I nuovi dazi di Trump avvantaggiano Cina e Brasile e penalizzano l'Europa

La nuova tariffa globale al 15% riduce i dazi per i Paesi più criticati dalla Casa Bianca, mentre Regno Unito, Unione europea e Giappone subiscono gli aumenti maggiori

I nuovi dazi di Trump avvantaggiano Cina e Brasile e penalizzano l'Europa
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La nuova tariffa globale del 15% imposta da Donald Trump finisce per avvantaggiare proprio i Paesi che il presidente ha criticato più duramente, Cina e Brasile in testa, e colpire invece gli alleati storici degli Stati Uniti. Lo rivela un'analisi del Financial Times basata sui dati di Global Trade Alert, organismo indipendente di monitoraggio del commercio internazionale.

Secondo l'analisi condotta dall'economista Johannes Fritz, amministratore delegato di Global Trade Alert, il Brasile beneficerà della riduzione più consistente dei dazi medi, con un calo di 13,6 punti percentuali rispetto al regime precedente. Segue la Cina, con una riduzione di 7,1 punti percentuali. Anche i produttori asiatici come Vietnam, Thailandia e Malaysia, spesso accusati da Trump di accumulare enormi surplus commerciali con gli Stati Uniti, trarranno vantaggio dal nuovo sistema, soprattutto nei settori dell'abbigliamento, dei mobili, dei giocattoli e della plastica. "I Paesi più aspramente criticati dalla Casa Bianca e colpiti da dazi speciali hanno visto le loro tariffe calare di più", ha dichiarato Fritz al Financial Times.

La tariffa unica al 15% è la risposta di Trump alla sentenza della Corte Suprema che venerdì ha dichiarato illegittima gran parte della sua precedente politica commerciale. Il presidente aveva usato l'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per imporre dazi ai partner commerciali, ma la Corte ha bocciato questo strumento. Trump ha reagito annunciando prima una tariffa globale del 10%, poi alzata al 15% il giorno successivo. La nuova tariffa entrerà in vigore martedì, ma ha una validità di soli 150 giorni, trascorsi i quali servirà un'autorizzazione del Congresso per rinnovarla.

Il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Jamieson Greer ha difeso il nuovo regime in un'intervista alla CBS, ammettendo che l'amministrazione non ha più "la stessa flessibilità che ci dava l'IEEPA", ma promettendo indagini sulle pratiche commerciali sleali che potrebbero portare a nuovi dazi mirati. Trump ha alzato la tariffa dal 10 al 15% perché "l'urgenza della situazione richiede che usi la piena autorità", ha spiegato Greer. L'ufficio del rappresentante commerciale intende avviare indagini sulla sovraccapacità industriale che "copriranno molti di questi Paesi asiatici", ha aggiunto, citando anche il settore del riso, dove i sussidi stranieri danneggerebbero i produttori americani.

Greer ha anche rassicurato sulla tenuta degli accordi bilaterali già stipulati, sostenendo di aver parlato con i suoi omologhi in diversi Paesi, inclusa l'Unione europea, e che nessun partner commerciale ha dichiarato di voler annullare le intese. "Da un anno dico loro che, vittoria o sconfitta in tribunale, avremmo comunque avuto i dazi. Per questo hanno firmato questi accordi anche mentre il contenzioso era in corso", ha dichiarato alla CBS. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha confermato alla CNN che tutti i partner commerciali vogliono mantenere gli accordi negoziati con Trump.

I più penalizzati sono gli alleati tradizionali di Washington. Il Regno Unito è il Paese che perde di più: aveva ottenuto un dazio del 10% su molti prodotti e ora vedrà un aumento medio di 2,1 punti percentuali. L'Unione europea, che aveva negoziato una tariffa del 15%, subirà un aumento complessivo di 0,8 punti percentuali, con Italia e Francia particolarmente esposte quando si considerano circa 1.100 categorie di prodotti precedentemente esentate. Questi alleati sono colpiti più duramente perché le loro esportazioni verso gli Stati Uniti sono concentrate in settori come acciaio, alluminio e auto, coperti da dazi separati rimasti in vigore dopo la sentenza di venerdì.

Bruxelles ha chiesto "piena chiarezza" a Washington. La Commissione europea ha dichiarato che "la situazione attuale non è favorevole a un commercio e investimenti transatlantici equi, equilibrati e reciprocamente vantaggiosi". "Un accordo è un accordo. In quanto principale partner commerciale degli Stati Uniti, l'Ue si aspetta che gli Stati Uniti rispettino i propri impegni", ha aggiunto la Commissione. La presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde ha dichiarato alla CBS che la maggior parte del peso dei dazi esistenti è ricaduta sugli importatori e sui consumatori americani, e ha chiesto regole chiare: "Si vogliono conoscere le regole della strada prima di salire in macchina. Lo stesso vale per il commercio e gli investimenti".

L'incertezza resta il tratto dominante del nuovo scenario. Fritz ha osservato che l'amministrazione ha segnalato l'intenzione di imporre ulteriori misure specifiche per singoli Paesi attraverso la sezione 301 della legge commerciale del 1974, e che indagini contro Brasile e Cina sono già in corso. "Questo regime dura potenzialmente solo 150 giorni. L'amministrazione si concentrerà ora sugli strumenti legislativi che le consentono effettivamente di imporre dazi. In pratica, il gioco ricomincia da capo", ha dichiarato Fritz al Financial Times.

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