Update 2: dettagli sugli obiettivi colpiti in Iran e le prime reazioni internazionali

Colpiti obiettivi militari e istituzionali nella capitale iraniana e in altre città. In risposta, l'Iran ha lanciato missili balistici verso Israele e verso i Paesi del Golfo che ospitano basi statunitensi. Condanne da Mosca e preoccupazione dall'Unione Europea.

Update 2: dettagli sugli obiettivi colpiti in Iran e le prime reazioni internazionali

Israele e Stati Uniti hanno lanciato un’offensiva congiunta contro l’Iran, colpendo obiettivi militari e istituzionali in diverse città del Paese a partire dalle 8 circa (ora israeliana). La risposta di Teheran è arrivata nel giro di poche ore: missili balistici sono stati lanciati sia verso Israele — dove esplosioni sono state segnalate nell’area di Gerusalemme — sia contro le basi statunitensi presenti in vari Paesi del Medio Oriente. Gli attacchi hanno innescato un’immediata escalation militare e diplomatica nella regione.

Gli obiettivi colpiti in Iran

Nella capitale iraniana, Teheran, sarebbero stati colpiti l’aeroporto, il Ministero della Giustizia e il Ministero dell’Intelligence. E' stato direttamente preso di mira anche un complesso residenziale riconducibile alla Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei. Il New York Times riferisce che l’edificio è stato distrutto, ma non vi sono indicazioni sulla presenza del leader al momento dell’attacco. Anche l’ufficio della presidenza figura tra gli obiettivi, secondo il servizio persiano della BBC.

Attacchi sono stati segnalati anche in altre città, tra cui Kermanshah, Qom, Isfahan, Tabriz e Karaj, oltre che contro basi navali a Konarak, nel sud del Paese. Un video diffuso dalla BBC mostrerebbe il bombardamento di una base del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) a Kamyaran, nel Kurdistan iraniano.

Immagini provenienti da Teheran indicano inoltre che sarebbe stato colpito un edificio residenziale nel quartiere di Narmak, dove vive l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. Non è chiaro se l’ex capo di Stato sia rimasto ferito.

Particolarmente grave il bilancio che riguarda la città di Minab. I media iraniani riferiscono che un attacco avrebbe colpito una scuola elementare femminile, provocando 40 morti e 48 studentesse ferite. Le operazioni di soccorso e recupero sarebbero ancora in corso. I numeri, al momento, non hanno ricevuto conferme indipendenti.

Secondo il Wall Street Journal, Israele punterebbe a colpire la leadership politica e militare iraniana. Reuters riferisce che fonti iraniane avrebbero confermato la morte di diversi comandanti delle Guardie della Rivoluzione e di ufficiali di polizia. Il giornalista israeliano Barak Ravid, citando funzionari israeliani, sostiene che l’obiettivo dell’operazione sia indebolire in modo strutturale i vertici del potere iraniano. L’offensiva, secondo le stesse fonti, potrebbe proseguire nei prossimi giorni.

La risposta iraniana e gli attacchi nella regione

In risposta all’offensiva, l’Iran ha lanciato missili balistici verso diversi Paesi del Golfo che ospitano basi statunitensi: Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Qatar e Arabia Saudita.

Secondo le prime informazioni, in Bahrein e Kuwait alcuni missili avrebbero raggiunto obiettivi militari, mentre ad Abu Dhabi sarebbero stati intercettati dai sistemi di difesa aerea. AFP e BBC riferiscono inoltre di esplosioni udite a Riyadh, capitale saudita. Sirene d’allarme sono risuonate anche ad Amman, in Giordania, mentre in Iraq sarebbe stata colpita la base di Jurf al-Sakhar. A Dubai, secondo fonti locali, il Burj Khalifa sarebbe stato evacuato. In tutti i Paesi coinvolti le autorità hanno invitato la popolazione a mettersi al riparo.

Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita hanno condannato gli attacchi contro gli Stati della regione, denunciando una violazione della sovranità nazionale. Abu Dhabi si è riservata il diritto di reagire, mentre Riyadh ha espresso piena solidarietà ai Paesi colpiti e ha avvertito delle "gravi conseguenze" derivanti dal protrarsi delle violazioni del diritto internazionale, sollecitando un intervento deciso della comunità internazionale per salvaguardare la sicurezza e la stabilità regionale.

Sul fronte yemenita, fonti vicine alla dirigenza degli Houthi hanno annunciato la ripresa degli attacchi contro le navi nel Mar Rosso, in risposta ai bombardamenti statunitensi e israeliani contro l’Iran. Una fonte del gruppo avrebbe indicato la serata di oggi come possibile inizio delle nuove operazioni. L’eventuale riattivazione degli attacchi riaprirebbe un fronte cruciale per la sicurezza delle rotte commerciali internazionali, con inevitabili conseguenze.

La posizione ufficiale di Teheran

In una lunga dichiarazione, il Ministero degli Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran ha invece definito gli attacchi statunitensi e israeliani una "aggressione militare criminale" e una violazione dell’articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite, che vieta l’uso della forza contro l’integrità territoriale di uno Stato.

Teheran sostiene di avere il diritto di rispondere in base all’articolo 51 della Carta ONU, che riconosce l’autodifesa in caso di attacco armato, e ha affermato che le Forze Armate iraniane "risponderanno con forza" agli aggressori. Nel comunicato si sottolinea che l’Iran si trovava nel mezzo di un processo diplomatico con Washington e che avrebbe fatto "tutto il necessario per prevenire la guerra".

La Repubblica Islamica ha inoltre sollecitato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e il Segretario Generale a intervenire immediatamente, invitando tutti gli Stati membri a condannare l’azione militare e ad adottare misure collettive per garantire la pace e la sicurezza internazionale.

Le reazioni internazionali

Anche il Ministero degli Esteri russo ha condannato l’offensiva israelo-americana, definendola un’aggressione pianificata e non provocata contro uno Stato sovrano membro delle Nazioni Unite e una violazione del diritto internazionale.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha invece dichiarato che l’apertura di un conflitto diretto tra Stati Uniti, Israele e Iran comporta "gravi conseguenze per la pace e la sicurezza internazionale". Parigi ha fatto sapere di aver adottato misure per garantire la sicurezza del territorio nazionale, dei cittadini francesi e delle proprie strutture in Medio Oriente.

La Francia si è detta pronta a mobilitare i mezzi necessari per proteggere i partner più stretti, su loro richiesta, e ha chiesto la cessazione dell’escalation. Macron ha inoltre invitato Teheran ad avviare negoziati in buona fede sul programma nucleare e balistico e sulle attività di destabilizzazione regionale, sollecitando una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez da parte sua ha condannato "l’azione militare unilaterale di Stati Uniti e Israele", definendola un’escalation che contribuisce a rendere l’ordine internazionale "più incerto e ostile". Allo stesso tempo ha anche criticato anche le azioni del regime iraniano e della Guardia Rivoluzionaria, chiedendo una de-escalation immediata e la ripresa del dialogo per una soluzione politica duratura in Medio Oriente.

Anche la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha espresso preoccupazione in un messaggio pubblicato su X, affermando che l’Unione Europea è in costante contatto con i partner regionali per tutelare la stabilità dell’area e la sicurezza dei cittadini europei presenti. Ha invitato tutte le parti alla massima cautela e al rispetto del diritto internazionale.

Nel Regno Unito, Dame Emily Thornberry, presidente laburista della Commissione Esteri della Camera dei Comuni, ha dichiarato che gli attacchi sarebbero "difficili da giustificare" sul piano giuridico in assenza di una minaccia imminente da parte di Teheran, aumentando la pressione sul primo ministro Keir Starmer affinché chiarisca la posizione ufficiale del governo.

Di segno totalmente opposto l’intervento di Nigel Farage, leader di Reform UK, che ha invece invitato il governo britannico a consentire agli Stati Uniti l’uso delle basi militari nel Regno Unito, esprimendo sostegno all’azione militare contro il regime iraniano.

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