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I due partiti riempiono i tribunali di cause legali in vista dello scontro dopo le midterm
Victoria Pickering, 2020, Flickr, CC BY-NC-ND 2.0
Elezioni 32 min di lettura

I due partiti riempiono i tribunali di cause legali in vista dello scontro dopo le midterm

I repubblicani hanno già aperto 179 cause in 37 Stati per cercare elettori senza cittadinanza, mentre i democratici temono intimidazioni ai seggi e sequestri di schede elettorali dopo il 3 novembre.

A un mese dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, repubblicani e democratici hanno già intentato decine di cause sulle regole del voto. I ricorsi indicano su quali fronti potrebbe aprirsi lo scontro legale dopo le elezioni, qualora i risultati venissero contestati. Il Comitato Nazionale Repubblicano (RNC), l'organismo che guida il partito a livello nazionale, dichiara di avere aperto in totale 179 cause "per l'integrità del voto" in 37 Stati. Le controversie spaziano dalle regole per sigillare le buste delle schede inviate via posta in North Carolina al ruolo del governo federale in un sistema elettorale che la Costituzione affida ai singoli Stati.

I due partiti si avvicinano al voto con sospetti opposti. L'Amministrazione Trump insiste, senza prove, sul fatto che l'iscrizione nelle liste elettorali di persone prive della cittadinanza americana sia un problema diffuso. A luglio il presidente ha dichiarato che il Dipartimento della Sicurezza Interna aveva individuato "circa 278.000 non cittadini registrati per votare alle elezioni federali" in 4 Stati. Decenni di studi mostrano invece che i casi di persone senza cittadinanza americana che si registrano o votano sono rarissimi. I democratici ricordano, inoltre, che Trump tentò di ribaltare la sconfitta del 2020 e che di recente ha invitato i suoi sostenitori a "imbrogliare il più possibile" alle midterm.

Temono quindi una serie di iniziative repubblicane che potrebbero andare dall'intimidazione degli elettori al sequestro delle schede elettorali. Per i repubblicani, invece, si tratta di misure di buon senso. In North Carolina quest'anno hanno vinto una causa che impone alla Commissione Elettorale statale di cancellare dalle liste chi dichiara di non essere cittadino americano nel questionario per la selezione dei giurati. In Arizona l'RNC ha impugnato la decisione di un tribunale che aveva bloccato l'obbligo di dimostrare la cittadinanza per registrarsi al voto. La Corte Suprema ha accettato di esaminare il caso, ma solo dopo le elezioni di novembre. I democratici considerano questa strategia come l'ennesimo pretesto per imporre regole restrittive che ostacolano anche chi ha tutto il diritto di votare.

I contenziosi elettorali sono in deciso aumento dal 2000, quando la decisione della Corte Suprema di fermare il riconteggio in Florida fu determinante per la vittoria di George W. Bush nelle contestate presidenziali di quell'anno. Secondo Rick Hasen, docente di diritto all'Università della California a Los Angeles, da allora il numero medio annuo delle cause elettorali è circa triplicato. "Lo dico con rammarico: ricorriamo sempre più spesso ai tribunali", ha osservato Jeh Johnson, avvocato ed ex Segretario alla Sicurezza Interna, durante un recente forum sull'integrità del voto in Georgia. "Ormai c'è un'intera categoria di avvocati esperti di diritto elettorale che deve tenersi pronta per la notte delle elezioni".

Diverse decisioni della Corte Suprema hanno già inciso sulle prossime elezioni. Ad aprile i giudici hanno svuotato di significato una legge federale che tutelava il peso elettorale delle minoranze (il Voting Rights Act), consentendo così a diversi Stati a maggioranza repubblicana di ridisegnare i collegi a proprio favore. A settembre i giudici della Corte Suprema hanno bloccato il piano dell'Amministrazione Trump per limitare il voto per posta attraverso il servizio postale federale. Il 25 settembre hanno invece dato ragione al presidente, permettendo agli Stati di tornare a usare una banca dati federale per verificare la cittadinanza degli iscritti nelle liste elettorali.

