Un grand jury respinge l'incriminazione di sei parlamentari Dem voluta da Trump

I procuratori federali guidati da Jeanine Pirro avevano chiesto la loro incriminazione per interferenza con la disciplina delle Forze Armate dopo il video in cui chiedevano di non obbedire ad ordini illegali. Trump aveva definito il video come un atto "sedizioso, punibile con la pena di morte".

Un grand jury respinge l'incriminazione di sei parlamentari Dem voluta da Trump

Un grand jury federale di Washington ha respinto la richiesta di incriminare sei parlamentari democratici per un video nel quale invitavano i militari statunitensi a rifiutare eventuali ordini illegali. La decisione rappresenta una battuta d’arresto per l’Amministrazione del presidente Donald Trump, che aveva invece sostenuto l’esistenza di un reato legato all’interferenza con la disciplina delle Forze Armate.

I procuratori federali della capitale, guidati dall’ufficio di Jeanine Pirro, avevano infatti chiesto l’incriminazione sulla base di una legge che vieta interferenze con la lealtà, il morale e la disciplina dei militari. Secondo fonti informate, però, i giurati hanno ritenuto insufficienti gli elementi presentati per procedere con l'incriminazione.

Il video e la reazione della Casa Bianca

Il video, diffuso online lo scorso autunno, era stato promosso dalla senatrice democratica Elissa Slotkin, ex analista della Central Intelligence Agency. Nel filmato comparivano anche il senatore democratico Mark Kelly ed i deputati democratici Jason Crow, Maggie Goodlander, Chrissy Houlahan e Chris Deluzio, tutti con precedenti esperienze nelle Forze Armate o nei servizi di intelligence statunitense. Nel messaggio, i parlamentari sottolineavano che i militari hanno il dovere di rispettare protocolli e legge, e di rifiutare ordini che ritengano illegali.

La risposta di Trump fu immediata e dura: in un post sui social aveva definito l’iniziativa "sediziosa" ed addirittura "punibile con la pena di morte", suscitando un ampio dibattito politico. Anche il Segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva criticato il video, accusando i parlamentari democratici di voler incoraggiare le truppe a ignorare la catena di comando.

Cosa stabilisce la legge militare statunitense

Il diritto militare americano stabilisce che i membri delle Forze Armate hanno l’obbligo di obbedire agli ordini legittimi dei superiori, ma non devono eseguire ordini manifestamente illegali. Il principio, sancito dall'Uniform Code of Military Justice e ribadito dalla giurisprudenza militare, prevede che un ordine contrario alla legge, alla Costituzione o al diritto internazionale non vincoli il militare a obbedire; anzi, il singolo militare può essere ritenuto responsabile se esegue un ordine manifestamente illegale.

Reazioni dei parlamentari

I sei esponenti democratici hanno fortemente criticato l’iniziativa del Dipartimento di Giustizia e salutato con favore la decisione del grand jury. La senatrice Slotkin ha dichiarato che il video "semplicemente citava la legge" e ha definito la decisione dei giurati come un sostegno allo Stato di diritto e alla libertà di parola, affermando che l’Amministrazione Trump tenta di "usare il sistema giudiziario come un'arma contro i suoi rivali politici".

Il senatore Kelly ha definito il tentativo di incriminazione come un "oltraggioso abuso di potere" e ha sottolineato che Trump vuole "che ogni americano abbia troppa paura per esprimersi contro di lui". Anche reazioni dei parlamentari coinvolti, come quella della deputata Maggie Goodlander e di Chris Deluzio, hanno condannato l’indagine come intimidazione politica ed evidenziato che l’azione legale era diretta contro chi stava semplicemente "svolgendo il proprio dovere di deputati eletti".

Il caso si inserisce in un clima di alta tensione tra Casa Bianca e parte dell’apparato giudiziario federale, con altri procedimenti sponsorizzati dall’Amministrazione Trump contro nemici politici del presidente già finiti in fallimento. Tra questi vi sono tentativi non andati a buon fine di incriminare altre figure pubbliche critiche nei confronti del presidente, come l'ex direttore del Federal Bureau of Investigation James Comey, che hanno suscitato ulteriori accuse di uso politico della giustizia e di pressione sul sistema legale da parte della Casa Bianca di Trump.

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