Un altro americano è stato ucciso dagli agenti anti-immigrazione a Minneapolis

I video contraddicono la versione dell'amministrazione Trump. Alex Pretti, 37 anni, è stato colpito mentre filmava gli agenti con il telefono. Democratici minacciano lo shutdown.

Un altro americano è stato ucciso dagli agenti anti-immigrazione a Minneapolis
Chad Davis

Un infermiere di terapia intensiva di 37 anni è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco da agenti della Border Patrol nelle strade ghiacciate di Minneapolis sabato mattina, la seconda morte causata da forze federali in città in meno di tre settimane. Alex Jeffrey Pretti, cittadino statunitense senza precedenti penali, stava filmando gli agenti con il cellulare e aiutando a dirigere il traffico quando è stato placcato e colpito da almeno dieci colpi di pistola sparati in cinque secondi.

L'episodio ha innescato proteste diffuse in tutto il paese e ha portato i democratici a minacciare di bloccare il finanziamento del Dipartimento della Sicurezza Nazionale, rischiando una paralisi del governo federale. Il caso si inserisce in un'operazione federale senza precedenti nello stato del Minnesota, dove circa 3.000 agenti sono stati dispiegati dal dicembre 2025 in quella che l'amministrazione chiama Operation Metro Surge.

Le immagini registrate da diversi testimoni mostrano una sequenza che contraddice nettamente la versione fornita dalle autorità federali. Pretti, che indossava un giubbotto marrone e filmava con il telefono in mano, si trova in mezzo alla strada su Nicollet Avenue quando un agente spinge violentemente una donna a terra. L'infermiere si avvicina per proteggerla e viene spruzzato con spray urticante in pieno volto da un agente. Almeno sei o sette agenti lo circondano e lo gettano a terra, colpendolo ripetutamente alla testa. Mentre gli agenti tentano di immobilizzarlo, si sente gridare "ha una pistola". Un agente sembra estrarre un'arma dalla cintura di Pretti, poi partono i colpi. Una donna che filmava dalla strada urla terrorizzata: "Ma cosa avete appena fatto?".

Il Dipartimento della Sicurezza Nazionale ha sostenuto che Pretti si era "avvicinato" agli agenti con una pistola semiautomatica calibro 9 millimetri e che aveva "reagito violentemente" quando hanno tentato di disarmarlo, costringendo un agente a sparare "colpi difensivi" temendo per la propria vita. L'agenzia ha diffuso una foto dell'arma, affermando che Pretti portava anche due caricatori aggiuntivi. Tuttavia, in nessun video esaminato dalla CNN si vede Pretti brandire un'arma, e un'analisi del New York Times ha confermato che teneva un cellulare in mano nei momenti prima dell'aggressione.

Gregory Bovino, comandante della Border Patrol che guida l'operazione federale, ha dichiarato in conferenza stampa che la situazione "sembra un caso in cui un individuo voleva causare il massimo danno e massacrare le forze dell'ordine". Ancor più estrema la posizione di Stephen Miller, vice capo di gabinetto della Casa Bianca e architetto della strategia sull'immigrazione di Trump, che ha definito Pretti un "terrorista domestico" che "ha tentato di uccidere agenti federali", senza fornire alcuna prova a sostegno.

Il governatore del Minnesota Tim Walz ha respinto categoricamente questa versione dopo aver visionato i video, definendola "assurdità" e "bugie". In una conferenza stampa separata ha dichiarato di aver contattato la Casa Bianca per chiedere il ritiro immediato delle truppe federali dallo stato: "Il Minnesota ne ha abbastanza. È rivoltante. Il presidente deve porre fine a questa operazione". Walz ha anche attivato la Guardia Nazionale per assistere la polizia locale e ha promesso di raccogliere prove per "future azioni penali contro gli agenti dell'ICE e i funzionari responsabili".

Il capo della polizia di Minneapolis Brian O'Hara ha confermato che Pretti aveva un permesso regolare per portare armi, era un proprietario legale e non aveva precedenti penali significativi oltre a qualche multa per parcheggio. I genitori di Pretti, Michael e Susan, hanno rilasciato una dichiarazione in cui affermano di essere "con il cuore spezzato ma anche molto arrabbiati", definendo le accuse dell'amministrazione "bugie disgustose e ripugnanti". Hanno precisato che "Alex chiaramente non tiene in mano una pistola quando viene attaccato dai vigliacchi e assassini dell'ICE di Trump. Ha il telefono nella mano destra e la mano sinistra vuota alzata sopra la testa mentre cerca di proteggere la donna che l'ICE ha appena buttato a terra, il tutto mentre viene spruzzato con spray al peperoncino".

