Trump verso il ritiro dall’Iran, ma la “vittoria” resta in dubbio

Il presidente fissa una tabella di marcia di due o tre settimane per porre fine alla guerra in Iran. Le scorte di uranio iraniano restano intatte, mentre i prezzi del petrolio continuano a salire e la Casa Bianca studia misure d'emergenza.

Trump verso il ritiro dall’Iran, ma la “vittoria” resta in dubbio
Fonte: Casa Bianca

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato ieri che le forze americane lasceranno l’Iran nelle prossime 2 o 3 settimane. L’annuncio è arrivato alla Casa Bianca durante la firma di un ordine esecutivo per imporre nuove restrizioni al voto via posta, in risposta a una domanda di un giornalista sull’aumento del prezzo della benzina. "Tutto quello che devo fare è lasciare l’Iran", ha detto il presidente. "Lo faremo molto presto, e i prezzi crolleranno". Poche ore dopo, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha annunciato su X che Trump terrà un discorso alla nazione in serata per un "aggiornamento importante" sull’Iran.

Trump dichiara vittoria sul nucleare, ma mancano le prove

Il punto più delicato resta il programma nucleare iraniano, che era stato la principale giustificazione per avviare la guerra il 28 febbraio. Donald Trump ha dichiarato di aver centrato il suo obiettivo: "Non avranno un’arma nucleare, e quell’obiettivo è stato raggiunto". Tuttavia, non esistono prove a supporto di questa affermazione. Già a giugno dello scorso anno Trump aveva definito "annientato" il programma nucleare iraniano, salvo poi dover intervenire militarmente di nuovo pochi mesi dopo per lo stesso apparente motivo.

Il punto centrale è che né gli Stati Uniti né Israele hanno rimosso o distrutto le scorte iraniane di uranio altamente arricchito. Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, ha dichiarato di non aver visto alcuna prova che il materiale abbia lasciato il sito di Isfahan, dove prima della guerra di giugno si concentrava la maggior parte delle riserve di uranio arricchito. I raid hanno senza dubbio ridotto le capacità nucleari iraniane, ha riconosciuto Grossi, ma al termine del conflitto rimarranno questioni irrisolte. Se Trump si ritirasse senza ottenere la consegna del materiale fissile, l’Iran finirebbe infatti per conservare circa 440 kg di uranio altamente arricchito, sufficienti per costruire fino a dieci bombe atomiche.

L’Amministrazione Trump aveva valutato di inviare forze speciali a Isfahan per sequestrare le scorte, ma l’operazione è stata giudicata troppo rischiosa. Il sito si trova nell’entroterra, a centinaia di km dalla costa, ed è presidiato dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.

