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Il Pentagono si mobilita contro le interferenze elettorali
La bandiera statunitense sulla facciata del Pentagono all’alba dell’11 settembre 2026. Credito: Paul Stamps / U.S. Army Chaplain Corps / DVIDS — opera del governo degli Stati Uniti, foto ritagliata.
Sicurezza e Difesa 3 min di lettura

Il Pentagono si mobilita contro le interferenze elettorali

Hegseth ordina al Cyber Command e alle agenzie di intelligence del Dipartimento della Difesa di contrastare le minacce straniere alle elezioni di novembre. Il memorandum non prevede l’invio di militari ai seggi.

Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ordinato alle strutture di intelligence e di guerra informatica del Pentagono di usare le proprie "capacità avanzate di intelligence e informatica per individuare, ostacolare e neutralizzare le interferenze straniere" nelle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Lo ha rivelato Axios, che ha ottenuto il testo del memorandum firmato da Hegseth il 22 settembre.

Il documento, intitolato Countering Foreign Threats to 2026 Elections, è lungo una pagina ed è indirizzato al comandante dello U.S. Cyber Command, il comando militare per le operazioni nel cyberspazio, e ai direttori della National Security Agency (NSA), della Defense Intelligence Agency e della National Geospatial-Intelligence Agency. Le direttive sono 3:

  1. dare priorità alle risorse di intelligence e informatiche del dipartimento "per garantire che attori stranieri non si intromettano nei nostri sistemi democratici";
  2. raccogliere e produrre informazioni sulle minacce straniere alle elezioni "nel rispetto della legge";
  3. contrastare le minacce informatiche attraverso il coordinamento tra Cyber Command e Dipartimento della Sicurezza interna.

Il memorandum non prevede invece l’invio di militari ai seggi né il sequestro delle macchine per il voto. Il presidente Donald Trump, però, in passato non ha escluso di impiegare forze militari presso i seggi: un’eventualità che preoccupa i democratici e i critici dell’amministrazione.

I precedenti e la sicurezza del voto

L’ordine richiama un ordine esecutivo firmato da Trump nel 2025 per "preservare e proteggere l’integrità delle elezioni americane". Secondo Axios, è stato redatto anche in risposta a un discorso pronunciato a luglio dal presidente, nel quale aveva accusato, senza fornire prove, la Cina di aver interferito nelle elezioni del 2020. Pechino ha respinto l’accusa. Il Cyber Command e la NSA avevano già collaborato per contrastare le interferenze straniere prima delle elezioni di metà mandato del 2022, durante l’Amministrazione Biden.

I tagli dell’Amministrazione Trump hanno però ridotto le risorse federali dedicate alla sicurezza elettorale. Il presidente ha proposto di ridurre i fondi per questa attività della CISA, l’Agenzia per la Sicurezza Informatica del Dipartimento della Sicurezza Interna, mentre diverse nomine chiave sono arrivate in ritardo. L’Amministrazione Trump ha destinato risorse anche alla ricerca di presunti brogli nelle elezioni passate e di irregolarità nelle liste elettorali.

Dopo la sconfitta di Trump nel 2020, secondo il Washington Post, alcuni suoi consiglieri avevano fatto circolare un memorandum che proponeva di usare dati di intelligence del Pentagono e della NSA per indagare su presunti brogli. Trump aveva chiesto se potesse ordinare alla Guardia Nazionale di sequestrare le macchine per il voto e quest’anno ha detto al New York Times di rammaricarsi di non averlo fatto. A gennaio l’FBI ha sequestrato schede e documenti relativi alle elezioni del 2020 nella contea di Fulton, in Georgia, uno Stato che Trump aveva perso. Il Dipartimento di Giustizia ha poi chiesto a 30 Stati di conservare i documenti delle elezioni del 2024.

Il generale Joshua M. Rudd, scelto da Trump per guidare la NSA e il Cyber Command, ha dichiarato che le due strutture "contrastano regolarmente le azioni di attori informatici stranieri malintenzionati, compresi quelli che intendono interferire con il nostro processo democratico". Secondo funzionari citati da Axios, le capacità informatiche e l’intelligenza artificiale sono ormai centrali per il Pentagono, mentre nel 2024 missioni come la sicurezza elettorale richiedevano ancora squadre specializzate. "Difendere il Paese dagli attori informatici stranieri è una missione permanente", ha detto uno di loro.

Le dimissioni del vicedirettore dell’FBI

Intanto Andrew Bailey, uno dei due vicedirettori dell’FBI, ha annunciato lunedì le dimissioni dopo poco più di un anno. Ha scritto su X di voler tornare dalla sua famiglia in Missouri e il direttore Kash Patel lo ha ringraziato per il servizio svolto. Ex procuratore generale del Missouri, Bailey era stato scelto nell’agosto 2025 per affiancare Dan Bongino in un’insolita direzione condivisa. Secondo il New York Times, molti agenti ritenevano che l’allora Procuratrice Generale Pam Bondi lo avesse voluto come possibile successore di Patel, qualora Trump avesse deciso di sostituirlo. Bondi ha poi lasciato l’incarico ad aprile e Bongino, che aveva annunciato le dimissioni a dicembre, se n’è andato a gennaio.

Bailey supervisionava parte del lavoro dell’FBI sulla sicurezza elettorale e aveva seguito personalmente la perquisizione di gennaio nella contea di Fulton, durante la quale gli agenti hanno sequestrato schede e documenti del 2020. Un alto funzionario dell’amministrazione ha però detto ad Axios che Bailey "non stava facendo niente" in materia di brogli e integrità elettorale e che "se n’è andato proprio perché non aveva niente da fare". Un portavoce dell’FBI ha però definito l’affermazione "falsa" e ha precisato che l’integrità elettorale rientrava tra le deleghe di Bailey.

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