Chavez-DeRemer lascia la guida del Dipartimento del Lavoro americano

La segretaria al Lavoro è la terza figura di alto rango a uscire dal governo in meno di due mesi, dopo Kristi Noem e Pam Bondi. Al suo posto, in via temporanea, Keith Sonderling.

Chavez-DeRemer lascia la guida del Dipartimento del Lavoro americano
Shawn T. Moore / Official Department of Labor Photograph

Lori Chavez-DeRemer ha lasciato la guida del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti, travolta da un'inchiesta interna per presunti abusi di potere che includono una relazione con un membro della sua scorta, il consumo di alcol durante il servizio e l'uso di fondi pubblici per viaggi personali mascherati da trasferte ufficiali. L'annuncio è arrivato lunedì sera attraverso Steven Cheung, consigliere del presidente e direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, che ha comunicato la notizia su X. A sostituirla in via temporanea sarà il vice segretario Keith Sonderling.

Chavez-DeRemer è la terza figura di vertice a uscire dall'amministrazione del presidente Donald Trump nel giro di poche settimane, dopo l'ex segretaria alla Homeland Security Kristi Noem, licenziata a marzo, e l'ex attorney general Pam Bondi, rimossa all'inizio di aprile. A differenza delle altre due uscite, questa non è stata annunciata dal presidente sui suoi canali social, ma appunto da un collaboratore della Casa Bianca.

Nel messaggio diffuso dall'amministrazione, Cheung ha definito "eccezionale" il lavoro svolto dalla segretaria uscente nel proteggere i lavoratori americani, promuovere pratiche del lavoro eque e aiutare i cittadini ad acquisire nuove competenze. Ha aggiunto che Chavez-DeRemer lascia il governo per assumere un incarico nel settore privato.

L'indagine interna è condotta dall'ispettore generale del Dipartimento del Lavoro e si basa su una serie di denunce emerse a partire da gennaio, quando il New York Post ha pubblicato per primo i dettagli delle accuse. Secondo le segnalazioni, la segretaria avrebbe chiesto allo staff di svolgere commissioni private per sé e per il marito, come ritirare capi in lavanderia, acquistare vino e riordinare il suo armadio, ricorrendo a minacce per ottenere obbedienza. Messaggi di testo ottenuti dall'ispettore generale mostrerebbero inoltre che familiari della segretaria inviavano con regolarità richieste personali a giovani dipendenti.

Un'inchiesta pubblicata la scorsa settimana dal New York Times ha aggiunto ulteriori elementi. Secondo il quotidiano, il marito della segretaria, Shawn DeRemer, e il padre, Richard Chavez, scambiavano messaggi con giovani dipendenti donne. Alcune di queste sarebbero state istruite dalla stessa Chavez-DeRemer e dall'ex vice capo di gabinetto di "prestare attenzione" ai membri della famiglia. Altre denunce parlano di scorte di alcolici tenute in ufficio e di un clima di lavoro ostile. Almeno quattro funzionari del Dipartimento hanno già perso il posto nel corso dell'inchiesta, tra cui l'ex capo di gabinetto, l'ex vice capo di gabinetto e il membro della scorta con cui la segretaria avrebbe avuto la relazione.

Nella sua dichiarazione di commiato, pubblicata su X, Chavez-DeRemer ha respinto le accuse e ha attaccato i media. "Le accuse contro di me, la mia famiglia e il mio team sono state diffuse da attori di alto rango del deep state che hanno coordinato i loro sforzi con media di parte e continuano a minare la missione del presidente Trump", ha scritto. Ha poi rivendicato i risultati della sua gestione, sostenendo di aver contribuito a creare nuovi percorsi verso lavori ben retribuiti, preparato i lavoratori all'era dell'intelligenza artificiale e promosso la sicurezza previdenziale. Ha ringraziato Trump definendolo "il più grande presidente della mia vita" e ha anticipato il passaggio al settore privato.

Sia la Casa Bianca sia il Dipartimento del Lavoro avevano inizialmente respinto come infondate le prime segnalazioni. Con l'emergere di nuovi elementi, però, le smentite ufficiali sono diventate progressivamente più caute e la permanenza di Chavez-DeRemer nell'incarico è diventata oggetto di speculazioni a Washington.

Prima delle accuse, la segretaria era stata una delle scelte meno in vista del gabinetto Trump, ma aveva dato un contributo rilevante all'agenda di deregolamentazione dell'amministrazione. Nell'ultimo anno il Dipartimento del Lavoro ha avviato la riscrittura o l'abrogazione di oltre 60 norme sul lavoro considerate obsolete. Tra i provvedimenti figuravano la revisione dei requisiti di salario minimo per gli operatori dell'assistenza domiciliare e per i lavoratori con disabilità, oltre alle regole sull'esposizione a sostanze pericolose e sulle procedure di sicurezza nelle miniere. Le scelte hanno suscitato critiche da parte dei sindacati e degli esperti di sicurezza sul lavoro.

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