Trump rilancia l’ultimatum all’Iran: “Stanotte potrebbe morire un’intera civiltà”

Il presidente statunitense ha fissato alle 2 del mattino in Italia la scadenza dell'ultimatum per la riapertura dello Stretto di Hormuz ed è tornato a minacciare attacchi contro ponti, centrali e infrastrutture energetiche iraniane in vista della deadline.

Trump rilancia l’ultimatum all’Iran: “Stanotte potrebbe morire un’intera civiltà”
Immagine creata dall'intelligenza artificiale

Donald Trump ha alzato nuovamente il livello dello scontro con l’Iran. Su Truth Social ha pubblicato questa mattina un minaccioso messaggio in cui sostiene che stanotte potrebbe “morire un’intera civiltà”. Il presidente degli Stati Uniti ha collegato il nuovo avvertimento alla riapertura dello Stretto di Hormuz, fissando per martedì alle 20 della costa orientale americana la scadenza del suo ultimatum a Teheran.

Nel suo post, Trump afferma di non volere questo scenario ma di ritenerlo probabile. Aggiunge però anche che, dopo quello che definisce un “cambio di regime completo e totale”, potrebbero aprirsi sviluppi “rivoluzionari”. Il nuovo avvertimento arriva al termine di giorni segnati da minacce sempre più esplicite contro l’Iran e contro le sue infrastrutture civili ed energetiche.

Nel fine settimana il presidente aveva già promesso “l’inferno” e un ritorno “all’età della pietra” se Teheran non avesse posto fine al blocco dello Stretto di Hormuz. Il 5 aprile aveva poi scritto che oggi sarebbe stato “il giorno delle centrali elettriche e il giorno dei ponti allo stesso tempo”, tornando a chiedere la riapertura del passaggio marittimo. In dichiarazioni successive, Trump ha anche confermato l’esistenza di un piano per colpire tutti i ponti dell’Iran e mettere fuori uso tutte le centrali elettriche del Paese.

Il Pentagono continua intanto a preparare una nuova lista di obiettivi per i raid aerei, ma deve fare i conti con il fatto che molte infrastrutture, tra cui proprio le centrali elettriche e gli impianti di desalinizzazione, potrebbero essere considerate civili, e un attacco deliberato contro di esse rischierebbe di configurarsi come un crimine di guerra. I sostenitori dell’escalation sostengono invece che si tratti di strutture a duplice uso, quindi di obiettivi legittimi, perché elettricità e acqua servono sia alla popolazione civile sia all’apparato militare.

Finora, però, gli Stati Uniti hanno sostenuto di essersi concentrati soltanto su obiettivi militari. Nelle stesse ore in cui Trump rilanciava le sue minacce, le forze statunitensi hanno, appunto, colpito decine di bersagli militari sull’isola iraniana di Kharg, tra cui bunker, radar e depositi di munizioni, evitando però le infrastrutture petrolifere.

Dall’Iran, intanto, le nuove minacce di Trump sono state accolte con un misto di sconcerto, sfida e rassegnazione. Alcuni cittadini iraniani hanno detto di non avere predisposto piani di fuga né misure straordinarie, pur riconoscendo che un eventuale attacco a centrali, ponti o impianti di desalinizzazione potrebbe provocare una catastrofe umanitaria. Altri hanno avvertito, invece, che un’offensiva contro infrastrutture civili non colpirebbe soltanto l’Iran, ma avrebbe conseguenze regionali e globali, dalla sicurezza energetica alla stabilità dell’intera area.

Da parte sua, Alireza Rahimi, segretario del Consiglio per gli affari giovanili e adolescenziali del governo iraniano, ha invitato i giovani iraniani a formare catene umane intorno alle centrali elettriche, possibili target degli attacchi americani di questa notte. trasformandoli di fatto in scudi umani. Anche questo, se riferito a obiettivi militari, potrebbe costituire un crimine di guerra ai sensi delle Convenzioni di Ginevra.

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