Trump vuole nuovi tagli agli aiuti internazionali
Trump chiede di sopprimere 4,9 miliardi di dollari destinati all’aiuto internazionale, colpendo in particolare l’USAID; la mossa aumenta il rischio di shutdown federale a fine settembre e apre uno scontro con Congresso e opposizione.

Il presidente Donald Trump ha chiesto al Congresso di approvare la soppressione di 4,9 miliardi di dollari destinati all’aiuto internazionale. La richiesta, avanzata dalla Casa Bianca, riguarda fondi già stanziati e aumenta il rischio di un blocco delle attività federali a fine settembre.
Secondo la lettera inviata al presidente della Camera dei deputati, i tagli colpirebbero programmi del Dipartimento di Stato, dell’United States Agency for International Development (USAID) e altre forme di assistenza internazionale. La Casa Bianca ha sottolineato che il presidente “metterà sempre l’America al primo posto”.
I democratici hanno avvertito che qualsiasi tentativo di ritirare fondi già approvati renderebbe impossibile trovare un compromesso per evitare la paralisi del bilancio federale, lo shutdown, che scatterebbe alla scadenza del 30 settembre. Senza un accordo, centinaia di migliaia di funzionari verrebbero messi in congedo non retribuito, con ricadute su trasporti aerei e programmi di sostegno alimentare per le famiglie a basso reddito.
In marzo, Trump aveva evitato per poco questa situazione grazie al voto di dieci senatori democratici, scelta che aveva suscitato tensioni interne al partito. La Costituzione stabilisce che il potere di allocare i fondi federali spetta al Congresso, e quindi la soppressione proposta richiede il via libera delle due Camere, entrambe a maggioranza repubblicana.
L’iter appare però complicato. I tempi ristretti dell’anno fiscale rendono difficile approvare un testo prima del 30 settembre. La Casa Bianca sostiene che, anche senza voto del Congresso, il governo non sarebbe più obbligato a spendere quei fondi, posizione che i democratici considerano illegale. Il leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer, ha parlato di “manovra illegale”, mentre la senatrice repubblicana Susan Collins ha avvertito che un simile tentativo violerebbe chiaramente la legge.
Il New York Post, che ha rivelato i dettagli della manovra, riferisce che la gran parte delle riduzioni — 3,2 miliardi di dollari — riguarda i fondi destinati all’USAID, la principale agenzia umanitaria statunitense. Attiva in circa 120 paesi, l’agenzia è stata formalmente smantellata dal presidente e incorporata nel Dipartimento di Stato.
Sempre secondo il New York Post, altri 838 milioni sarebbero tolti a missioni di mantenimento della pace. La stretta arriva mentre Trump conduce una campagna personale per ottenere il premio Nobel per la pace, sostenendo di aver contribuito a chiudere sei conflitti dall’inizio del suo secondo mandato.
Un rapporto internazionale diffuso in luglio ha stimato che l’interruzione dei finanziamenti americani all’aiuto internazionale potrebbe causare oltre 14 milioni di morti aggiuntive entro il 2030, un terzo delle quali tra bambini.
In sintesi, la nuova iniziativa della Casa Bianca mette nuovamente al centro il conflitto politico sul bilancio: da una parte il presidente, deciso a ridurre drasticamente l’impegno degli Stati Uniti nell’assistenza internazionale, dall’altra un Congresso chiamato a scegliere tra l’approvazione dei tagli o il rischio concreto di una paralisi dell’amministrazione federale.