Una donna accusa Trump e Epstein di abusi sessuali negli anni Ottanta
Il Post and Courier ha verificato parti del racconto della donna, ma l'accusa contro il presidente resta non provata. La Casa Bianca nega tutto
Una donna della South Carolina sostiene di essere stata abusata sessualmente da Jeffrey Epstein e da Donald Trump quando era minorenne, negli anni Ottanta. Il quotidiano Post and Courier di Charleston ha condotto un'indagine approfondita sulla sua storia, trovando elementi verificabili nel racconto, ma senza riuscire a confermare l'accusa specifica contro il presidente.
La donna ha raccontato la sua versione all'FBI in più occasioni. Secondo quanto riferito agli agenti, Epstein avrebbe affittato una casa a Hilton Head Island, in South Carolina, tramite la madre di lei, che lavorava come agente immobiliare. La donna sostiene che Epstein la contattò quando aveva 13 anni, dopo aver visto un volantino in cui sua madre pubblicizzava i suoi servizi di babysitting. Da lì sarebbe cominciata una serie di abusi che includevano droga, alcol e violenza fisica. La donna disse agli agenti che Epstein la pressava costantemente a reclutare altre ragazze per "fare festa" con lui e i suoi amici.
Il Post and Courier ha verificato diversi elementi di contorno del racconto attraverso documenti pubblici, archivi giudiziari e ritagli di giornale dell'epoca. La madre della donna acquistò effettivamente una proprietà a Hilton Head nel 1981. I giornali locali dell'epoca documentano problemi di droga tra i giovani che frequentavano le spiagge dell'isola. I ricordi della donna su un concerto di Rick James a Savannah, in Georgia, durante il quale sostiene di aver incontrato Epstein, corrispondono alle cronache dell'epoca, che confermano le esibizioni regolari del musicista nella zona.
La parte della storia relativa alla madre è quella più supportata dai documenti. La donna raccontò all'FBI che Epstein aveva foto esplicite di lei e chiedeva denaro per non diffonderle, e che sua madre rubò fondi dalla società immobiliare per pagarlo. I registri mostrano che nel 1985 la South Carolina Real Estate Commission congelò il conto di garanzia della madre e le sospese temporaneamente la licenza. L'anno seguente il datore di lavoro della madre presentò una denuncia penale contro di lei per il furto di 22.000 dollari dal conto. La donna fu poi accusata di sei capi d'imputazione per falsificazione di assegni e infine si dichiarò colpevole, ricevendo la condanna alla libertà vigilata. Nel 1990 un tribunale di Charleston accertò che aveva violato la libertà vigilata viaggiando all'estero senza permesso e non rispettando il piano di rimborso. Le autorità statali hanno confermato al Post and Courier i dettagli della detenzione della madre in un carcere nei pressi di Columbia.
L'accusa contro Trump è quella più vaga e difficile da verificare. La donna sostiene che Epstein la portò a New York o nel New Jersey verso il 1984 e che lì Trump la costrinse a un atto sessuale in un "palazzo molto alto con stanze enormi". Descrisse Trump come un importante sviluppatore immobiliare con un nuovo casinò ad Atlantic City, dettaglio coerente con la biografia pubblica del presidente in quel periodo. Disse agli agenti che Trump le disse di volerle insegnare "come devono comportarsi le bambine" e che, dopo una sua reazione fisica, lui la colpì in faccia. Nessuno degli elementi documentali trovati dal Post and Courier riguarda direttamente questa parte del racconto.
Un'amica della donna presentò le stesse accuse all'FBI nel 2019. Il Bureau le citò in un'email interna, poi resa pubblica dal Dipartimento di Giustizia. Secondo gli esperti citati nell'articolo, è comune per le vittime di traumi sessuali avere difficoltà a ricordare i dettagli specifici degli abusi subiti. L'FBI ne era consapevole e durante la sua lunga indagine su Epstein offrì servizi di consulenza psicologica alle vittime. Uno degli agenti presenti ai colloqui con la donna era uno psicologo specializzato in trauma.
Il Post and Courier precisa che elementi cruciali della storia restano impossibili da verificare senza la possibilità di convocare testimoni, condurre interviste sotto giuramento e acquisire documenti finanziari, e che non è chiaro se l'FBI abbia mai tentato un'indagine in questo senso.
La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato al giornale che le accuse sono "prive di prove o fatti" e ha descritto la donna come "disturbata" con una "lunga storia criminale". Effettivamente, dopo gli anni di Hilton Head, la vita della donna fu segnata da dipendenze, matrimoni falliti, problemi legali e condanne, tra cui un anno di carcere per aver sottratto denaro a un uomo malato terminale.
Il Post and Courier ha scelto di non rivelare l'identità della donna, in linea con la sua politica editoriale sui casi di violenza sessuale. La donna non ha risposto alle richieste di intervista e la sua avvocata, Lisa Bloom, nota legale specializzata in casi di aggressione sessuale, ha rifiutato di commentare.