Midterm 2026
A un mese dal voto, le elezioni di midterm si combattono già nei tribunali
Repubblicani e democratici hanno già intentato decine di cause sulle regole delle elezioni del 3 novembre. I ricorsi mostrano su quali fronti potrebbe aprirsi lo scontro legale se i risultati venissero contestati.
Il conto dichiarato dal Comitato Nazionale Repubblicano
179
cause sulle regole del voto, aperte in 37 Stati su 50
Cause elettorali negli Stati Uniti, media annua
Prima del 2000
94
Dopo il 2000
283
Le cause sono triplicate da quando, nel 2000, la Corte Suprema fermò il riconteggio dei voti in Florida. Il record è del 2020.
Il Dipartimento di Giustizia ha fatto causa a 30 Stati e alla capitale Washington per avere le liste elettorali: finora non ne ha vinta nessuna
Il governo chiede gli elenchi completi degli iscritti, dati personali compresi. Gli Stati rifiutano in nome della privacy e della Costituzione, che affida le elezioni a loro e al Congresso.
31
26
0
cause avviate
respinte dai giudici
vinte dal Dipartimento
Situazione al 1° ottobre 2026
Causa respinta Causa ancora aperta Chiusa con un accordo Nessuna causa
Otto sentenze contro il Dipartimento nel solo mese di luglio
Le 26 cause respinte, mese per mese
Gennaio 2026
California (CA)
Febbraio 2026
Oregon (OR), Michigan (MI)
Aprile 2026
Massachusetts (MA), Rhode Island (RI), Arizona (AZ)
Maggio 2026
Maine (ME), Wisconsin (WI)
Giugno 2026
Maryland (MD), Pennsylvania (PA), New Hampshire (NH)
Luglio 2026
New York (NY), West Virginia (WV), New Mexico (NM), Virginia (VA), Connecticut (CT), Kentucky (KY), New Jersey (NJ), Illinois (IL)
Agosto 2026
Colorado (CO), Washington D.C. (DC), Nevada (NV), Minnesota (MN)
Settembre 2026
Vermont (VT), Stato di Washington (WA), Georgia (GA)
Le altre 5 cause
Ancora aperte
Delaware (DE), Hawaii (HI), Idaho (ID), Utah (UT)
Chiusa con un accordo
Oklahoma (OK)
La maggior parte delle sentenze è stata impugnata. L'unico appello già deciso, quello sul Michigan, ha confermato la sconfitta del Dipartimento. L'Oklahoma ha consegnato i dati in cambio del ritiro della causa.
Trump parla di 278.000 non cittadini nelle liste elettorali. Dove qualcuno ha controllato, ne sono rimasti pochissimi
A luglio il presidente ha citato una revisione del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS), che non ha reso pubblico il metodo usato.
Da dove viene la cifra di Trump
278.000
oltre 250.000 stimati dal DHS in California, New Jersey, Nevada e Pennsylvania, quattro Stati che non hanno consegnato le loro liste
28.000 segnalati dalla banca dati federale SAVE in 25 Stati
Che cosa è rimasto dopo i controlli
Nevada
15.903
la stima iniziale del DHS, a luglio
185
i casi che il DHS dice di aver confermato, ad agosto
0
secondo lo Stato: i 185 risultano tutti cittadini. Il DHS contesta la verifica
Contea di Maricopa, Arizona
207
iscritti segnalati dalla banca dati SAVE come non cittadini
60
di loro avevano votato almeno una volta
8
non erano cittadini. Gli altri 52 sì
5 senza partito2 repubblicani1 democratico
A Maricopa i 207 nomi sono emersi dal controllo di 61.681 iscritti; 147 casi restano sotto indagine. Per la procuratrice della contea, repubblicana, quei voti non avrebbero cambiato l'esito di alcuna elezione.
In cinque mesi la Corte Suprema è intervenuta tre volte sulle regole del voto: due decisioni favoriscono i repubblicani, una ferma Trump
Due delle tre decisioni sono arrivate a meno di due mesi dal voto. Un quarto caso resta in sospeso fino a dopo le elezioni.
A favore di Trump o dei repubblicani Contro Trump I 90 giorni prima del voto
29 aprile6 voti a 3
Il peso elettorale delle minoranze
La Corte svuota la norma del Voting Rights Act che tutelava il voto delle minoranze. Diversi Stati a maggioranza repubblicana ridisegnano i collegi a proprio favore.
Favorisce i repubblicani
14 settembre7 voti a 2
Il voto per posta
Restano bloccate per queste elezioni le regole del servizio postale federale, volute da Trump, che avrebbero limitato il voto per posta.
Contro Trump
25 settembre6 voti a 3
La verifica della cittadinanza
Via libera provvisorio alla banca dati federale SAVE: gli Stati possono tornare a usarla per controllare la cittadinanza degli iscritti.
A favore di Trump
Dopo il voto
Il caso dell'Arizona
La Corte esaminerà l'obbligo di dimostrare la cittadinanza per iscriversi nelle liste elettorali. La decisione arriverà a elezioni concluse.
In attesa
Nei 90 giorni che precedono il voto, cioè dal 5 agosto, la legge federale vieta le cancellazioni sistematiche dalle liste elettorali: restano possibili solo quelle decise caso per caso.
Fonte: Comitato Nazionale Repubblicano; Richard Hasen (Università della California a Los Angeles); Brennan Center for Justice e State Democracy Research Initiative dell'Università del Wisconsin, dati al 1° ottobre 2026; Dipartimento della Sicurezza Interna; Segretario di Stato del Nevada; Procura della contea di Maricopa; Corte Suprema degli Stati Uniti.

