Trump vs Iran, la guerra è più vicina di quanto sembri?

L'Amministrazione Trump ha schierato due portaerei, centinaia di jet e oltre 150 voli cargo militari nella regione. L'ultimo round negoziale a Ginevra non ha prodotto progressi significativi. Consigliere di Trump: "90% di probabilità di azione militare nelle prossime settimane".

Trump vs Iran, la guerra è più vicina di quanto sembri?

Gli Stati Uniti sono più vicini a un conflitto armato su larga scala con l’Iran di quanto l’opinione pubblica americana possa percepire al momento. E, secondo quanto riportato da Axios, l’escalation potrebbe concretizzarsi nel giro di giorni o settimane.

L’eventuale operazione, spiegano le fonti citate dal sito, sarebbe diversa da una missione “mirata” come quella condotta il mese scorso in Venezuela: si tratterebbe invece di una campagna militare prolungata, con un coinvolgimento congiunto statunitense-israeliano e una durata di diverse settimane. Un’azione, quindi, più ampia e potenzialmente più distruttiva per Teheran rispetto alla guerra di 12 giorni guidata da Israele lo scorso giugno, quando Washington intervenne colpendo le infrastrutture nucleari sotterranee iraniane.

Nonostante la posta in gioco — vale a dire un intervento che, nelle dimensioni, sarebbe tra i più rilevanti in Medio Oriente dell’ultimo decennio — il dibattito pubblico e quello al Congresso restano limitati, mentre l’attenzione di Washington è concentrata su altre priorità.

Il doppio binario: negoziati e pressione militare

Trump era già arrivato vicino ad ordinare un attacco all’inizio di gennaio, nel pieno dell’inasprimento interno iraniano e della repressione delle proteste. Chiusa quella finestra operativa, la Casa Bianca ha però imboccato una strategia su due binari: negoziati sul nucleare e, in parallelo, un massiccio dispiegamento militare nella regione. Una combinazione che — osserva Axios — rende oggi più difficile fare marcia indietro senza concessioni sostanziali da parte di Teheran.

Martedì, a Ginevra, i consiglieri di Trump Jared Kushner e Steve Witkoff hanno incontrato per circa 3 ore il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Entrambe le parti hanno parlato di “progressi”, ma fonti statunitensi descrivono ancora distanze significative tra le due parti. Anche il vicepresidente J.D. Vance, intervenendo su Fox News, ha segnalato che restano nodi cruciali: Trump avrebbe fissato “linee rosse” che Teheran non avrebbe ancora accettato.

Un dispiegamento imponente nella regione

Nel frattempo, il dispositivo militare statunitense in Medio Oriente è cresciuto: secondo Axios, sono presenti 2 portaerei, una decina di navi da guerra, centinaia di caccia e diversi sistemi di difesa aerea, con ulteriori asset in trasferimento. Più di 150 voli cargo stanno trasportato armamenti e munizioni nell’area; nelle ultime 24 ore, altri 50 caccia (tra F-35, F-22 e F-16) si sono diretti verso la regione.

Le fonti citate sottolineano un elemento politico: dopo anni di tensioni cicliche con l’Iran, molti americani si sono abituati a una crisi “permanente”. Ma proprio la combinazione tra aumento delle forze sul campo e irrigidimento dei toni riduce lo spazio per un disimpegno, a meno di passi significativi di Teheran sul programma nucleare.

Questione di giorni o settimane

Il governo israeliano — riferiscono due funzionari — starebbe preparando lo scenario di una guerra a breve, con un approccio più massimalista che mira non solo a colpire il programma nucleare e missilistico iraniano, ma anche ad indebolire il regime. Alcune fonti statunitensi, invece, stimano tempi più lunghi: il senatore Lindsey Graham ha suggerito che eventuali attacchi potrebbero essere ancora a settimane di distanza. Ma altre voci descrivono un orizzonte più ravvicinato: “Il capo si sta spazientendo… credo ci sia il 90% di probabilità di un’azione militare nelle prossime settimane”, ha detto un consigliere di Trump citato da Axios.

Un dettaglio rafforza questa lettura: dopo i colloqui di Ginevra, funzionari americani hanno indicato che l’Iran dovrà presentare una proposta dettagliata entro 2 settimane. Una scadenza che richiama un precedente recente: il 19 giugno la Casa Bianca aveva annunciato una finestra analoga di quattordici giorni perché Trump decidesse se proseguire con i negoziati o passare all’azione. 3 giorni dopo, invece, ordinò l’operazione “Midnight Hammer”.

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