Vance esclude una guerra lunga in Medio Oriente

Il vicepresidente dice al Washington Post che un'operazione militare contro Teheran non si trasformerà in un conflitto senza fine. I negoziati continuano a Ginevra

Vance esclude una guerra lunga in Medio Oriente
Official White House Photo by Daniel Torok

Gli Stati Uniti potrebbero colpire l'Iran, ma non si impantaneranno in un conflitto di anni. È la posizione del vicepresidente JD Vance, espressa in un'intervista rilasciata giovedì al Washington Post a bordo dell'Air Force Two, durante il volo di ritorno da un evento nel Wisconsin.

Vance ha detto di non sapere cosa deciderà il presidente Donald Trump, ma ha elencato le opzioni sul tavolo: raid militari per impedire all'Iran di dotarsi di armi nucleari, oppure una soluzione diplomatica. Se Trump dovesse scegliere la strada militare, il vicepresidente ha escluso con decisione che ne possa derivare una guerra prolungata. "L'idea che saremo in una guerra mediorientale per anni senza una via d'uscita, non succederà mai", ha dichiarato al Washington Post, respingendo le previsioni di alcuni esperti di politica estera secondo cui un coinvolgimento più ampio con l'Iran non avrebbe facili vie d'uscita.

Come punti di riferimento, Vance ha citato l'operazione militare condotta contro l'Iran lo scorso anno e la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro a gennaio, descrivendole come interventi con obiettivi "chiaramente definiti". L'accento sulla delimitazione precisa dell'azione militare sembra rispondere alle critiche di chi teme una replica degli errori commessi in Iraq e Afghanistan.

Vance, 41 anni, è un veterano dei Marines che ha prestato servizio nella guerra in Iraq. Anni fa, dal pavimento del Senato, aveva dichiarato di essere stato "ingannato" sui motivi che avevano portato gli Stati Uniti a intervenire in quel conflitto. Giovedì ha ribadito di considerarsi ancora un "scettico degli interventi militari all'estero", una definizione che ritiene si applichi anche a Trump. "Dobbiamo evitare di ripetere gli errori del passato", ha detto al Washington Post, "ma anche di trarre lezioni eccessive. Il fatto che un presidente abbia sbagliato la gestione di un conflitto non significa che non si possa mai più usare la forza militare".

Sul fronte diplomatico, i colloqui tra Washington e Teheran sono proseguiti giovedì a Ginevra, senza però raggiungere un accordo. I mediatori hanno comunicato che i negoziati riprenderanno la settimana prossima. Nel frattempo, la presenza militare americana nella regione ha raggiunto uno dei livelli più alti degli ultimi vent'anni, superata soltanto dai giorni precedenti all'invasione dell'Iraq nel 2003. Trump ha detto pubblicamente di voler favorire un cambio di regime in Iran, arrivando a dichiarare ai giornalisti che la caduta della guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, "sarebbe la cosa migliore che potrebbe accadere".

Nell'intervista, Vance ha affrontato anche le tensioni interne al movimento conservatore americano sul tema del Medio Oriente e del rapporto con Israele. Una parte crescente della destra, in particolare tra i giovani, si è allontanata dal sostegno militare all'alleato israeliano, alimentando un dibattito che ha messo in discussione decenni di ortodossia repubblicana. Vance si è detto favorevole a che le voci critiche verso Israele vengano ascoltate nel dibattito interno al partito, pur definendo Israele un alleato strategico.

Il vicepresidente ha commentato anche l'intervista rilasciata la settimana scorsa dall'ex conduttore di Fox News Tucker Carlson all'ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee, che ha suscitato polemiche in ambienti conservatori filo-israeliani. Huckabee aveva detto che sarebbe "accettabile" se Israele prendesse il controllo di altri Paesi mediorientali citati nelle scritture, mentre Carlson aveva suggerito di ricorrere a test genetici per stabilire i veri discendenti di Abramo. Due deputati repubblicani hanno chiesto alla Casa Bianca di condannare Carlson, che lunedì aveva visitato la Casa Bianca. Vance, pur ammettendo di non aver visto l'intervista per intero, ha descritto lo scambio come "una conversazione molto utile, necessaria per la destra non solo per i prossimi anni, ma per molto tempo a venire".

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