Scenari di guerra
Il ritiro americano dall'Iran: i conti che restano aperti
Obiettivi dichiarati vs raggiunti, costi e domande senza risposta — aprile 2026
2–3
settimane al ritiro annunciato
Trump: "Tutto quello che devo fare è lasciare l'Iran. I prezzi crolleranno."
Forze Usa ancora in campo
3
Gruppi da battaglia con portaerei
L'USS George H.W. Bush è salpata da Norfolk verso il Medio Oriente. Terzo carrier strike group inviato nella regione dall'inizio del conflitto.
~20%
Petrolio mondiale transita via Hormuz
Lo Stretto resta paralizzato dall'inizio del conflitto. Nessun Paese alleato tranne gli Emirati Arabi Uniti ha offerto sostegno attivo per riaprirlo.
Cronologia recente
28 Feb 2026
Inizio della guerra Usa-Iran
Gli Usa avviano le operazioni militari contro l'Iran. La giustificazione principale è il programma nucleare iraniano.
Mar 2026
Iran chiude lo Stretto di Hormuz
Teheran risponde con attacchi su tutta la regione. Il transito petrolifero dallo Stretto si paralizza.
Martedì
Trump annuncia il ritiro in 2-3 settimane
Annuncio durante la firma di un ordine esecutivo sul voto via posta. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt rende noto che Trump terrà un discorso alla nazione questa sera.
Prossime 2 sett.
Atteso vuoto nell'approvvigionamento petrolifero
Tutte le navi partite prima del conflitto avranno raggiunto le loro destinazioni. Previsti nuovi rincari in arrivo su diesel, carburante aereo e trasporti.
La questione irrisolta
Uranio arricchito ancora in Iran
~440 kg
Nessuna scorta rimossa o distrutta Fonte: AIEA
Materiale sufficiente per costruire fino a 10 bombe nucleari
Perché il sequestro è fallito
Sito di Isfahan
Obiettivo giudicato troppo rischioso
Il sito è nell'entroterra, a centinaia di km dalla costa, presidiato dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. L'operazione con Forze Speciali è stata valutata ma scartata.
Il vuoto nel rapporto AIEA
Nessuna prova
Che l'uranio abbia lasciato Isfahan
Capacità ridotte
Ma questioni irrisolte a fine conflitto
Impatto sui mercati energetici
Brent — scenari di prezzo al barile
Pre-guerra
~$60
Attuale
+70%
~$102
Scenario estremo
$200
Effetti interni negli Stati Uniti
$4+
Benzina al gallone negli Usa
Superata per la prima volta dall'agosto 2022 la soglia dei 4 dollari. Trump ha legato il ritiro dall'Iran proprio al calo dei prezzi.
2 settimane
Prima che il vuoto di offerta colpisca
Le navi partite prima del conflitto avranno raggiunto le loro destinazioni. Nuovi rincari attesi su diesel, carburante aereo e trasporti. Una "tassa massiccia" sulle famiglie più povere.
Stretto di Hormuz — la frattura con gli alleati
Paralizzato
Stretto bloccato dall'inizio del conflitto
Emirati Arabi Uniti
Unico paese del Golfo disponibile a una forza navale
Bahrain
Lavora a una risoluzione ONU per lo sblocco dello Stretto
Cina ed altri
Trump scarica la responsabilità dello sblocco dello Stretto sui Paesi consumatori
Obiettivi dichiarati vs. risultati
Eliminare il materiale fissile
~440 kg di uranio arricchito restano a Isfahan. Né Usa né Israele li hanno rimossi. Il direttore AIEA conferma: nessuna prova che il materiale abbia lasciato il sito.
Degradare le capacità militari
Trump: "Non hanno più Marina, Aeronautica, telecomunicazioni, antiaerea." Capacità nucleari ridotte secondo l'AIEA, ma risultato non verificabile in modo indipendente.
Riaprire lo Stretto di Hormuz
Lo Stretto resta bloccato. Nessun Paese alleato tranne gli Emirati Arabi Uniti si è per ora offerto di contribuire a riaprirlo con una azione militare. Il Brent è salito del 70% rispetto a prima della guerra.
Ottenere un accordo con Teheran
L'Iran conferma contatti con Witkoff, ma nega qualsiasi trattativa. Ora lo stesso Trump ammette che il ritiro può avvenire senza intesa con l'Iran.
Contenere i costi interni
Benzina salita oltre $4/gallone. Il Dipartimento del Tesoro avverte: prezzi sopra $100 al barile per un periodo prolungato. Scenario estremo: $200, mai raggiunti nella storia.
La ridefinizione della vittoria
Obiettivo nucleare scomparso
Rubio elenca 4 priorità senza più citare il programma nucleare iraniano
Hegseth inquadra la missione come negoziato: "Il nostro compito è convincere l'Iran che è in posizione migliore se accetta un accordo." Gli obiettivi di guerra sono stati progressivamente ridimensionati.
Fonti: New York Times, CBS News, Fox News, Axios, AIEA · aprile 2026

Ridefinire il concetto di vittoria

Con il ritiro delle forze americane all’orizzonte, i collaboratori più stretti di Donald Trump hanno progressivamente ristretto il perimetro degli obiettivi di guerra. In un’intervista a Fox News, il Segretario di Stato Marco Rubio ha di recente elencato 4 priorità senza più menzionare il programma nucleare. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha invece inquadrato la missione in termini negoziali: "Il nostro compito è convincere l’Iran che si trova in una posizione migliore se accetta un accordo".

