Un missile ha colpito una scuola femminile in Iran: almeno 108 vittime, quasi tutte bambine

Un missile ha colpito la scuola Shajareh Tayyebeh a Minab durante i raid USA-Israele: 108 vittime secondo le autorità iraniane, quasi tutte bambine tra 7 e 12 anni.

Un missile ha colpito una scuola femminile in Iran: almeno 108 vittime, quasi tutte bambine
Tasnim News Agency

Un attacco aereo ha colpito una scuola elementare femminile nella città di Minab, nel sud dell'Iran, durante le operazioni militari congiunte condotte da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio 2026. Il bilancio delle vittime varia a seconda delle fonti: l'agenzia di stampa iraniana IRNA parla di 108 morti e 92 feriti, mentre la Mezzaluna Rossa iraniana ha comunicato, a fine giornata, più di 200 morti e 747 feriti in 24 delle 31 province del paese in seguito all'intera campagna di bombardamenti.

La scuola colpita si chiama Shajareh Tayyebeh e ospitava prevalentemente bambine tra i sette e i dodici anni. Secondo l'organizzazione per i diritti umani Hengaw, con sede in Norvegia, circa 170 studentesse erano presenti nell'edificio al momento dell'attacco, avvenuto alle 10:45 ora locale mentre si svolgeva il cambio delle lezioni. L'Iran è un paese in cui il sabato è un normale giorno lavorativo e scolastico. Il missile ha distrutto i muri dell'edificio e fatto crollare il tetto, seppellendo le persone all'interno. I soccorritori hanno usato gru e pale per estrarre le vittime dalle macerie.

Le immagini dell'attacco hanno circolato rapidamente sui social media: zaini scolastici ricoperti di polvere, aule distrutte, file di sacchi per cadaveri. I video sono stati autenticati e geolocalizzati da diverse testate internazionali, tra cui il New York Times, il Washington Post, Reuters e l'organizzazione di fact-checking iraniana Factnameh, che li hanno confrontati con immagini preesistenti della scuola. Le riprese mostrano folla raccolta intorno all'edificio colpito e fumo che si leva dalle macerie.

Un elemento al centro del dibattito riguarda la posizione dell'edificio. Secondo un'analisi del Guardian, la scuola si trovava accanto a una base della Marina dei Guardiani della Rivoluzione islamica, le forze armate ideologiche dell'Iran. Anche il servizio di fact-checking della BBC in lingua persiana ha confermato che il complesso dei Guardiani, che comprende un centro culturale, un centro sportivo e una farmacia, è stato colpito dagli attacchi. Il Washington Post ha riferito che un funzionario iraniano, parlando in forma anonima, ha confermato la presenza di un piccolo centro medico nelle vicinanze, senza escludere la presenza di una base dei Guardiani nella città. La risposta ufficiale americana è arrivata dal portavoce del Comando Centrale americano, il capitano di vascello Tim Hawkins, che ha dichiarato al Washington Post che l'esercito statunitense era "a conoscenza delle segnalazioni di danni ai civili" e stava esaminando la questione, aggiungendo che "la protezione dei civili è della massima importanza".

Non mancano però voci dissonanti. Michael Rubin del Middle East Forum ha avanzato l'ipotesi che il governo iraniano possa aver orchestrato l'esplosione come operazione sotto falsa bandiera, una tesi che non trova riscontro in fonti indipendenti verificabili. Il Washington Post ha precisato che non esiste una conferma indipendente del numero delle vittime.

Sul piano diplomatico, il ministero degli Esteri iraniano ha definito l'attacco un "crimine atroce" e il portavoce Esmail Baghaei ha chiesto una sessione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che "l'aggressione americana e sionista contro la scuola elementare di Minab non sarà mai cancellata dalla memoria storica della nostra nazione". Un secondo attacco è stato segnalato dall'organizzazione Human Rights Activists News Agency contro la scuola superiore Hedayat a Teheran ovest, con la morte di due studenti, ma senza ulteriori dettagli confermati.

L'attacco sulla scuola di Minab si inserisce in un contesto più ampio di operazioni militari che, secondo i media statunitensi e israeliani, puntavano a colpire le capacità missilistiche e nucleari dell'Iran. Il presidente Donald Trump ha definito le operazioni "una campagna massiccia e in corso" con l'obiettivo di "eliminare minacce imminenti dal regime iraniano". Nelle stesse ore, i media iraniani hanno confermato la morte della guida suprema Ali Khamenei, deceduto in seguito agli attacchi.

Focus America non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.