Update 3: la comunità internazionale si spacca sull'attacco all'Iran
Le reazioni internazionali all'attacco di oggi spaccano la comunità internazionale. Russia, Oman, Norvegia e Colombia tra i critici. Australia, Canada e Arabia Saudita sostengono l'azione. L'UE chiede moderazione, la Francia convoca il Consiglio di sicurezza dell'ONU.
Le forze statunitensi e israeliane hanno lanciato oggi attacchi aerei contro il territorio iraniano, suscitando immediate reazioni internazionali che delineano fronti contrapposti. Secondo le autorità di Teheran, uno dei raid avrebbe distrutto una scuola femminile nella città di Minab, causando 40 vittime. L’offensiva avrebbe avuto ripercussioni anche oltre i confini iraniani: una persona è rimasta uccisa in un attacco iraniano di rappresaglia ad Abu Dhabi, mentre l’aeroporto di Dubai – tra i più trafficati al mondo per passeggeri internazionali – ha sospeso le operazioni a tempo indeterminato. Gli Houthi yemeniti hanno inoltre annunciato la ripresa degli attacchi contro le navi nel Mar Rosso, dichiarando di agire in solidarietà con l’Iran.
Le posizioni favorevoli all'attacco
Australia e Canada hanno espresso aperto sostegno all'azione militare. Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha dichiarato che "al regime iraniano non deve essere consentito, in nessuna circostanza, di sviluppare armi nucleari", sostenendo le azioni statunitensi e manifestando, secondo la NBC, "totale supporto alla popolazione iraniana oppressa da decenni". Il primo ministro canadese Mark Carney ha espresso una posizione analoga, appoggiando "gli sforzi degli Stati Uniti per impedire all'Iran di acquisire armi nucleari".
L'Arabia Saudita, pur non commentando direttamente i raid statunitensi e israeliani, ha condannato fermamente la violazione della sovranità di Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Qatar, Kuwait e Giordania da parte dell'Iran, dichiarando "piena solidarietà e granitico supporto per i Paesi fratelli" e la propria disponibilità a "mettere tutte le capacità a loro disposizione". Il Qatar ha adottato una linea simile, condannando la violazione della propria sovranità territoriale da parte iraniana e sottolineando come gli attacchi di Teheran "tradiscano la buona fede" mostrata da Doha nei tentativi di mediazione diplomatica. Gli Emirati Arabi Uniti, anche essi colpiti dalla rappresaglia iraniana, hanno condannato la rappresaglia iraniana definendola "un atto codardo" e "una pericolosa escalation", riservandosi "il pieno diritto di rispondere".
Il governo britannico, pur precisando tramite Reuters di non essere stato coinvolto nei raid, ha affermato che "all'Iran non deve essere consentito di sviluppare armi nucleari" e di disporre di "capacità difensive nella regione, recentemente rafforzate".
Le posizioni contrarie
La reazione più dura è arrivata da Mosca. Il Ministero degli Affari Esteri russo ha definito l'offensiva una "mossa sconsiderata" e un'"avventura pericolosa", denunciando "un atto di aggressione armata pianificato e immotivato contro uno Stato membro sovrano delle Nazioni Unite". La diplomazia russa ha accusato Washington e Tel Aviv di aver usato i negoziati come copertura, sottolineando che "bombardare impianti nucleari sotto le garanzie dell'AIEA è inaccettabile" e chiedendo "un ritorno immediato alla via della risoluzione politica e diplomatica". Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, ha rincarato la dose: "Tutti i negoziati con l'Iran sono stati un'operazione di copertura. Nessuno voleva davvero negoziare nulla".
Il Ministro degli Esteri dell'Oman, Badr Al-Busaidi, che stava svolgendo il ruolo di mediatore nelle trattative tra Stati Uniti e Iran, si è detto "sconvolto" per l'interruzione dei negoziati, rivolgendo un appello diretto a Washington: "Questa non è la vostra guerra". Il Ministro degli Esteri norvegese Espen Barth Eide ha contestato la legittimità giuridica dell'operazione: secondo Reuters, ha dichiarato che "gli attacchi preventivi richiedono una minaccia immediata e imminente" e che il raid americano ed israeliano di oggi contro l'Iran "non è conforme al diritto internazionale".
Il presidente colombiano Gustavo Petro ha dichiarato invece che il presidente Trump ha commesso un errore, affermando che la pace e la vita "sono i fondamenti dell'umanità" e chiedendo alle Nazioni Unite di riunirsi immediatamente. Il presidente dell'Unione Africana, Mahmoud Ali Youssouf, ha invitato alla de-escalation e al ripristino del dialogo, sostenendo che "la pace può essere raggiunta solo tramite la diplomazia, non la forza". Anche il Pakistan ha condannato l'attacco chiedendo che "l'escalation venga fermata subito". Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha dichiarato, secondo Reuters, che non avrebbe permesso a nessuno di trascinare il Paese "in avventure che ne minacciano la sicurezza e l'unità".
Le posizioni intermedie
L'Unione Europea ha adottato una linea di maggiore equilibrio. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa hanno espresso "grave preoccupazione", invitando tutte le parti a "esercitare la massima moderazione e rispettare pienamente il diritto internazionale". La presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola ha ricordato le azioni europee contro il regime iraniano, rivolgendo al contempo un appello affinché la situazione non si traduca in un'escalation che minacci l'intero Medio Oriente. Kaja Kallas, capo della diplomazia UE, ha ricordato le sanzioni imposte contro Teheran e rivelato di aver parlato con il Ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar e con i colleghi dei Paesi arabi alleati, aggiungendo che la missione navale Aspides è "in massima allerta nel Mar Rosso, pronta ad aiutare per l'apertura di corridoi marittimi".
La Germania, informata in anticipo dell'inizio degli attacchi da parte di Israele secondo il New York Times, si è limitata a dichiarare che il cancelliere Friedrich Merz "sta monitorando attentamente gli sviluppi", senza esprimere né sostegno né opposizione. La Francia ha assunto una posizione più articolata: il presidente Emmanuel Macron ha definito l'escalation "pericolosa per tutti", chiedendo una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell'ONU, ma ha anche affermato che "il regime iraniano deve comprendere che ora non ha altra scelta che negoziare in buona fede per porre fine ai suoi programmi nucleari e missilistici". Macron ha inoltre dichiarato che la Francia è "pronta a schierare i mezzi necessari per proteggere i suoi partner più stretti" e che "il popolo iraniano deve poter plasmare liberamente il proprio futuro". L'Iraq, infine, ha invitato i propri cittadini nelle aree colpite alla massima cautela, dichiarando la sicurezza degli iracheni all'estero una priorità assoluta.