Trump vuole che gli edifici governativi siano di nuovo belli

Il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone uno stile architettonico classico per i nuovi edifici federali a Washington e scoraggia l’uso di estetiche moderniste come il Brutalismo.

Trump vuole che gli edifici governativi siano di nuovo belli
Photo by Jesse Collins / Unsplash

Il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che stabilisce nuovi criteri estetici per l’architettura federale. Le linee guida, presentate dalla Casa Bianca come un modo per “rendere di nuovo bella l’architettura federale”, privilegiano i modelli classici greco-romani, richiamando lo stile della Corte Suprema e del Campidoglio, e riducono lo spazio per approcci modernisti, in particolare il Brutalismo.

Il testo dell’ordine afferma che “l’architettura classica e tradizionale sono modalità preferite di progettazione per la loro comprovata capacità di rispondere ai requisiti richiesti”. Sottolinea inoltre che “maggiore enfasi deve essere posta sulla scelta di progetti che incarnino l’eccellenza architettonica”.

L’iniziativa era attesa da mesi, dopo che a gennaio la Casa Bianca aveva diffuso un memorandum che invitava i progetti federali a rispettare il “patrimonio architettonico classico”. Si tratta di un ritorno a un ordine simile già introdotto da Trump nelle ultime settimane del suo primo mandato e successivamente revocato dal presidente Joseph R. Biden Jr.

Secondo l’ordine, i padri fondatori George Washington e Thomas Jefferson scelsero l’architettura di Atene e Roma per edifici simbolici come la Casa Bianca, così da collegare visivamente la giovane repubblica americana con gli antecedenti democratici dell’antichità.

Le nuove regole avranno un impatto concreto su diversi progetti. Justin Shubow, presidente della National Civic Art Society e tra i redattori del testo, ha spiegato che i nuovi tribunali federali previsti a Hartford (Connecticut) e Chattanooga (Tennessee) dovranno rispettare i criteri imposti. Negli ultimi anni, tribunali modernisti erano stati costruiti a San Antonio (Texas) e Harrisburg (Pennsylvania). “Per troppo tempo l’architettura federale è stata in uno stato desolante”, ha dichiarato Shubow, aggiungendo che il presidente vuole garantire edifici “belli, dignitosi e ammirati dal cittadino comune”.

Non mancano però critiche dal mondo dell’architettura. Liz Waytkus, direttrice esecutiva di Docomomo US, organizzazione che tutela l’architettura del Novecento, ha commentato: “L’architettura deve essere del suo tempo. L’attuale amministrazione sembra voler guardare indietro e non avanti”.

Parallelamente, la Casa Bianca ha rafforzato il controllo sulla pianificazione urbana e architettonica. A luglio Trump ha nominato tre funzionari nell’National Capital Planning Commission, l’organo che supervisiona i terreni federali a Washington. Tra questi c’è William Scharf, avvocato personale del presidente e ora presidente della commissione. Il gruppo si è concentrato anche sulla ristrutturazione da 700 milioni di dollari della sede della Federal Reserve, definita da un commissario vicino alla Casa Bianca come il “Taj Mahal sul National Mall”.

L’esecutivo ha inoltre avviato valutazioni su alcuni edifici da dismettere e sostituire, come il James V. Forrestal Building, sede del Dipartimento dell’Energia, e il Jamie L. Whitten Building, dove ha sede il Dipartimento dell’Agricoltura. Trump ha anche annunciato un ampliamento della sala da ballo della Casa Bianca, affidato all’architetto James McCrery II, tra i fondatori della National Civic Art Society.

Il nuovo ordine solleva preoccupazioni tra i difensori del Brutalismo, stile che nel dopoguerra ha caratterizzato università, biblioteche e uffici pubblici, con l’uso del cemento a vista. Pur criticato come “freddo” ed “elitista”, venne adottato in complessi federali come il J. Edgar Hoover Building, sede dell’FBI, che già negli anni ’70 fu accolto con giudizi negativi. L’edificio, oggi in stato di degrado con oltre 300 milioni di dollari di lavori rinviati, sarà abbandonato da FBI e General Services Administration.

Alcuni conservazionisti sostengono che i costi di manutenzione siano stati gonfiati e avvertono che il problema non è solo estetico. “È una questione di gusti”, ha affermato Waytkus. “Ma diventa più difficile e preoccupante quando è il governo federale a imporre una visione univoca”.

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