Il voto in Texas: in arrivo una Blue Wave? L'analisi delle primarie

I democratici mostrano i muscoli in uno stato dove negli ultimi anni, nonostante le grandi aspettative, hanno sempre raccolto grandi delusioni, provando a spodestare un partito repubblicano in preda alle lotte intestine.

Il voto in Texas: in arrivo una Blue Wave? L'analisi delle primarie

Ieri, 03 marzo, c’è stata la prima tornata elettorale di questa stagione di midterm, con l’attenzione puntata in particolare sulle primarie del Texas.

Per la prima volta da diverso tempo entrambi i partiti affrontavano delle primarie molto combattute, con l’esito che è rimasto incerto fino allo spoglio delle schede.

Come prima cosa, occorre analizzare l'affluenza complessiva: la partecipazione al voto alle primarie è sempre stato un indicatore piuttosto affidabile sull'entusiasmo dell'elettorato dei vari partiti per le elezioni di medio termine.

Orbene, il dato che balza subito all'occhio è l'incredibile esplosione del voto alle primarie democratiche: oltre 2,3 milioni di votanti, un record per uno stato tradizionalmente conservatore come il Texas. Per fare un paragone, il dato è superiore a quello delle primarie presidenziale del 2020, in cui l'asticella si fermò a 2,1 milioni di elettori.

Sul lato repubblicano si registra un dato in linea con le primarie del passato, intorno ai 2,15 milioni di votanti.

Considerando i 4,45 milioni di votanti complessivi, dunque, circa il 51,9% ha scelto di votare alle primarie democratiche, mentre il 48,1% a quelle repubblicane; considerando come entrambe le sfide fossero altamente competitive e "sentite", è sicuramente notevole come i democratici siano riusciti a portare al voto più persone, in uno stato dove il GOP domina da sempre incontrastato.

E' quindi un segnale assolutamente incoraggiante per i democratici in vista di novembre e potrebbe preannunciare una possibile "blue wave" in arrivo anche in uno stato come il Texas, dove nelle ultime midterm con Trump presidente, nel 2018, Beto O'Rourke (D) mancò la vittoria per appena 3 punti contro il senatore uscente Ted Cruz (R). Sarà questa la volta buona per sfatare il mito del Texas?

Analizzando invece nello specifico il voto di ieri, nel campo democratico si evidenzia una netta spaccatura dell'elettorato, con la deputata Crockett che ha vinto in maniera piuttosto netta tra l'elettorato afroamericano e in molti dei grandi centri urbani: Houston, Dallas, Fort Worth. La correlazione tra voto a Crockett e percentuale di elettori neri, mostrata nella foto qui sotto, è davvero rilevante; potremmo definire l'elettorato di Crockett come un elettorato democratico più tradizionale, composto dagli elettori di colore dei grandi centri cittadini.

La forte correlazione inversa tra il voto a Crockett e la percentuale di elettori bianchi per ogni contea del Texas (VoteHub)

Invece, al contrario, Talarico ha registrato un consenso più marcato sia nelle zone ad alta presenza di ispanici, sia nelle zone a bassa presenza di ispanici; questo significa che il deputato statale del Texas ha performato bene sia nelle zone di confine col Messico ad alta concentrazione ispanica, sia nelle zone rurali e nelle zone suburbane a maggioranza bianca.

La correlazione tra il voto a Talarico e la percentuale di elettori ispanici per contea (VoteHub)

Nel campo repubblicano, la sanguinosa sfida interna tra il senatore uscente Cornyn e l'Attorney General Paxton è finita praticamente in pareggio, con l'incumbent che è riuscito a prevalere di un soffio in questo primo turno.

In attesa del ballottaggio del 26 maggio, dove Cornyn potrebbe comunque riuscire a portarla a casa grazie ai voti del terzo classificato Hunt (di fede più moderata), non si può non notare come il risultato del senatore in carica sia stato estremamente povero.

Ken Paxton è un candidato dell'ala più radicale del partito e non è nemmeno esente da scandali; questo risultato di parità indica in maniera piuttosto netta quanto Cornyn sia inviso a una parte dell'elettorato MAGA, che lo associa all'establishment del partito. La stanchezza e la rabbia di una parte dell'elettorato GOP texano si evince anche dalla sconfitta nelle sue primarie del deputato uscente Dan Crenshaw, che spesso è stato in rotta di collisione con Trump.

Inoltre, ulteriori tre mesi di sanguinosa campagna elettorale non potranno che contribuire a logorare ulteriormente l'immagine di Cornyn, mentre Talarico sarà già impegnato a spron battuto nella campagna per le elezioni generali di novembre.

Dal punto di vista più analitico, Cornyn mostra maggiore solidità nei centri urbani come Houston, Dallas, Fort Worth, Austin, San Antonio, El Paso e Corpus Christi, mentre Paxton ha la meglio nella stragrande maggioranza delle zone rurali e delle contee ispaniche al confine con il Messico. Come già detto in precedenza per le primarie democratiche, anche qui è evidente come Cornyn abbia registrato un maggior consenso tra l'elettorato moderato cittadino e suburbano, mentre il votoper Paxton è stato più forte dove è più forte il voto di protesta.

Seppur sia un gioco divertente, è difficile lanciarsi in questo momento in una previsione in vista di novembre: potrebbero esserci indicazioni contrastanti in un senso o nell'altro.

Per i democratici, ringalluzziti da una performance oltre le previsioni e trepidanti di approfittare e incunearsi all'interno delle divisioni del GOP, ci sono certamente dei segnali molto incoraggianti: Talarico è il candidato migliore, un astro nascente del partito con buona presa sui giovani e sull'elettorato più disilluso; fondamentale è anche la sua presa sull'elettorato ispanico, che sarà la chiave principale per i democratici se vogliono tornare ad essere competitivi in uno stato come il Texas. D'altro canto, il risultato si giocherà sulla sua capacità di mobilitare l'elettorato di colore e l'elettorato delle grandi città, in cui ha mostrato maggior debolezza in queste primarie.

Per quanto riguarda i repubblicani, Cornyn - qualora dovesse effettivamente sopravvivere al ballottaggio -, dovrebbe essere tutto sommato la scelta migliore: Paxton, con tutti i problemi che si porta dietro, sarebbe un rischio di notevole portata. Il senatore uscente, pur con tutte le difficoltà e le divisioni interne, potrebbe riuscire a trascinarsi dietro quella parte di elettorato moderato e urbano che sarà sicuramente fondamentale per vincere la delicata sfida di novembre; al contrario di Talarico, però, dovrà fare i conti con l'elettorato ispanico, che non lo ha supportato in queste primarie e nemmeno nelle ultime elezioni del 2020. Mantenere e consolidare i guadagni effettuati da Trump in questo segmento cruciale dell'elettorato texano sarà la sfida principale per il partito in queste midterm.

In attesa dei sondaggi e di analisi più approfondite, i democratici, alla luce della prova di forza dimostrata, potranno comunque iniziare a unirsi - Crockett ha dato immediatamente il proprio endorsement a Talarico - e a battere a testa bassa il campo in questa campagna elettorale. L’occasione è unica: tutti gli indizi portano a un terreno che potrebbe essere anche più favorevole per i Dem rispetto all’annata del 2018. Potranno inoltre godersi a distanza lo scontro tra i repubblicani, che durerà per altri mesi e potrebbe incrinare ulteriormente una strada che inizia a farsi in salita per l'elefantino.

Dopo tanti tentativi e dopo tanto chiacchierare, sarà veramente questo l'anno buono per i democratici in Texas? O sarà l'ennesima illusione?

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