La battaglia sui dati degli elettori

Il tentativo più ambizioso di individuare gli iscritti privi del diritto di voto è quello in corso da parte del Dipartimento di Giustizia guidato dal Procuratore Generale Todd Blanche, che ha chiesto a tutti gli Stati di fornire le liste elettorali complete, senza oscurare i dati personali. Alcuni hanno rifiutato, richiamando la tutela della privacy e il fatto che la Costituzione attribuisce le competenze sulle elezioni agli Stati e al Congresso, non al potere esecutivo. Il Dipartimento li ha citati in giudizio, ma finora i tribunali hanno respinto 26 di queste cause, secondo il Brennan Center for Justice, un centro studi che si occupa di diritto di voto e democrazia. Molte decisioni sono già state impugnate.

Il Dipartimento sostiene che le liste servano a incrociare i nominativi con le banche dati federali, compresa quella oggetto della recente decisione della Corte Suprema. Per Elisabeth Frost, responsabile del contenzioso di Elias Law Group, uno studio legale di Washington che ha seguito numerose cause importanti per conto del Partito Democratico, questi ricorsi rivelano un'Amministrazione sempre più "ossessionata dall'ottenere i dati degli elettori in ogni modo possibile". Frost ha spiegato al New York Times di temere che quei dati possano servire a cancellare dalle liste elettori coloro che hanno legittimamente diritto di votare oppure ad alimentare ricostruzioni false e confuse con cui mettere in dubbio, o contestare formalmente, le attese vittorie democratiche di novembre.

Dopo le elezioni del 2020 gli alleati di Trump presentarono più volte dati errati nei ricorsi con cui volevano cercare, inutilmente, di ribaltare la vittoria di Joe Biden. Quest'anno, secondo Frost, persino il mancato accesso alle informazioni potrebbe diventare un'arma ulteriore. L'Amministrazione potrebbe infatti sostenere: "Abbiamo cercato di ottenere questi dati, ma gli Stati non ce li hanno forniti, quindi nessuno dovrebbe credere ai risultati".

La banca dati si chiama SAVE, acronimo di Systematic Alien Verification for Entitlements. I controlli sulla cittadinanza effettuati attraverso questo sistema hanno però già prodotto numerosi errori. Questa settimana la procuratrice della contea di Maricopa, in Arizona, ha reso noti i risultati di un'indagine su 60 presunti elettori senza cittadinanza americana, individuati anche attraverso SAVE: 52 di questi erano effettivamente cittadini statunitensi. Gli altri 8, tra cui 5 indipendenti, 2 repubblicani e 1 democratico, avevano invece votato in alcune elezioni a partire dal 2012. La procuratrice, repubblicana, ha riconosciuto che quei numeri non avrebbero cambiato l'esito di alcuna elezione passata e ha ricondotto le iscrizioni irregolari a un errore nel sistema statale di rinnovo delle patenti.

