Update 4: il Congresso si divide sull'attacco all'Iran, i democratici chiedono il voto sui poteri di guerra di Trump
Mentre i repubblicani lodano la decisione di Trump, l'opposizione democratica accusa la Casa Bianca di aver agito senza autorizzazione congressuale. Altre reazioni anche da Europa, Ucraina, Cina e Croce Rossa internazionale.
Gli attacchi militari statunitensi e israeliani contro l'Iran hanno aperto una profonda frattura anche nel Congresso americano. Da un lato i repubblicani sostengono la scelta del presidente Trump, dall'altro i democratici – affiancati da almeno un deputato repubblicano – chiedono il ritorno immediato del Congresso in sessione per votare una risoluzione sui poteri di guerra che blocchi l'uso delle Forze Armate statunitensi nelle ostilità contro Teheran.
Le posizioni repubblicane a sostegno dell'operazione
Il leader della maggioranza al Senato, John Thune, ha elogiato Trump dichiarando che Teheran "ha rifiutato le vie d'uscita diplomatiche" presentate dall'amministrazione prima degli attacchi. Thune ha sottolineato che le ambizioni nucleari iraniane, l'arsenale di missili balistici e il sostegno ai gruppi terroristici nella regione rappresentavano "una minaccia chiara e inaccettabile" per i militari americani, i cittadini nella regione e gli alleati. Anche lo Speaker della Camera Mike Johnson ha parlato di "gravi conseguenze per le azioni malvagie" dell'Iran, aggiungendo che la Gang of Eight – il gruppo bipartisan dei principali esponenti del Congresso con accesso alle informazioni di intelligence più riservate – era stato informato in dettaglio durante la settimana sulla possibilità di un'azione militare.
Uno dei falchi del partito in politica estera, il senatore repubblicano Lindsey Graham, ha definito l'operazione di oggi come "ben pianificata" e ha affermato che la caduta del regime degli Ayatollah, che ha le mani sporche di sangue americano, è "necessaria e più che giustificata" che mai. Il presidente repubblicano della Commissione Forze Armate del Senato, Roger Wicker, ha parlato di "operazione cruciale e necessaria per proteggere gli americani e gli interessi americani". La deputata repubblicana Nancy Mace ha sostenuto che Trump ha compreso che la pace "non può essere raggiunta con l'appeasement, ma va conquistata con la forza".
L'opposizione democratica e la sfida sui poteri di guerra
Sul fronte opposto, il senatore democratico Tim Kaine ha chiesto che il Senato torni immediatamente in sessione per votare la sua War Powers Resolution, accusando Trump di non aver imparato nulla dal passato e di aver distrutto un accordo che teneva sotto controllo il programma nucleare iraniano. Kaine ha affermato che l'attacco "non è pianificato a dovere e rischia di mettere a repentaglio le vite dei soldati americani e del personale nelle Ambasciate".
Il senatore democratico Andy Kim ha invece tracciato un parallelo con l'invasione dell'Iraq di oltre vent'anni fa, accusando Trump di aver messo a rischio vite americane senza una vera minaccia, di aver esposto il popolo iraniano al pericolo invitandolo a insorgere senza una coalizione a sua protezione, e di aver innescato una spirale di violenza potenzialmente incontrollabile.
Anche Mark Warner, il più alto esponente democratico nella Commissione Intelligence del Senato, uno dei membri della Gang of Eight, ha criticato l'Amministrazione Trump per aver agito senza autorizzazione congressuale, evocando "un copione già visto: pretesti di urgenza, intelligence manipolata e azioni militari che trascinano gli Stati Uniti in cambi di regime e costose operazioni di nation building". Un altro membro democratico della Gang of Eight, il deputato Jim Himes, massimo esponente democratico nella Commissione Intelligence della Camera, ha avvertito che "le azioni militari in questa regione non finiscono quasi mai bene per gli Stati Uniti".
Significativa anche la posizione del deputato repubblicano Thomas Massie, frequente critico di Trump, che ha definito gli attacchi come "atti di guerra non autorizzati dal Congresso". Massie e il deputato democratico Ro Khanna stavano già pianificando di forzare un voto sui poteri di guerra di Trump alla Camera la prossima settimana e hanno chiesto la riconvocazione del Congresso per lunedì. C'è però un precedente non incoraggiante per i promotori dell'iniziativa: una risoluzione analoga relativa alle operazioni in Venezuela era stata bocciata a gennaio sia alla Camera sia al Senato.
Le altre reazioni internazionali
Intanto continuano ad arrivare le reazioni internazionali. Il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro britannico Keir Starmer hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui, pur ribadendo di non aver partecipato all'attacco, hanno ricordato i ripetuti appelli al regime iraniano affinché rinunciasse alle ambizioni nucleari militari e alla destabilizzazione regionale. I tre leader hanno sollecitato Teheran a riprendere il dialogo e hanno sottolineato il diritto del popolo iraniano a decidere del proprio futuro.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sostiene invece l'azione americana, affermando che "lo stesso regime iraniano ha deciso di essere complice di Putin" e ricordando la fornitura alla Russia di oltre 57.000 droni usati per gli attacchi contro le città ucraine. Zelensky ha tuttavia chiesto di impedire che il conflitto si inasprisca e di evitare un gran numero di vittime.
Di tutto altro tono la reazione del Ministero degli Esteri cinese che ha invece chiesto "l'immediata cessazione delle ostilità" e il rispetto della sovranità e integrità territoriale dell'Iran, sollecitando la ripresa del dialogo. Anche la presidente della Croce Rossa Internazionale, Mirjana Spoljaric, ha avvertito che l'escalation potrebbe innescare una catena di eventi con "conseguenze devastanti per i civili", ricordando l'obbligo di rispettare il diritto internazionale e le Convenzioni di Ginevra.
Sul terreno, il portavoce della Mezzaluna Rossa iraniana ha riferito che 20 delle 31 province dell'Iran sono state colpite dagli attacchi. Intanto aumenta il conto delle vittime dell'attacco aereo israeliano contro una scuola femminile: il governatore della contea di Mindab ha parlato di almeno 63 studentesse uccise e 92 ferite, con altre ancora intrappolate sotto le macerie. Il Central Command statunitense ha dichiarato di essere "a conoscenza delle segnalazioni relative a danni ai civili" e di prenderle "seriamente", assicurando che la protezione dei civili è "della massima importanza". Per questa sera alle 22 ora italiana è prevista anche la riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, proprio per parlare della crisi in Iran.