Trump vuole chiudere la guerra in Iran in poche settimane, ma non ha un piano per farlo

Il presidente punta a concludere il conflitto prima del vertice con Xi Jinping a metà maggio. I sondaggi lo bocciano senza pietà sulla guerra e sull'economia, il consenso scende ai minimi del mandato.

Trump vuole chiudere la guerra in Iran in poche settimane, ma non ha un piano per farlo
Official White House Photo by Molly Riley

Il presidente Trump vuole uscire dalla guerra in Iran entro poche settimane. Lo ha detto ai suoi consiglieri nei giorni scorsi, convinto che il conflitto sia nella fase finale, e lo ha ribadito pubblicamente fissando una finestra di 4-6 settimane. Il problema è che al momento non esiste un percorso credibile per arrivare alla fine della guerra: i negoziati di pace sono appena stati abbozzati, Teheran rifiuta ogni colloquio diretto e sul campo nessuno dei due fronti è vicino a una vittoria militare netta.

Secondo il Wall Street Journal, la Casa Bianca ha pianificato il vertice con il leader cinese Xi Jinping a Pechino per metà maggio partendo dal presupposto che la guerra sarebbe già conclusa per allora. L'agenda del presidente, però, racconta anche altro. Trump ha confidato a un suo collaboratore che il conflitto sta distraendo dalle sue priorità: le elezioni di midterm, le operazioni di rimpatrio degli immigrati, le nuove regole sull'accesso al voto. Alcuni dei suoi alleati sperano che possa rivolgere l'attenzione a Cuba, mentre i consiglieri più stretti lo spingono ad affrontare il tema che maggiormente preoccupa gli elettori, il costo della vita, aggravato proprio dalla guerra.

Confusione alla Casa Bianca sulla strategia da seguire

In questo contesto, le mosse diplomatiche dell'Amministrazione si rincorrono in direzioni opposte. Nel fine settimana Trump ha minacciato di colpire le centrali elettriche iraniane, per poi aprire a inizio settimana a una soluzione negoziata della crisi. Intermediari mediorientali hanno trasmesso proposte preliminari sulle condizioni per il cessate il fuoco tra Teheran e Washington, e i funzionari americani si sono detti disponibili a proseguire i colloqui. Contemporaneamente, però, il Pentagono sta inviando migliaia di soldati aggiuntivi in Medio Oriente. "Negoziamo con le bombe", ha sintetizzato il Segretario alla Difesa Pete Hegseth durante un evento con il presidente nello Studio Ovale.

Nella cerchia presidenziale circola l'ipotesi di ottenere l'accesso al petrolio iraniano come parte di un accordo di pace, secondo un alto funzionario dell'Amministrazione, che ha precisato però come non esista al momento alcuna pianificazione in questo senso. I toni della Casa Bianca restano intanto minacciosi. La portavoce Karoline Leavitt ha avvertito che gli Stati Uniti colpiranno l'Iran "più duramente di quanto sia mai stato colpito" se Teheran non accetterà un'intesa. "Il presidente Trump non bluffa ed è pronto a scatenare l'inferno", ha aggiunto.

Trump non ha neppure escluso l'invio di truppe sul suolo iraniano, ma teme che un'operazione di terra allunghi i tempi del conflitto e faccia salire il numero delle vittime. Finora le perdite americane ammontano a 13 morti e circa 300 feriti. Chi parla con il presidente descrive un leader che oscilla sempre di più: un giorno apre alla diplomazia, il giorno dopo intensifica i bombardamenti. Alcuni lo spingono verso il cambio di regime a Teheran, sostenendo che potrebbe definire la sua eredità politica.

Raggiungere la fine della guerra, però, non dipende solo dalla Casa Bianca. Senza un accordo o una resa militare dell'Iran, lo Stretto di Hormuz resterà bloccato, con effetti pesanti sui mercati energetici globali. Intanto, l'Israele potrebbe proseguire le operazioni in modo autonomo, e i Paesi del Golfo, dopo aver subito settimane di attacchi, stanno iniziando a valutare ritorsioni proprie contro l'Iran.

Scontro con Israele sul cambio di regime in Iran

Proprio con Israele è emersa una nuova frattura sulla strategia post-bellica. Secondo Axios, il primo ministro Netanyahu voleva lanciare un appello agli iraniani perché scendessero in piazza contro il regime, ma Trump lo ha bloccato. Per Netanyahu il rovesciamento del regime resta ancora oggi un obiettivo centrale della campagna militare. Per Trump, stando a quanto riferiscono funzionari americani, è più che altro un "bonus".

Lo strappo si è materializzato la settimana precedente. Israele ha ucciso in due raid separati Ali Larijani, Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale e considerato come leader de facto dell'Iran dopo la morte di Ali Khamenei, e Gholamreza Soleimani, comandante della milizia Basij. Netanyahu ha chiamato Trump subito dopo, sostenendo che il regime fosse nel caos e proponendo un appello congiunto alla popolazione. "Perché diavolo dovremmo dire alla gente di scendere in strada quando verranno falciati?", ha risposto il presidente durante una telefonata, secondo un funzionario americano.

