Potter in un video.
I Repubblicani lo hanno definito un "nepo baby". Blair Englehart, consulente di Morales, ha dichiarato a Politico: "Ci diverte che un visitatore liberal dalla costa orientale abbia deciso di candidarsi con una campagna negativa. Gli attacchi di Beau sono il risultato di chi ha solo un'eredità politica antica e donatori liberal che gli dicono cosa dire".
Il terzo problema, forse il più profondo, riguarda l'identità politica. Il nonno Birch era un progressista convinto, il padre Evan un centrista pragmatico. Quale modello serve oggi ai Democratici: un combattente progressista contro gli eccessi della destra o un moderato capace di attrarre elettori non allineati? Bayh ha risposto a Politico senza scegliere nessuna delle due opzioni: "Sono Beau. Mio nonno, mio padre e io speriamo di fare la stessa cosa: affrontare i grandi problemi del momento".
L'analisi di Politico lascia la domanda aperta. Bayh ha le credenziali, il cognome, i fondi e un avversario vulnerabile. Ma deve dimostrare di essere qualcosa di più di un'eredità familiare, in un partito che sta ancora cercando la propria direzione dopo la sconfitta del 2024.