Una giudice ordina al governo di reinstallare la mostra sulla schiavitù a Philadelphia, citando "1984" di Orwell

La giudice federale Cynthia Rufe ha paragonato la rimozione dei pannelli dal sito della President's House al controllo governativo descritto nel romanzo di Orwell. L'amministrazione aveva smantellato l'esposizione in base a un ordine esecutivo del presidente

Una giudice ordina al governo di reinstallare la mostra sulla schiavitù a Philadelphia, citando "1984" di Orwell
NPS photo. Photograph by Joseph E.B. Elliott.

Una giudice federale della Pennsylvania ha ordinato lunedì all'amministrazione Trump di reinstallare tutti i pannelli, i video e i materiali di una mostra sulla schiavitù rimossa il mese scorso da un sito storico di Philadelphia, paragonando l'operazione di rimozione al mondo distopico descritto da George Orwell in "1984". La decisione è arrivata nel giorno del Presidents' Day, la festa nazionale che celebra i presidenti americani.

La giudice distrettuale Cynthia Rufe, nominata dall'ex presidente George W. Bush, ha emesso un'ingiunzione immediata che impone la restituzione di 34 pannelli educativi rimossi a fine gennaio dal National Park Service presso l'Independence National Historical Park di Philadelphia. In una sentenza di quaranta pagine, Rufe ha scritto: "Come se il Ministero della Verità in 1984 di George Orwell esistesse davvero, con il suo motto 'L'ignoranza è forza', questa Corte è chiamata a stabilire se il governo federale possieda il potere che rivendica: travestire e smantellare verità storiche quando ha un qualche controllo sui fatti storici. Non lo possiede".

La mostra si trovava dal 2010 nel sito della President's House, la prima residenza ufficiale dei presidenti americani quando la capitale federale era ancora a Philadelphia. Intitolata "Libertà e schiavitù nella costruzione di una nuova nazione", rendeva omaggio a nove degli schiavi del primo presidente George Washington. Tra i materiali esposti c'era la storia di Oney Judge, una donna ridotta in schiavitù da Washington che riuscì a fuggire e a ricostruirsi una vita nel New Hampshire. Il sito ricorda anche che Washington, pur avendo combattuto per la libertà americana dall'Inghilterra, faceva ruotare i suoi schiavi tra Philadelphia e la Virginia per impedire che ottenessero automaticamente la libertà secondo le leggi della Pennsylvania.

Lo smantellamento era avvenuto in esecuzione di un ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump nel marzo 2025, intitolato "Ripristinare la verità e la ragionevolezza nella storia americana", che puntava a eliminare i "racconti divisivi" dai siti nazionali. Il decreto accusava l'amministrazione Biden di aver promosso un'"ideologia corrosiva" e citava esplicitamente la mostra di Philadelphia come esempio, chiedendo al segretario degli Interni di rimuovere i contenuti che "denigrano in modo inappropriato gli americani del passato o del presente".

La giudice Rufe ha accolto il ricorso della città di Philadelphia, che aveva fatto causa dopo la rimozione sostenendo che il governo federale avesse l'obbligo di consultarla prima di qualsiasi modifica. Rufe ha evidenziato che il Congresso aveva approvato una legge che "limitava specificamente" l'autorità del Dipartimento degli Interni nel "modificare o controllare unilateralmente" il parco. "Il governo può trasmettere un messaggio diverso senza vincoli altrove, se lo desidera, ma non può farlo alla President's House finché non rispetta la legge e non consulta la città", ha scritto la giudice, ordinando anche il divieto di qualsiasi ulteriore aggiunta, eliminazione o modifica del sito senza l'accordo della città.

In un passaggio particolarmente duro, Rufe ha criticato la posizione dell'amministrazione secondo cui "la verità non è più autoevidente, ma è proprietà del capo magistrato eletto e dei suoi delegati, da cancellare, nascondere o riscrivere a suo piacimento". Durante un'udienza precedente, secondo quanto riportato dal Washington Post, i legali del governo avevano sostenuto che, poiché "molte persone la pensano in un modo mentre altre possono pensarla diversamente", il governo "ha il diritto di scegliere il messaggio che vuole trasmettere". Rufe ha respinto questa argomentazione, definendo i materiali rimossi non semplici "decorazioni da togliere e rimettere", ma "un memoriale" per uomini, donne e bambini ridotti in schiavitù, "un tributo alla loro lotta per la libertà e un monito duraturo sulle contraddizioni intrinseche alla fondazione di questo Paese". "Ogni persona che visita la President's House senza conoscere la realtà della schiavitù nell'epoca della fondazione", ha concluso, "riceve un resoconto falso della storia di questo Paese".

Il caso si inserisce in una campagna più ampia dell'amministrazione Trump per modificare la narrazione storica nei siti e nei musei federali in vista del 250esimo anniversario degli Stati Uniti, previsto per il luglio 2026. La Casa Bianca ha avviato una revisione dei musei della Smithsonian Institution per eliminare quelli che considera contenuti di "propaganda anti-americana", scrivendo alla Smithsonian che "il popolo americano non avrà pazienza per nessun museo che sia tiepido riguardo alla fondazione dell'America". Anche l'American Battle Monuments Commission ha rimosso l'anno scorso un'esposizione in un cimitero nei Paesi Bassi che commemorava il contributo dei soldati afroamericani nella Seconda guerra mondiale e le discriminazioni che subirono.

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