Pretti lavorava come infermiere di terapia intensiva presso l'ospedale della Veterans Administration di Minneapolis e apparteneva al sindacato federale American Federation of Government Employees. Si era laureato presso l'Università del Minnesota nel 2011 e aveva ottenuto la licenza di infermiere nel 2021. Secondo il padre, aveva partecipato alle proteste dopo l'uccisione di Renee Good, una donna di 37 anni colpita il 7 gennaio da un agente dell'Immigration and Customs Enforcement nella sua auto. Due settimane fa i genitori lo avevano avvertito di stare attento durante le manifestazioni: "Gli abbiamo detto di partecipare pure alle proteste, ma di non fare stupidaggini. Lui ci aveva assicurato che lo sapeva".

L'episodio ha provocato immediate proteste sul luogo dell'incidente, dove oltre cento persone si sono radunate nonostante le temperature polari di meno 30 gradi. Gli agenti federali hanno risposto con gas lacrimogeni e granate stordenti. Nel pomeriggio migliaia di manifestanti sono scesi in piazza in diverse città americane, da New York a Los Angeles, da Seattle a Portland, sfidando il freddo intenso. A Minneapolis sono stati cancellati eventi sportivi e culturali, tra cui la partita di basket NBA tra i Minnesota Timberwolves e i Golden State Warriors.

Le autorità del Minnesota hanno denunciato gravi irregolarità nelle indagini. Il Bureau of Criminal Apprehension dello stato, che ha ottenuto un mandato da un giudice per accedere alla scena del crimine, è stato bloccato dagli agenti federali. Drew Evans, sovrintendente dell'agenzia investigativa statale, ha confermato che "quando il nostro team è arrivato, è stato fermato dagli agenti federali", rendendo difficile raccogliere tutte le prove. L'ufficio del procuratore della contea di Hennepin e il Bureau of Criminal Apprehension hanno presentato una causa contro l'amministrazione Trump, accusando le autorità federali di aver "prelevato dalla scena della sparatoria" elementi probatori, impedendo alle autorità statali di esaminarli.

Il presidente Trump ha reagito con un lungo post sul suo social network Truth Social, pubblicando la foto dell'arma di Pretti e accusando il governatore Walz e il sindaco Jacob Frey di "incitare all'insurrezione". Trump ha anche collegato l'episodio a presunti scandali di frode nelle assistenze sociali nel Minnesota, affermando senza prove che sarebbero stati sottratti "centinaia di miliardi di dollari" al governo federale. La vicepresidente Kristi Noem, segretaria del Dipartimento della Sicurezza Nazionale, ha difeso gli agenti affermando che Pretti aveva un passato criminale, sebbene i registri pubblici mostrino solo multe per infrazioni stradali.

La reazione politica a Washington è stata immediata e ha fatto aumentare il rischio di una paralisi del governo. Il leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer ha annunciato che i democratici "non forniranno i voti per procedere con la legge di bilancio se include il finanziamento del DHS", minacciando uno shutdown parziale del governo. Diversi politici democratici hanno condannato duramente l'accaduto, con il deputato Seth Moulton che ha definito l'episodio "un omicidio o un'esecuzione" compiuto da "codardi federali".

In una svolta inattesa, anche la National Rifle Association, la principale organizzazione per i diritti dei proprietari di armi, ha criticato un funzionario dell'amministrazione Trump. Il procuratore federale di Los Angeles Bill Essayli aveva scritto sui social: "Se ti avvicini alle forze dell'ordine con una pistola, c'è un'alta probabilità che saranno legalmente giustificati a spararti". La NRA ha definito questi commenti "pericolosi e sbagliati", chiedendo di attendere "un'indagine completa" invece di "demonizzare cittadini rispettosi della legge".

L'Operation Metro Surge rappresenta la più vasta operazione di applicazione delle leggi sull'immigrazione mai condotta dal Dipartimento della Sicurezza Nazionale. Ufficialmente motivata da un'indagine su frodi nelle assistenze sociali che avrebbero coinvolto centinaia di milioni di dollari e numerosi membri della comunità somala di Minneapolis, l'operazione ha visto il dispiegamento di migliaia di agenti federali nelle Twin Cities. L'amministrazione afferma di aver arrestato 10.000 "delinquenti in situazione irregolare", anche se gli avvocati locali sostengono che molte persone fermate non hanno precedenti penali e che la comunità latina sta pagando il prezzo maggiore.

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