Trump licenzia Kristi Noem, la segretaria alla Sicurezza interna lascia tra polemiche
La responsabile del dipartimento più coinvolto nelle espulsioni di massa paga il prezzo di una gestione caotica: dalle pubblicità da 220 milioni di dollari con il suo volto a un jet di lusso da 70 milioni
Il presidente Trump ha deciso oggi il licenziamento di Kristi Noem dalla guida del Department of Homeland Security, il dipartimento per la Sicurezza interna. Al suo posto arriva il senatore repubblicano Markwayne Mullin, dell'Oklahoma. La notizia, anticipata dal Wall Street Journal, chiude settimane di tensione crescente tra la Casa Bianca e la sua segretaria più esposta mediaticamente.
Noem era il volto pubblico della campagna di espulsioni di massa voluta da Trump, ma la sua gestione del dipartimento aveva accumulato critiche da entrambi gli schieramenti politici. Il punto di rottura, secondo i consiglieri del presidente citati dal Journal, è stata l'audizione di martedì davanti alla commissione Giustizia del Senato, dove Noem ha affrontato domande ostili sia da democratici sia da repubblicani.
Al centro delle udienze congressuali c'era una campagna pubblicitaria televisiva da 220 milioni di dollari, in cui Noem compariva in prima persona per invitare gli immigrati irregolari a lasciare volontariamente il Paese. Il senatore repubblicano della Louisiana John Kennedy ha accusato Noem di aver messo Trump in "una posizione terribilmente imbarazzante" e ha detto che quelle pubblicità erano state "efficaci nel costruire la notorietà" della segretaria, non nel raggiungere gli obiettivi dichiarati. Noem ha risposto sostenendo che il presidente aveva approvato la campagna, un'affermazione che ha irritato Trump, il quale ha detto a senatori e consiglieri di non aver mai dato il via libera.

L'ispettore generale del dipartimento ha aperto un'indagine sulla procedura di assegnazione del contratto pubblicitario. Durante la seconda audizione, mercoledì, davanti alla commissione Giustizia della Camera, Noem ha ammesso che uno dei contratti non era passato attraverso una gara d'appalto competitiva, contraddicendo quanto aveva dichiarato al Senato il giorno prima. Parte dei fondi era finita a un subappaltatore legato alla portavoce uscente di Noem, Tricia McLaughlin.
Un altro elemento di forte imbarazzo riguarda il ruolo di Corey Lewandowski, ex manager della campagna elettorale di Trump nel 2016 e consigliere di Noem al dipartimento. Lewandowski, assunto come impiegato governativo speciale con un limite di 130 giorni lavorativi all'anno, avrebbe superato quel limite ed esercitato un'influenza decisiva sulle decisioni di spesa, sulle politiche e sulle nomine del personale. L'ufficio del consulente legale della Casa Bianca ha aperto un'indagine sul possibile abuso del suo ruolo, come già riportato dal Journal. Noem aveva dichiarato in modo inesatto al Senato che Lewandowski non aveva alcun ruolo nel processo di assegnazione dei contratti. I due, entrambi sposati con altre persone, hanno smentito le voci di una relazione sentimentale, ma secondo funzionari del dipartimento non fanno molto per nascondere il loro rapporto. Di recente hanno viaggiato insieme su un jet 737 MAX di lusso dotato di cabina privata con camera da letto, che il dipartimento sta acquistando per circa 70 milioni di dollari.
La crisi più grave legata a Noem risale a gennaio, quando un agente della Border Patrol ha ucciso Alex Pretti, un infermiere di 37 anni, a Minneapolis. Noem ha definito Pretti un "terrorista domestico" e durante le audizioni congressuali si è rifiutata di ritrattare o scusarsi per quella definizione. La vicenda ha provocato una reazione politica senza precedenti: circa 190 parlamentari hanno sostenuto una procedura di impeachment contro di lei e i senatori repubblicani Thom Tillis (North Carolina) e Lisa Murkowski (Alaska), che avevano votato per la sua conferma, ne hanno chiesto le dimissioni. Il senatore democratico John Fetterman (Pennsylvania) ha chiesto pubblicamente a Trump di licenziarla, accusandola di "tradire la missione fondamentale" del dipartimento.
La gestione di Noem ha mostrato problemi anche al di fuori dell'immigrazione. Ha rallentato i soccorsi della Federal Emergency Management Agency per l'uragano Helene, imponendo la sua approvazione personale su ogni spesa superiore a 100.000 dollari e cambiando tre volte il direttore ad interim dell'agenzia. Un sondaggio YouGov di inizio marzo ha rilevato che metà degli americani è favorevole all'abolizione dell'Immigration and Customs Enforcement, un segnale di quanto il consenso pubblico sia calato su uno dei temi politici storicamente più forti di Trump. L'ispettore generale del dipartimento ha inoltre avvertito il Congresso che i vertici dell'agenzia avevano "ostruito sistematicamente" il suo lavoro, compresa un'indagine penale federale. Un rapporto classificato ha poi rivelato che una decisione di Noem, quella di permettere ai passeggeri di passare i controlli aeroportuali senza togliersi le scarpe, stava creando rischi di sicurezza "significativi".
L'uscita di Noem lascia la campagna di espulsioni di massa di Trump senza il suo volto più riconoscibile, in un momento in cui i sondaggi mostrano un calo di sostegno per le politiche migratorie del presidente. Alcuni consiglieri dell'amministrazione hanno discusso la possibilità di "ricalibrare" l'approccio della Casa Bianca sull'immigrazione.