Trump ha però chiarito ai giornalisti che il ritiro potrebbe avvenire anche senza un’intesa con Teheran: "Non importa se si siedono al tavolo o meno. Li abbiamo riportati indietro di 15–20 anni. Non hanno più una Marina, non hanno più una Aeronautica, non hanno più telecomunicazioni, non hanno sistemi antiaerei. E i loro leader sono scomparsi". Da Teheran, il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha confermato contatti diretti con l’inviato americano Steve Witkoff, precisando però che "non significa che siamo in trattative". L’Iran, ha aggiunto, non ripone alcuna fiducia in Washington.

Hormuz e la frattura con i Paesi alleati

Lo stretto di Hormuz, attraverso cui prima della guerra transitava ogni giorno circa il 20% del petrolio e del gas mondiale, resta bloccato, e all’orizzonte non si intravede una soluzione condivisa. È su questo punto che si è aperta la frattura più visibile tra Washington e i suoi alleati: nessuno di loro ha contribuito a riaprire lo Stretto, e Trump non ha nascosto la sua irritazione. "La Cina andrà lì a fare rifornimento alle sue navi e si prenderà cura di sé," ha detto nell'Ufficio Ovale, aggiungendo di non vedere ragione per cui siano gli Stati Uniti a farsi carico della situazione.

La frustrazione del presidente si estende anche alla NATO. Rubio ha dichiarato che Washington dovrà "rivalutare il valore" dell'Alleanza Atlantica al termine del conflitto, un segnale che le tensioni accumulate durante la crisi potrebbero avere conseguenze durature sui rapporti transatlantici. Nel Golfo, la risposta degli alleati regionali è stata altrettanto tiepida: l'unico Paese ad aver dichiarato disponibilità a partecipare a una forza navale per riaprire lo Stretto sono gli Emirati Arabi Uniti. Il Bahrain si limita a lavorare a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU per ottenere un mandato formale in questo senso.

Nel frattempo, la Marina americana ha fatto salpare da Norfolk un terzo gruppo da battaglia con portaerei, la USS George H.W. Bush, verso il Medio Oriente: un segnale che, nonostante il preannuncio del ritiro delle forze americane, l'opzione di un'ulteriore escalation resta sul tavolo.

I conti che non tornano

Intanto, il conflitto ha già prodotto danni economici evidenti. Il prezzo del greggio di riferimento Brent è salito di circa il 70% dall’inizio della guerra e la benzina negli Stati Uniti ha superato stabilmente, per la prima volta dall’agosto 2022, i 4 dollari al gallone. Secondo Axios, alla Casa Bianca si è iniziato a discutere di scenari in cui il petrolio potrebbe arrivare stabilmente a 150 dollari al barile. Il Tesoro avrebbe informato Donald Trump che i prezzi dell’energia rimarranno probabilmente sopra i 100 dollari per un periodo prolungato anche dopo il ritiro americano, con alcune fonti interne che indicano come scenario estremo i 200 dollari, una soglia mai raggiunta prima. Sul tavolo ci sarebbe anche l’uso di poteri d’emergenza.

Il peggio, però, potrebbe non essere ancora arrivato. L’analista energetico Rory Johnston, autore della newsletter Commodity Context, spiega che le navi cariche di petrolio partite prima dello scoppio del conflitto hanno ormai raggiunto le loro destinazioni, ma nelle prossime 2 settimane il vuoto nell’approvvigionamento inizierà a farsi sentire anche negli Stati Uniti, con nuovi rincari su diesel, carburante aereo e trasporti. "Sarà di fatto una tassa massiccia che eroderà il reddito disponibile, colpendo in modo sproporzionato le famiglie più povere", ha detto Johnston.

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