Donald Trump ha promesso un assegno da 5.000 dollari a ogni cittadino americano adulto, ma solo se i repubblicani manterranno il controllo del Congresso alle elezioni di metà mandato. È proprio questa condizione a spingere la maggioranza degli intervistati a bocciare sonoramente la proposta. Soltanto il 13% crede che il presidente intenda davvero distribuire il denaro, mentre il 62% pensa che la promessa serva soprattutto a raccogliere voti a novembre.
Sono i risultati del sondaggio di settembre di Strength In Numbers/Verasight, condotto dal 16 al 21 settembre su 1.528 cittadini americani adulti, con un margine d'errore di 2,6 punti percentuali. L'analista G. Elliott Morris li ha pubblicati nella sua newsletter. È la stessa rilevazione in cui l'approvazione di Trump è scesa al 33%, con un saldo tra giudizi positivi e negativi di meno 30 punti, il peggiore della serie.
La promessa, ribattezzata "Trump Dividend", era stata l'annuncio centrale della Convention per le elezioni di metà mandato che il Partito Repubblicano ha tenuto a Dallas all'inizio di settembre, la prima nella sua storia. Distribuire gli assegni costerebbe circa 1.200 miliardi di dollari e richiederebbe l'approvazione del Congresso, come ha riconosciuto anche lo Speaker della Camera Mike Johnson. Il vicepresidente JD Vance ha indicato le entrate dei dazi come una possibile fonte di finanziamento. Secondo la Tax Foundation, un centro studi sulla fiscalità, i pagamenti assorbirebbero quasi tutto il gettito previsto dai nuovi dazi nell'arco di 10 anni.
Il consenso si ribalta quando gli assegni dipendono dal voto
Secondo gli strateghi repubblicani, la Convention, costruita attorno al presidente, avrebbe dovuto mobilitare i sostenitori del partito meno propensi ad andare alle urne. Morris ritiene che la strategia fosse sbagliata in partenza: già prima dell'evento, i dati mostravano che i repubblicani incerti sulla propria partecipazione al voto esprimevano giudizi più negativi su Trump rispetto a quelli già decisi a votare. La loro principale preoccupazione, inoltre, era il costo della vita, un problema che il presidente aveva liquidato in televisione come una "bufala" e che, secondo l'analista, nessun altro oratore aveva affrontato.
Per misurare l'effetto della promessa, il sondaggio ha diviso il campione in 3 gruppi. Al primo è stato chiesto semplicemente se fosse favorevole a versare 5.000 dollari alle famiglie americane: il 53% ha risposto sì e il 35% no, con un saldo positivo di 18 punti. Al secondo è stato precisato che la proposta era di Trump: il saldo è sceso a più 12 punti, una differenza che, secondo Morris, rientra nel margine d'errore.
Al terzo gruppo è stata invece presentata la proposta nei termini annunciati dal presidente a Dallas, subordinando gli assegni alla vittoria repubblicana. Il risultato si è ribaltato: il 35% si è detto favorevole e il 54% contrario, con un saldo che Morris indica in -18 punti. Tra chi non si dichiara certo di andare a votare, proprio l'elettorato che la convention avrebbe dovuto mobilitare, il cambiamento è ancora più marcato: il saldo passa da +39 a -5 punti.
Il 71% degli adulti americani intervistati ritiene inappropriato che un presidente prometta pagamenti pubblici subordinati alla vittoria del proprio partito. La pensa così persino il 53% dei repubblicani. E soltanto un quarto circa degli intervistati crede che gli assegni verrebbero effettivamente distribuiti, anche in caso di vittoria repubblicana.
Pochi nuovi consensi, più distanza dagli indipendenti
Alla domanda se la promessa li renda più o meno propensi a votare per i candidati repubblicani al Congresso, il 28% ha risposto meno, il 13% di più e il 53% ha dichiarato che non cambia nulla. Molti di coloro che si dicono più propensi, però, avevano già intenzione di votare repubblicano. Gli adulti che la promessa avvicina al partito e che non avevano già dichiarato di sostenerlo sono meno del 4% del totale.
Secondo Morris, questo potenziale guadagno è compensato dalle perdite tra gli indipendenti: la quota di chi si dice meno propenso a votare repubblicano supera di 11 punti quella di chi si dichiara più propenso. L'analista osserva inoltre che, nelle settimane successive alla Convention, i risultati di Trump nei sondaggi sono ulteriormente peggiorati.
Per Morris, sono numeri molto negativi per quello che considera, di fatto, l'unico annuncio di grande rilievo emerso dalla convention. La promessa pensata per riportare alle urne i repubblicani meno motivati rischia così di allontanare proprio loro, oltre agli indipendenti.
