Gli Stati Uniti sotto Trump non sono più una democrazia liberale
Il rapporto annuale del V-Dem Institute registra il declino democratico più rapido della storia americana. La libertà di espressione è ai minimi dal 1945, i vincoli legislativi al livello più basso da un secolo. L'Italia entra nella lista dei paesi in fase di autocratizzazione.
Gli Stati Uniti non sono più una democrazia liberale. Lo stabilisce il Democracy Report 2026, il rapporto annuale del V-Dem Institute dell'Università di Göteborg, il più grande progetto di ricerca al mondo sulla misurazione della democrazia, con oltre 32 milioni di dati raccolti su 202 paesi dal 1789 al 2025 grazie al lavoro di 4.200 esperti. Il punteggio americano sull'indice di democrazia liberale è crollato del 24% in un solo anno, facendo precipitare il paese dal ventesimo al cinquantunesimo posto nella classifica mondiale. Il livello di democrazia degli Stati Uniti è tornato a quello del 1965, l'anno in cui il Voting Rights Act vietò la discriminazione etnica nel voto.
La velocità del deterioramento democratico sotto il secondo mandato del presidente Trump non ha precedenti nella storia moderna. Il rapporto confronta il caso americano con i più noti processi di autocratizzazione degli ultimi 25 anni: il declino registrato in un solo anno negli Stati Uniti aveva richiesto oltre quattro anni a Viktor Orbán in Ungheria, otto ad Aleksandar Vučić in Serbia e circa un decennio a Narendra Modi in India e a Recep Tayyip Erdoğan in Turchia. Solo sei paesi dal 2000 hanno subito un calo annuale più forte sull'indice, e cinque di quei casi erano colpi di stato militari.
I ricercatori descrivono il secondo mandato di Trump come una rapida e aggressiva concentrazione di poteri nella presidenza. L'aspetto più colpito è quello dei vincoli legislativi sull'esecutivo, che hanno perso un terzo del loro valore nel 2025, raggiungendo il punto più basso in oltre cento anni. In termini concreti, il Congresso a maggioranza repubblicana ha ceduto significativi poteri legislativi, fiscali e di controllo al ramo esecutivo. Il Senato ha spesso rinunciato a esercitare il proprio ruolo di conferma sulle nomine presidenziali. Il presidente Trump ha firmato 225 ordini esecutivi nel 2025 su questioni rilevanti, mentre il Congresso ha approvato 49 leggi, quasi tutte su argomenti secondari. Il sito Court Watch elenca oltre 600 cause legali contro l'amministrazione Trump, di cui quasi 200 davanti a corti d'appello federali.
Anche i vincoli giudiziari sull'esecutivo sono al livello più basso dal 1900. Il rapporto documenta il disprezzo dell'amministrazione per il sistema giudiziario: il primo giorno del suo mandato il presidente ha graziato 1.500 condannati per l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio. L'amministrazione ha presentato risoluzioni di impeachment e reclami disciplinari contro giudici federali che avevano emesso sentenze sfavorevoli, ha rifiutato di rispettare ordini dei tribunali e lo stesso presidente ha dichiarato che i soli limiti ai suoi poteri sono la sua moralità. L'American Bar Association ha dichiarato che le azioni dell'amministrazione minano consapevolmente la divisione dei poteri prevista dalla Costituzione.
La libertà di espressione è crollata al livello più basso dalla fine della Seconda guerra mondiale. Tutti gli indicatori in quest'area registrano cali significativi: censura governativa dei media, molestie ai giornalisti, autocensura, pregiudizio dei media a favore del governo. Il Trump Action Tracker, un progetto guidato dalla professoressa Christina Pagel dell'University College London, documenta 2.651 azioni e dichiarazioni dell'amministrazione che riecheggiano quelle di regimi autoritari, di cui 689 di soppressione del dissenso e 339 di controllo dei media e dell'informazione. L'organizzazione Reporters Without Borders afferma che il presidente è sulla strada per unirsi ai peggiori predatori della libertà di stampa al mondo. Sette milioni di persone hanno partecipato a 2.700 manifestazioni il 18 ottobre 2025, il cosiddetto "No Kings Day", per protestare contro l'agenda che gli organizzatori hanno definito autoritaria.
