Trump pronto ad aiutare i manifestanti iraniani contro il regime
Fonti rivelano al Jerusalem Post che il presidente ha deciso di intervenire. Sul tavolo opzioni militari, cyber e tecnologiche. Israele osserva senza intervenire.
Il presidente Donald Trump è intenzionato ad aiutare i manifestanti iraniani che in questi giorni stanno protestando contro il regime della Repubblica Islamica. Lo rivelano al Jerusalem Post diverse fonti a conoscenza delle discussioni che si stanno svolgendo a Washington negli ultimi giorni.
"Trump ha sostanzialmente deciso di aiutare i manifestanti in Iran. Quello che non ha ancora deciso è il come e il quando", hanno dichiarato le fonti. Sabato scorso il presidente ha scritto su X che l'Iran vuole la libertà e che gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare. La dichiarazione pubblica è arrivata mentre nella capitale americana si discutono diverse opzioni di intervento.
Lo spettro delle possibilità sul tavolo è ampio. "Si va da un'opzione militare, cioè attacchi contro obiettivi del regime, al supporto informatico contro il regime, fino alla fornitura di sistemi Starlink per aiutare i manifestanti", ha spiegato una delle fonti al quotidiano israeliano. I sistemi Starlink consentirebbero ai manifestanti di comunicare anche in caso di blocco di Internet da parte delle autorità iraniane.
L'amministrazione Trump non crede che il regime iraniano stia crollando, ma vede problemi e crepe che non esistevano una settimana fa. Washington ha intensificato gli sforzi dopo che nel weekend sono emerse immagini delle proteste in Iran. Fino a quel momento l'amministrazione non riteneva che le manifestazioni avessero superato una certa soglia tale da far entrare in panico il regime.
Tre elementi hanno però cambiato la valutazione americana. Il blocco di Internet disposto dalle autorità iraniane, il gran numero di manifestanti scesi in piazza e le dure misure di repressione hanno spinto alti funzionari dell'amministrazione a considerare seriamente un aiuto ai manifestanti. Secondo quanto riportato, la repressione avrebbe causato almeno duemila morti, un bilancio che ha scosso Washington.
Anche Israele sta seguendo da vicino gli sviluppi. Domenica il primo ministro Benjamin Netanyahu ha convocato un ristretto gruppo di ministri e alti funzionari della sicurezza per discutere della situazione in Iran, tra gli altri temi all'ordine del giorno. Durante la riunione sono state prese alcune decisioni di carattere strategico.
Gerusalemme ha scelto di non intervenire pubblicamente sulla questione iraniana, lasciando agli Stati Uniti il ruolo di guida in eventuali misure di assistenza ai manifestanti. Inoltre Israele si sta preparando alla possibilità che l'Iran decida di lanciare missili balistici contro il suo territorio per distogliere l'attenzione dalle proteste interne.
"Israele sta monitorando attentamente quello che sta accadendo in Iran. I manifestanti per la libertà si sono diffusi in tutto il paese. Il popolo di Israele e il mondo intero sono ammirati dal tremendo coraggio dei cittadini iraniani", ha dichiarato Netanyahu durante la riunione. Il primo ministro ha aggiunto che Israele sostiene la loro lotta per la libertà e condanna fermamente la strage di massa di civili innocenti.
Netanyahu ha poi espresso la speranza che la nazione persiana venga presto liberata dal giogo della tirannia, auspicando che quando quel giorno arriverà, Israele e Iran torneranno a essere partner leali nella costruzione di un futuro di prosperità e pace per entrambi i popoli. Nel corso del weekend il primo ministro israeliano ha anche avuto un colloquio telefonico con il segretario di Stato americano Marco Rubio.
La situazione resta in evoluzione e le prossime ore potrebbero essere decisive per capire quale forma assumerà l'eventuale supporto americano ai manifestanti iraniani e come reagirà il regime di Teheran.