Gli americani vogliono più spesa sociale e meno fondi all'esercito
I cittadini bocciano i tagli all'istruzione e alla sanità proposti dal Congresso, mentre il debito federale supera il 100% del Pil per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale
Gli elettori americani si oppongono ai tagli alla spesa sociale e all'aumento del bilancio del Pentagono che il Congresso a maggioranza repubblicana sta valutando, secondo una serie di sondaggi pubblicati nelle ultime settimane. La rilevazione di RMG Research/Napolitan News Service condotta tra il 27 e il 28 aprile 2026 mostra che il 62% degli intervistati si oppone ai tagli al Dipartimento dell'Istruzione, contro il 32% favorevole, uno scarto di 30 punti percentuali. Ancora più netto il giudizio sui tagli alla Transportation Security Administration, l'agenzia che si occupa della sicurezza nei trasporti, respinti con un margine di 36 punti, 63% contro 27%. Sulla proposta democratica di ridurre i fondi all'Immigration and Customs Enforcement, l'agenzia federale per l'immigrazione, gli elettori si dividono in modo più netto: il 51% è favorevole al taglio, il 44% contrario.
Il dibattito arriva in un momento delicato per il bilancio federale. Il presidente Trump ha firmato il 30 aprile 2026 una legge che pone fine allo shutdown del Dipartimento di Sicurezza Interna e finanzia l'agenzia per l'immigrazione. Il Congresso sta inoltre discutendo un significativo aumento della spesa militare e tagli consistenti all'Environmental Protection Agency, l'agenzia per la protezione ambientale.
Sull'aumento dei fondi al Pentagono, i parlamentari sembrano andare in direzione opposta rispetto all'opinione pubblica. Un sondaggio Verasight/The Argument condotto tra il 20 e il 23 aprile 2026 mostra che la spesa militare è di gran lunga la categoria su cui gli americani ritengono che il governo spenda troppo. Per finanziare l'aumento delle spese militari, i repubblicani starebbero valutando ulteriori tagli alla sanità, già ridotta in modo significativo nella legge di bilancio dello scorso anno, ufficialmente denominata One Big Beautiful Bill Act. I leader repubblicani sostengono che questi tagli colpiranno solo sprechi e frodi, mentre gli oppositori replicano che le frodi non sono diffuse e che i tagli danneggeranno gli americani, in particolare i beneficiari di Medicaid, il programma sanitario per le famiglie a basso reddito.
Sulla percezione degli sprechi, i dati sono ambigui. Nel sondaggio RMG Research/Napolitan News, il 21% degli elettori ritiene che la maggior parte della spesa federale sia spreco e frode, mentre un altro 44% dice che ne è coinvolta una buona parte. Il 24% pensa che lo spreco riguardi solo una parte della spesa e appena il 5% lo considera marginale. Su questo terreno i repubblicani potrebbero riuscire a presentare i tagli come semplice eliminazione di sprechi. Il 67% degli elettori intervistati da Verasight/The Argument ritiene però che il governo spenda troppo poco per la sanità. Un sondaggio di Data for Progress condotto tra il 3 e il 6 aprile 2026 mostra inoltre che le specifiche misure proposte per ridurre la spesa di Medicaid sono tutte respinte con margini superiori ai 30 punti percentuali.
In generale, gli americani danno la priorità ai programmi che li riguardano direttamente. Il sondaggio YouGov/The Economist del 24-27 aprile 2026 indica che gli aumenti più richiesti riguardano programmi di sostegno diretto come Social Security, Medicare e Medicaid, oltre alla spesa per i veterani e all'istruzione.
Il quadro è complicato dalla situazione dei conti pubblici. Per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale, il debito federale degli Stati Uniti supera il 100% del Pil. Un sondaggio condotto da Global Strategy Group e North Star Opinion Research per la Peter G. Peterson Foundation rileva che l'88% degli elettori è preoccupato per l'impatto del debito sui tassi di interesse e il 92% per l'impatto sull'inflazione. L'83% afferma che la presenza di un piano per affrontare il debito influenzerà il proprio voto nel 2026. Il 66% pensa che il debito peggiorerà nei prossimi anni, contro un 28% che si aspetta un miglioramento.
Questi numeri vanno letti con cautela. Le domande sui timori legati a inflazione e tassi di interesse erano precedute nel sondaggio da una premessa che spiegava come gli economisti, da tutto lo spettro ideologico, concordino sul fatto che il debito crescente possa aumentare inflazione e tassi, rendendo più costosi beni, servizi e trasporti. Predisposti a credere che il debito incida su questi indicatori, gli intervistati hanno fornito le risposte attese.
La spesa pubblica raramente compare ai primi posti tra le priorità degli americani. Nei sondaggi YouGov/The Economist degli ultimi anni, la voce taxes and government spending non ha mai superato il 10% delle risposte come questione più importante, una quota analoga a quella di chi indica la sicurezza nazionale e la politica estera. A dominare le preoccupazioni sono stati l'inflazione e i prezzi, anche se diritti civili e libertà civili hanno avuto un momento di rilievo nell'estate e nell'autunno del 2025.
La Peter G. Peterson Foundation, organizzazione no profit che promuove la riduzione del debito federale, conduce sondaggi mensili dalla fine del 2012. In quelle rilevazioni una media del 29% degli intervistati si aspetta un miglioramento del debito, mentre il 61% prevede un peggioramento, dati non lontani dal 28-66 dell'ultimo sondaggio. Una sola variabile ha mosso in modo significativo l'opinione pubblica su questo punto in oltre un decennio: l'elezione di Donald Trump. Dopo le vittorie del 2016 e del 2024, i sondaggi hanno mostrato per breve tempo gli elettori divisi quasi a metà, prima di tornare al consueto pessimismo. Trump ha però aumentato il deficit in modo marcato in entrambi i mandati.