Chi ha votato Trump a causa del caro vita ora lo sta abbandonando

Sondaggi condotti per oltre nove mesi mostrano che i gruppi che avevano spostato i loro voti verso Trump nel 2024, giovani, non bianchi e a basso reddito, sono oggi i più critici verso la sua presidenza

Chi ha votato Trump a causa del caro vita ora lo sta abbandonando
Official White House Photo by Daniel Torok

Dopo la vittoria di novembre 2024, molti analisti e commentatori americani avevano parlato di una svolta storica: il Partito Repubblicano si stava trasformando in un partito multietnico e operaio, capace di attrarre elettori giovani, non bianchi e con redditi bassi che in passato avevano votato per i Democratici. Una "riallineamento" generazionale, lo chiamarono. I dati raccolti negli ultimi mesi raccontano una storia molto diversa.

È questa la tesi centrale di un'analisi pubblicata su Strength In Numbers, la newsletter del politologo G. Elliott Morris, basata su sondaggi condotti tra maggio 2025 e febbraio 2026 in collaborazione con la società di ricerca Verasight. Morris sostiene che Trump non abbia "conquistato" quegli elettori: li abbia "presi in prestito". Persone preoccupate per il costo della vita che, di fronte all'inflazione e ai prezzi alti sotto l'amministrazione Biden, avevano deciso di punire il partito al governo. Non si trattava di una conversione ideologica, ma di un voto di protesta economica. E ora che Trump è presidente, quella protesta si sta ritorcendo contro di lui.

I numeri sono chiari. Tra tutti i cittadini che dichiarano di aver votato per Trump nel 2024, l'83,5% approva ancora il suo operato come presidente. Il 15,3% lo disapprova. Una percentuale che può sembrare contenuta, ma che Morris contestualizza con un calcolo semplice: se Trump avesse perso il 15% dei suoi elettori nel 2024, avrebbe ottenuto solo il 42% dei voti, perdendo le elezioni.

Verasight Poll — Approvazione Trump per gruppo demografico
Approvazione di Donald Trump tra i suoi elettori — Sondaggio Verasight
Elettori di Trump nel 2024 — per gruppo demografico
65+ anni
92
8
92% 8%
Reddito familiare $100k+
89
11
89% 11%
Bianchi con laurea
88
11
88% 11%
Bianchi senza laurea
86
13
86% 13%
45–64 anni
85
14
85% 14%
Reddito $50k–$100k
84
16
84% 16%
Totale
84
15
84% 15%
AAPI + Altro
79
19
79% 19%
Ispanici
79
19
79% 19%
18–29 anni
76
22
76% 22%
Reddito fino a $50k
75
21
75% 21%
30–44 anni
75
23
75% 23%
Neri
65
33
65% 33%
Data di rilevazione: maggio 2025 – febbraio 2026  |  Campione: Elettori di Trump nel 2024 (dati aggregati da sondaggi Strength In Numbers/Verasight)  |  Metodo: Panel online  |  Fonte: Strength In Numbers / gelliottmorris.com / Verasight

La disaggregazione per gruppi demografici è ancora più significativa. Tra i votanti neri che avevano scelto Trump nel 2024, solo il 65% lo approva ancora. Tra gli ispanici, il dato sale al 79%. Tra gli elettori asiatico-americani e altri gruppi non bianchi, anch'essi intorno al 79%. I votanti bianchi, invece, restano stabilmente dalla sua parte: l'88% di quelli con un diploma universitario e l'86% di quelli senza lo approvano ancora. Lo stesso schema vale per l'età: tra i votanti Trump dai 18 ai 29 anni, il 22% oggi lo disapprova, contro solo l'8% tra gli over 65. E per il reddito: tra chi guadagna meno di 50.000 dollari l'anno, il 21% ha già cambiato giudizio, mentre tra chi supera i 100.000 dollari la quota di scontenti scende al 10%.

Il pattern è lo stesso ovunque: più un gruppo aveva spostato il proprio voto verso Trump nel 2024, più oggi tende a criticarlo. Morris non considera questo una coincidenza. Uno studio del Yale Budget Lab del 2025 ha stimato che i dazi imposti da Trump colpiscono il decile di reddito più basso a un ritmo tre volte superiore rispetto al decile più ricco. Trump ha inoltre firmato un disegno di legge di bilancio che taglia il Medicaid, il programma sanitario pubblico destinato agli americani meno abbienti. E ha sostenuto sgravi fiscali orientati prevalentemente verso i redditi alti.

L'analisi si concentra anche su una categoria specifica: gli "elettori del caro vita", ovvero coloro che nei sondaggi indicano prezzi e inflazione oppure lavoro ed economia come il problema principale del paese. Questo gruppo, che nel 2024 si era diviso quasi a metà tra Trump (46%) e Harris (47%), oggi disapprova Trump con un margine di 25 punti: il 61% è contrario, solo il 36% favorevole. Sul voto per il Congresso nel 2026, preferisce i democratici con un vantaggio di 12 punti. Rispetto al 2024, si tratta di uno spostamento di 13 punti verso sinistra.

A rafforzare la tesi di Morris ci sono anche i dati di Data for Progress, un istituto di ricerca, rilevati nel marzo 2026. Tra i votanti Trump che oggi lo disapprovano, il 28% aveva votato Biden nel 2020 e il 12% non aveva votato affatto. Non sono elettori repubblicani delusi: sono elettori indipendenti e occasionali, esattamente il tipo di persona che si avvicina a un candidato per ragioni contingenti e lo abbandona quando le aspettative non vengono soddisfatte. La stessa ricerca mostra che i votanti Trump meno esposti all'informazione sono quelli che lo stanno abbandonando più rapidamente: avevano proiettato su di lui le proprie speranze economiche senza conoscere nel dettaglio il suo programma, e ora che quel programma è realtà faticano a riconoscersi in esso.

Le implicazioni politiche di questo quadro sono potenzialmente rilevanti. Trump aveva vinto nel 2024 con margini stretti: circa 29.000 voti nel Wisconsin, circa 2 punti percentuali in Michigan, Pennsylvania e Georgia. Secondo Morris, quei margini svanirebbero se anche solo una frazione degli "elettori presi in prestito" decidesse di restare a casa o di votare altrove. I dati di Data for Progress indicano già che l'8% dei votanti Trump del 2024 oggi dichiara che voterebbe per il candidato democratico alle elezioni congressuali. In un anno di midterm, in cui storicamente il partito del presidente perde seggi, una defezione di quella portata potrebbe trasformare le elezioni del 2026 in una sconfitta pesante per i repubblicani.

Per Morris, il "riallineamento" annunciato dopo il voto del 2024 non è mai esistito come fenomeno duraturo. Era una lettura sbagliata di un voto di protesta economica, scambiato per una trasformazione ideologica. Trump aveva vinto promettendo di rendere la vita più economica. Molti lo avevano creduto. Quell'aspettativa, secondo i dati, non è stata soddisfatta.

Focus America non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.