Update 1: continuano gli attacchi contro l'Iran che reagisce attaccando le basi americane in Medio Oriente

L'offensiva americana ed israeliana, pianificata da mesi, punta a eliminare i vertici del regime e a distruggere le capacità nucleari iraniane. Teheran risponde colpendo basi americane nella regione

Update 1: continuano gli attacchi contro l'Iran che reagisce attaccando le basi americane in Medio Oriente

Israele e Stati Uniti hanno lanciato questa mattina un’operazione militare congiunta contro l’Iran. L’attacco, iniziato alle 8:10 ora locale, ha colpito obiettivi in diverse città iraniane, tra cui Teheran, Isfahan, Bushehr, Karaj e Kermanshah. Il Pentagono ha denominato l’intervento Operation Epic Fury, mentre l’esercito israeliano lo ha ribattezzato “Ruggito del leone”. Secondo il New York Times, che cita alti funzionari del ministero della Difesa israeliano, le operazioni potrebbero protrarsi per diversi giorni.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che l’obiettivo principale è impedire all’Iran di acquisire armi nucleari. Tuttavia, secondo fonti della sicurezza israeliana citate dal New York Times, la portata dell’azione andrebbe oltre il solo programma atomico. La prima ondata di attacchi avrebbe mirato a colpire il maggior numero possibile di vertici militari e politici iraniani, sfruttando l’effetto sorpresa prima che Teheran potesse mettere in sicurezza la propria leadership. Anche Al Jazeera, citando una fonte governativa statunitense, riferisce che l’intento era decapitare i vertici militari iraniani.

L’operazione di oggi rappresenta un’escalation di ampia portata nello scontro tra Israele, Stati Uniti e Iran, estendendo il conflitto oltre i confini iraniani e coinvolgendo direttamente diversi Paesi del Golfo.

Attacco al cuore del regime

Secondo quanto riferito da funzionari israeliani al quotidiano americano, i compiti sarebbero stati ripartiti in modo preciso: Israele avrebbe concentrato i propri attacchi su depositi, strutture di produzione e lanciatori di missili; gli Stati Uniti sugli impianti nucleari e su obiettivi collegati ai Pasdaran — le Guardie della Rivoluzione Islamica — ed al governo iraniano. Washington avrebbe impiegato decine di sortite aeree da basi dislocate in Medio Oriente e almeno una portaerei. Funzionari statunitensi parlano di un’operazione “molto più estesa” rispetto agli attacchi condotti la scorsa estate.

L’intervento era in preparazione da mesi, riporta Reuters. Un funzionario anonimo del Ministero della Difesa israeliano ha precisato che la data dell’attacco era stata stabilita settimane fa, al termine di una pianificazione condotta in stretto coordinamento con Washington.

Tra gli obiettivi colpiti figurano anche le residenze del presidente iraniano Masoud Pezeshkian e della Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, a Teheran. Pezeshkian non sarebbe rimasto ferito, secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Mehr. Khamenei si troverebbe invece in un luogo sicuro fuori dalla capitale, ha riportato Reuters citando una fonte iraniana di alto livello, che non ha fornito ulteriori dettagli. Secondo la stessa agenzia, negli attacchi sarebbero rimasti uccisi anche alti comandanti del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e altri importanti esponenti politici. Tra gli obiettivi colpiti ci sarebbe anche la casa dell'ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Al momento, tuttavia, non vi sono conferme ufficiali di vittime da parte delle autorità iraniane.

La risposta iraniana

La risposta di Teheran è stata immediata. L’Iran ha dichiarato di considerare legittimi obiettivi militari tutte le strutture nella regione associate a Israele e agli Stati Uniti. L’agenzia Fars ha confermato il lancio di decine di missili contro basi americane, tra cui Al Udeid in Qatar, Ali Al Salem in Kuwait, Al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti e il quartier generale della Quinta Flotta statunitense in Bahrein.

Reuters ha segnalato un’esplosione ad Abu Dhabi, dove almeno una persona sarebbe rimasta uccisa secondo l’agenzia di Stato degli Emirati Arabi Uniti. Le autorità degli Emirati hanno definito l’azione iraniana “una flagrante violazione della sovranità nazionale e del diritto internazionale”, riservandosi il diritto di rispondere. L’Agence France-Presse ha riferito di esplosioni anche a Riad, capitale dell’Arabia Saudita.

Un alto funzionario iraniano ha dichiarato ad Al Jazeera che “dopo questa aggressione non ci sono più limiti e tutto è possibile, compresi scenari finora non presi in considerazione”, aggiungendo che Teheran dispone di “una risposta completa e senza limiti di tempo”. Al momento ci sono vittime a seguito degli attacchi iraniani alle basi militari statunitensi nel Golfo Persico, secondo quanto riferito da Fox News.

Allarme in Israele e blocco ad Internet in Iran

In Israele è stato diramato l’allarme aereo e la popolazione si è rifugiata nei bunker. Le Forze di Difesa israeliane hanno richiamato 70.000 riservisti, secondo Channel 9. Funzionari israeliani citati dal New York Times indicano come principale minaccia un eventuale attacco di rappresaglia con missili balistici a lungo raggio.

Intanto, l’Iran ha registrato un quasi totale blackout di Internet. Secondo l’organizzazione di monitoraggio NetBlocks, la connettività nazionale sarebbe scesa al 4% dei livelli abituali.

Parallelamente all’offensiva militare, Teheran starebbe affrontando una massiccia ondata di attacchi informatici: i siti delle agenzie statali IRNA e ISNA sarebbero stati violati, mentre il portale dell’agenzia Mehr risulta a tratti inaccessibile.

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