I due hanno concordato di attendere il Festival del Fuoco, la celebrazione tradizionale del giorno seguente, per vedere se gli iraniani sarebbero scesi in piazza da soli. Netanyahu ha poi agito in autonomia, invitando pubblicamente gli iraniani a festeggiare e assicurando che l'aviazione israeliana li avrebbe protetti dal regime. Ma pochissimi alla fine sono usciti per strada. Funzionari americani e israeliani attribuiscono il risultato alla paura della repressione del regime iraniano.

La guerra è sempre più impopolare nei sondaggi

Le difficoltà sul campo e l'assenza di una strategia d'uscita chiara trovano un riflesso diretto nell'opinione pubblica americana. Tre sondaggi nazionali condotti tra il 16 e il 23 marzo da Fox News, Quinnipiac University e Pew Research Center convergono sullo stesso punto: la netta maggioranza degli americani si oppone alla guerra e disapprova la condotta del presidente. L'opposizione all'intervento militare varia dal 54% registrato da Quinnipiac al 59% di Pew, secondo cui la stessa percentuale di americani ritiene sbagliata la decisione di usare la forza. Solo il 13% degli elettori, stando alla rilevazione Fox News, crede che il conflitto si concluderà nel giro di settimane come promesso dall'Amministrazione Trump.

La gestione della guerra da parte di Trump raccoglie una disapprovazione maggioritaria in tutte le rilevazioni: 64% per Fox News, 61% per Pew, 59% per Quinnipiac. Il giudizio negativo trascina verso il basso l'approvazione complessiva della presidenza, scesa ai minimi del secondo mandato: 41% secondo Fox News, 38% secondo Quinnipiac. Tra i repubblicani il consenso è calato all'84% dal 92% di un anno fa, con un calo di 11 punti tra chi non si identifica con il movimento MAGA. Tra gli indipendenti, solo il 25% approva il suo operato. Il 47% degli elettori disapprova "con forza", il dato più alto mai registrato in entrambi i mandati.

Le preoccupazioni economiche amplificano il malcontento. Il 65% degli elettori giudica negativamente lo stato dell'economia secondo Quinnipiac, e l'approvazione di Trump sulla gestione economica è al 38%, il minimo storico registrato dall'istituto. L'inflazione resta la preoccupazione dominante per l'86% degli elettori secondo Fox News, seguita dai costi sanitari (81%) e dal prezzo della benzina (80%). Più della metà degli americani, secondo Quinnipiac, avrebbe ora difficoltà a pagare una spesa imprevista di mille dollari.

Il malessere economico e l'impopolarità della guerra pesano molto in vista delle elezioni di midterm di novembre. Martedì un candidato democratico ha conquistato un seggio legislativo statale nel sud della Florida, in un distretto che include proprio Mar-a-Lago, la residenza di Trump. Secondo Quinnipiac, il 51% degli elettori vorrebbe ora i democratici alla guida della Camera dei Rappresentanti, contro il 40% che preferirebbe i repubblicani. Tra gli indipendenti il margine a favore dei democratici sale a 31 punti.

Sondaggi USA — Iran, marzo 2026
Sondaggi nazionali USA sulla guerra in Iran
Tre rilevazioni della terza settimana di marzo 2026 a confronto
Sostiene o si oppone all'azione militare USA contro l'Iran?
Tutti gli elettori registrati
% tra tutti gli elettori registrati
Si oppone
58%
Sostiene
42%

Elettori repubblicani
% tra gli elettori repubblicani
Sostiene
77%
Si oppone
23%

Elettori democratici
% tra gli elettori democratici
Si oppone
88%
Sostiene
12%

Elettori indipendenti
% tra gli elettori indipendenti
Si oppone
72%
Sostiene
28%
MAGA vs non-MAGA: sostegno all'azione militare
Repubblicani MAGA
Sostiene
90%
Si oppone
10%

Repubblicani non-MAGA
Sostiene
52%
Si oppone
48%
L'azione militare renderà gli USA più o meno sicuri?
Tutti gli elettori registrati
Meno sicuri
44%
Più sicuri
33%
Nessuna differenza
25%
Approvazione di Trump
Complessiva
Disapprova
59%
Approva
41%

Gestione della crisi Iran
Disapprova
64%
Approva
36%

Politica estera
Disapprova
62%
Approva
38%
Approvazione di Trump per partito
Elettori repubblicani
Approva
84%
Disapprova
16%

Elettori democratici
Disapprova
95%
Approva
5%

Elettori indipendenti
Disapprova
75%
Approva
25%
Quanto durerà il conflitto?
Tutti gli elettori registrati
Alcuni mesi
37%
Più di un anno
35%
Un anno
15%
Poche settimane
13%