I diritti civili e l'uguaglianza davanti alla legge sono tornati ai livelli della fine degli anni Sessanta. L'amministrazione ha smantellato le iniziative di diversità, equità e inclusione nella pubblica amministrazione federale e ha trasformato le priorità della divisione diritti civili del dipartimento di giustizia. Circa il 70% degli avvocati della divisione ha lasciato l'incarico. Human Rights Watch ha concluso nel suo rapporto mondiale 2026 che il secondo mandato è stato segnato da diffuse violazioni dei diritti umani, compresa la repressione di manifestazioni anti-governative e una campagna di rimpatri che ha portato a migliaia di cause legali per violazione del giusto processo.
Le componenti elettorali della democrazia americana restano stabili per ora, poiché gli indicatori specifici sulle elezioni vengono rivalutati solo negli anni elettorali e i punteggi del 2025 si basano sulla qualità delle elezioni del 2024, considerate libere e regolari. Tuttavia il rapporto segnala azioni preoccupanti in vista delle elezioni di metà mandato del 2026: il dipartimento di giustizia ha richiesto registri elettorali e liste di registrazione a quasi tutti gli stati e ha citato in giudizio i 24 che hanno rifiutato di fornirli. Il 40% dei funzionari elettorali americani ha lasciato il proprio incarico dopo le elezioni del 2020.
Il caso americano si inserisce in un quadro globale allarmante. La democrazia nel mondo è tornata ai livelli del 1978 per il cittadino medio, cancellando quasi tutti i progressi della "terza ondata di democratizzazione" iniziata nel 1974. Le autocrazie (92) superano le democrazie (87) e il 74% della popolazione mondiale, circa 6 miliardi di persone, vive in autocrazie. Solo il 7% vive in democrazie liberali. Il numero di paesi in fase di autocratizzazione è 44, un livello senza precedenti, e per la prima volta tra questi ci sono cinque paesi europei di nuova identificazione: Croazia, Italia, Slovacchia, Slovenia e Regno Unito. L'autocratizzazione colpisce ora sette stati membri dell'Unione Europea e due dei suoi principali alleati, il Regno Unito e gli Stati Uniti. L'Europa occidentale e il Nord America registrano il livello di democrazia più basso degli ultimi 50 anni per il cittadino medio, un dato trainato soprattutto dalla crisi americana ma aggravato dai processi in corso in Italia (59 milioni di abitanti), nel Regno Unito (70 milioni) e negli Stati Uniti (343 milioni).
Il rapporto nota che in Italia il calo dell'indice di democrazia è guidato da un deterioramento della libertà di espressione e dei media. Nel Regno Unito la libertà di espressione è scesa ai livelli più bassi degli ultimi decenni, accompagnata da un aumento dell'autocensura dei media. La Grecia, in fase di autocratizzazione dal 2020, ha perso quasi subito il suo status di democrazia liberale per l'indebolimento dello stato di diritto e gli attacchi alla libertà di stampa sotto il governo del primo ministro Kyriakos Mitsotakis, anche se il deterioramento sembra essersi fermato negli ultimi due anni.
I ricercatori indicano tuttavia che esistono possibilità di inversione. Circa il 70% degli episodi di autocratizzazione della "terza ondata" è stato ribaltato. Le elezioni si sono rivelate finestre di opportunità decisive, e il primo ciclo elettorale è stato spesso determinante. Il sistema giudiziario e la Corte Suprema saranno probabilmente vitali nel fermare le derive autocratiche dell'amministrazione, insieme alle strutture federali degli stati. Il professor Steven Levitsky dell'Università di Harvard ha dichiarato al New York Times che il regime negli Stati Uniti è ormai una forma di autoritarismo.