Il Dipartimento di giustizia fa causa a cinque stati per i dati degli elettori
L'amministrazione Trump intensifica la pressione per costruire un database nazionale degli elettori. I tribunali hanno già bloccato casi simili in California, Michigan e Oregon.
Il Dipartimento di Giustizia americano ha citato in giudizio cinque stati per ottenere i registri completi degli elettori, e tre di questi, Utah, Oklahoma e West Virginia, sono governati dai Repubblicani, lo stesso partito del presidente Trump. Gli altri due stati coinvolti sono Kentucky e New Jersey.
La notizia è rilevante perché finora l'amministrazione aveva preso di mira soprattutto stati a guida democratica. Questa volta colpisce anche chi, sulla carta, dovrebbe essere alleato politico. In Utah, Oklahoma e West Virginia, i Repubblicani hanno vinto tutte le elezioni statali nel 2024, conquistando anche la maggioranza assoluta nei parlamenti locali. Il Kentucky ha un governatore democratico ma un solo deputato democratico al Congresso federale. Il New Jersey è a guida prevalentemente democratica.
Con queste nuove cause, il Dipartimento di giustizia ha ora fatto ricorso contro 29 stati più il Distretto di Columbia. L'obiettivo dichiarato è ottenere i registri elettorali completi, senza omissioni, per costruire di fatto un database nazionale degli elettori prima delle elezioni di metà mandato previste per quest'anno. Trump ha pubblicamente invocato la "nazionalizzazione" delle elezioni, anche se la Costituzione americana affida la gestione del voto ai singoli stati.
Circa undici stati a guida repubblicana hanno già consegnato i dati richiesti, secondo il Brennan Center for Justice, un'organizzazione che si occupa di diritti civili e democrazia. Gli stati repubblicani citati in giudizio giovedì, invece, non lo hanno fatto.
Le cause presentate giovedì non citano esplicitamente le accuse di frode elettorale che l'amministrazione ha usato in altri contesti per giustificare la raccolta di schede e documenti di voto. Trump sostiene da quasi un decennio, senza prove, che le elezioni americane siano truccate. Tutto comincia nel 2016, quando affermò, senza fondamento, che milioni di immigrati irregolari avessero votato per Hillary Clinton, privandolo della vittoria nel voto popolare pur avendo vinto nel collegio elettorale. Quelle affermazioni false culminarono nel tentativo di ribaltare la sua sconfitta nelle elezioni del 2020. Nel discorso sullo Stato dell'Unione di martedì scorso, Trump ha detto che il suo secondo mandato, che termina nel 2029, "dovrebbe essere il mio terzo", ripetendo la falsa affermazione di aver sconfitto il democratico Joseph Biden nel 2020.
Un'analisi preliminare commissionata dalla stessa amministrazione Trump non ha trovato prove di frodi elettorali significative legate al voto di immigrati. Nonostante questo, l'amministrazione ha continuato a usare lo spettro del voto irregolare per giustificare iniziative volte a limitare i diritti di voto.
Sul fronte giudiziario, i tribunali hanno già bocciato le cause del Dipartimento di giustizia in tre stati, California, Michigan e Oregon. In due di questi casi, i giudici hanno rilasciato avvertimenti espliciti, sostenendo che l'amministrazione Trump non merita fiducia e che i suoi tentativi di centralizzare il processo elettorale rappresentano un rischio serio per il sistema democratico.