Metodologia: 20–23 marzo 2026 | Campione: 1.001 elettori registrati | Margine di errore: ±3 pp | Metodo: interviste live su rete fissa, cellulare e online via SMS; campione casuale da archivio elettorale | Condotto da Beacon Research (D) e Shaw & Company Research (R) | Fonte: Fox News Poll
La guerra con l'Iran renderà il mondo più sicuro o meno sicuro?
Tutti gli elettori registrati
% tra tutti gli elettori registrati
Meno sicuro
42%
Più sicuro
35%
Nessuna differenza
20%

Elettori repubblicani
Più sicuro
79%
Nessuna differenza
11%
Meno sicuro
8%

Elettori democratici
Meno sicuro
74%
Nessuna differenza
22%
Più sicuro
2%

Elettori indipendenti
Meno sicuro
49%
Più sicuro
25%
Nessuna differenza
22%
Sostiene o si oppone all'azione militare USA contro l'Iran?
Tutti gli elettori registrati
Si oppone
54%
Sostiene
39%

Elettori repubblicani
Sostiene
86%
Si oppone
9%

Elettori democratici
Si oppone
92%
Sostiene
5%

Elettori indipendenti
Si oppone
64%
Sostiene
28%
Approvazione di Trump
Complessiva
Disapprova
56%
Approva
38%

Gestione dell'economia
Disapprova
58%
Approva
38%

Politica estera
Disapprova
59%
Approva
36%

Situazione Iran
Disapprova
59%
Approva
34%
Come sta andando la guerra rispetto alle aspettative?
Tutti gli elettori registrati
Come previsto
52%
Peggio del previsto
28%
Meglio del previsto
13%

Elettori repubblicani
Come previsto
58%
Meglio del previsto
31%
Peggio del previsto
6%

Elettori democratici
Peggio del previsto
49%
Come previsto
45%
Meglio del previsto
<1%

Elettori indipendenti
Come previsto
54%
Peggio del previsto
33%
Meglio del previsto
8%
Stato dell'economia e preoccupazioni finanziarie
Giudizio sull'economia nazionale
Non buona / Scarsa
65%
Eccellente / Buona
34%

Maggiore preoccupazione finanziaria
% — risposte principali
Costi sanitari
21%
Costo del cibo
13%
Mutuo / Affitto
13%
Prezzo benzina
11%
Risparmi pensione
10%

Metodologia: 19–23 marzo 2026 | Campione: 1.191 elettori registrati | Margine di errore: ±3,6 pp (incluso effetto del disegno campionario) | Metodo: interviste telefoniche con operatori live (rete fissa + cellulare), campionamento a cifre casuali | Fonte: Quinnipiac University Poll, dir. Doug Schwartz, Ph.D.
Approvi o disapprovi la gestione di Trump del conflitto con l'Iran?
Tutti gli adulti
% tra tutti gli adulti statunitensi
Disapprova
61%
Approva
37%

Repubblicani e ind. a tendenza rep.
Approva
69%
Disapprova
31%

Democratici e ind. a tendenza dem.
Disapprova
90%
Approva
10%
Approvazione gestione Iran: gap generazionale tra i repubblicani
Repubblicani 65+ anni
Approva
84%
Disapprova
16%

Repubblicani 50–64 anni
Approva
79%
Disapprova
21%

Repubblicani 30–49 anni
Approva
60%
Disapprova
40%

Repubblicani 18–29 anni
Disapprova
51%
Approva
49%
La decisione di usare la forza militare è stata giusta o sbagliata?
Tutti gli adulti
Decisione sbagliata
59%
Decisione giusta
38%

Repubblicani e ind. a tendenza rep.
Decisione giusta
71%
Decisione sbagliata
29%

Democratici e ind. a tendenza dem.
Decisione sbagliata
88%
Decisione giusta
12%
Come sta andando l'azione militare?
Tutti gli adulti
Non va bene
45%
Va bene
25%

Repubblicani e ind. a tendenza rep.
Va bene
46%
Non va bene
21%

Democratici e ind. a tendenza dem.
Non va bene
69%
Va bene
6%
Quanto durerà l'azione militare contro l'Iran?
Tutti gli adulti
Da 1 a 6 mesi
35%
Un anno o più
29%
Da 6 mesi a un anno
25%
Meno di un mese
8%

Repubblicani e ind. a tendenza rep.
La maggioranza prevede una risoluzione entro 6 mesi
Entro 6 mesi
58%
6 mesi o più
42%

Democratici e ind. a tendenza dem.
La maggioranza prevede un conflitto di almeno 6 mesi
6 mesi o più
68%
Entro 6 mesi
32%
Impatto sulla sicurezza degli USA e del mondo
Sicurezza degli USA
% tra tutti gli adulti statunitensi
Meno sicuri
40%
Più sicuri
22%
Come prima
20%
Non sa
18%

Sicurezza nel mondo
% tra tutti gli adulti statunitensi
Meno sicuro
33%
Più sicuro
27%
Nessuna differenza
19%
Non sa
19%

Metodologia: 16–22 marzo 2026 | Campione: 3.524 adulti statunitensi (ATP Wave 185) | Margine di errore: ±1,8 pp | Metodo: sondaggio online su panel probabilistico American Trends Panel | Fonte: Pew Research Center
Focus America non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.