Gli americani arrabbiati con entrambi i partiti preferiscono i Dem per le midterm
Entrambi i partiti registrano un gradimento negativo. Chi disprezza sia democratici che repubblicani preferisce i primi di 31 punti. Trump è meno popolare che nel 2018
Un nuovo sondaggio CNN, condotto dall'istituto SSRS, fotografa un elettorato americano scontento di tutti. Sia il Partito Democratico sia il Partito Repubblicano registrano un gradimento negativo tra la popolazione, eppure in questa cornice di insoddisfazione generale i democratici partono in vantaggio in vista delle elezioni di metà mandato del 2026. Tra gli elettori registrati, il 6% in più dichiara che voterebbe oggi per un candidato democratico al Congresso piuttosto che per uno repubblicano.
Il dato più significativo riguarda i cosiddetti "double haters", circa un quarto degli americani che ha un giudizio negativo su entrambi i partiti. Questo gruppo preferisce i democratici con un margine di 31 punti. Si tratta di elettori già decisivi in passato: nel 2016 e nel 2024 si schierarono con Trump, nel 2022 favorirono i repubblicani con ampio margine. Oggi il vento è cambiato, anche se la loro preferenza per i democratici nasce più dall'opposizione ai repubblicani che da un entusiasmo per il partito rivale.
I numeri sul gradimento sono impietosi per entrambi gli schieramenti. Solo il 28% degli americani ha un'opinione favorevole dei democratici, contro il 32% dei repubblicani, che devono il leggero vantaggio soprattutto al giudizio più positivo dei propri elettori. Rispetto al ciclo elettorale del 2018, il primo mandato di Trump, la situazione è peggiorata per tutti: il tasso di approvazione del presidente è al 35%, sette punti in meno di allora, mentre il gradimento netto dei democratici è passato da un valore vicino alla parità a un saldo negativo di quasi 30 punti.
Quando si chiede ai "double haters" cosa non sopportano di ciascun partito, le risposte sono diverse. Il 22% critica i democratici perché non concludono nulla, l'11% perché non si oppongono abbastanza a Trump e ai repubblicani, il 10% perché troppo progressisti. Quanto ai repubblicani, la critica più frequente (14%) è che il partito non si oppone a Trump, seguita dalla percezione che non si occupi della gente (10%) e che sia corrotto (8%).
Il paradosso dei democratici è che soffrono di maggiori divisioni interne rispetto ai repubblicani, ma riescono comunque a mobilitare meglio la propria base. Gli elettori vicini ai democratici si dichiarano "estremamente motivati" a votare con 17 punti in più rispetto ai repubblicani, nonostante abbiano 14 punti in meno di gradimento verso il proprio partito. Tra gli elettori più motivati in assoluto, il voto si orienta al 57% per i democratici contro il 38% per i repubblicani.
La motivazione principale degli elettori democratici è l'opposizione a Trump. Più di tre quarti di chi intende votare per il partito dichiara che il proprio voto sarà un messaggio contro il presidente. Solo la metà degli elettori repubblicani, al contrario, vede il proprio voto come un gesto di sostegno a Trump. Questo schema rientra in una dinamica ricorrente nelle elezioni di metà mandato americane, dove gli elettori tendono a punire il partito al potere, soprattutto quando il presidente è impopolare.
Le fratture interne ai due partiti restano evidenti, anche se la maggioranza degli elettori di ciascuno schieramento percepisce il proprio partito come sostanzialmente unito. Il 72% dei democratici riconosce che la questione israeliana crea problemi, e circa due terzi vedono divisioni sulle priorità e sulla posizione ideologica del partito. Tra i repubblicani, poco più della metà individua tensioni su cosa il partito debba concentrarsi (54%), se spostarsi a destra o al centro (52%) e se gli eletti debbano mai opporsi pubblicamente a Trump (52%).
Un segnale di allarme per i repubblicani arriva dai giovani. Solo il 33% degli elettori repubblicani sotto i 45 anni si dichiara estremamente motivato a votare, contro una maggioranza tra gli over 45. I giovani repubblicani sono anche 24 punti più propensi dei più anziani a considerare Israele un tema divisivo per il partito.
I leader di entrambi i partiti al Congresso non godono di grande popolarità. I repubblicani Mike Johnson e John Thune e i democratici Hakeem Jeffries e Chuck Schumer registrano tutti un gradimento negativo. Schumer è il più impopolare, con un saldo negativo di 32 punti tra il pubblico generale e addirittura un saldo negativo di 4 punti tra gli elettori vicini al suo stesso partito. Il sondaggio è stato condotto online e per telefono tra il 26 e il 30 marzo su un campione di 1.201 adulti, con un margine di errore di 3,2 punti percentuali.