Secondo diversi esperti, la decisione della Corte Suprema sull'uso di SAVE avrà un impatto limitato sulle elezioni di midterm. La legge federale vieta infatti le cancellazioni sistematiche dalle liste elettorali nei 90 giorni che precedono il voto, pur consentendo quelle effettuate caso per caso. Lori Ringhand, esperta di diritto elettorale dell'Università della Georgia, teme però che alcuni Stati possano decidere di cancellare molti elettori dalle loro liste elettorali sostenendo di averne esaminato singolarmente le posizioni. "Ci sarà una zona grigia", ha detto al New York Times. "Non mi sorprenderebbe se uno Stato provasse a forzare la mano".

Il voto dall'estero e i timori dei democratici

Un altro fronte, meno seguito, riguarda i cittadini americani che vivono all'estero e non hanno mai risieduto negli Stati Uniti, i cosiddetti "never residents". Tra loro ci sono figli di militari che compiono 18 anni all'estero mentre i genitori sono in servizio. L'RNC e i suoi alleati hanno intentato cause in diversi Stati per privarli del diritto di voto: hanno vinto in North Carolina, mentre i ricorsi in Michigan e Nebraska sono stati respinti. In altri Stati, invece, le decisioni sono ancora attese.

Questa settimana il Comitato Nazionale Democratico (DNC) ha citato in giudizio il Dipartimento della Difesa, accusandolo di aver violato la legge federale modificando il modulo destinato agli americani all'estero in modo da rendere più difficile l'iscrizione nelle liste elettorali. Tra i citati in giudizio figura anche l'Office of Management and Budget, ovvero l'ufficio federale che si occupa del bilancio e della gestione amministrativa: secondo i democratici, avrebbe consentito le modifiche senza il necessario preavviso pubblico.

Il precedente più significativo risale alle elezioni del 2024 in North Carolina. Un candidato repubblicano alla Corte Suprema statale, sconfitto dal rivale democratico per meno di 800 voti, tentò di far annullare decine di migliaia di schede, comprese quelle di militari e di circa 300 cittadini americani residenti all'estero che non avevano mai risieduto negli Stati Uniti. La controversia si trascinò per mesi nei tribunali. "Il North Carolina potrebbe essere stato un banco di prova per loro", ha detto Jane Kleeb, vicepresidente del DNC. Secondo Kleeb, dopo il 3 novembre i repubblicani potrebbero cercare nuovamente di far invalidare in tribunale le schede degli elettori all'estero o di altri gruppi.

Gli esperti di diritto elettorale ritengono invece che gli eventuali ricorsi dei democratici dopo il voto potrebbero concentrarsi sulle cancellazioni dalle liste decise all'ultimo momento, una preoccupazione di lunga data. In Kentucky una causa promossa da un gruppo progressista si è conclusa ad agosto con l'adozione di un nuovo regolamento, che rende più rigorosi i controlli prima di cancellare un elettore dalle liste elettorali sulla base di un presunto trasferimento in un altro Stato.

A settembre diverse organizzazioni per la difesa dei diritti civili e sindacati hanno presentato un ricorso sostenendo che le operazioni dell'Amministrazione contro l'immigrazione irregolare, insieme all'ipotesi di inviare agenti armati ai seggi, costituiscano un'intimidazione illegale degli elettori. Il DNC ha inoltre chiesto in tribunale i documenti governativi sul possibile impiego di agenti federali ai seggi. In una seconda causa, il DNC ha chiesto al Dipartimento di Giustizia i documenti relativi a "qualsiasi sequestro pianificato di schede, macchine per il voto e altri componenti del sistema elettorale". Il timore dei democratici è che l'Amministrazione voglia tentare di bloccare lo spoglio o la certificazione dei risultati. Nell'ambito di quest'ultima causa, finora non è stato consegnato alcun documento.

Per Derek Muller, docente di diritto all'Università di Notre Dame, questi ultimi due ricorsi servono soprattutto a rendere pubbliche le preoccupazioni del Partito Democratico, che ad ottenere risultati veri e propri nelle corti. "Alcune cause servono solo a rassicurare il pubblico, o la propria base, sul fatto che il partito sta prestando attenzione a determinate questioni", ha spiegato. "Allo stesso tempo mostrano che il Partito è consapevole di questi rischi e si sta preparando a qualsiasi evenienza nel caso qualcosa cambi dopo le elezioni".

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