Trump prepara un ordine esecutivo per assumere poteri straordinari sulle elezioni

Secondo il Washington Post, un gruppo vicino alla Casa Bianca ha redatto un documento di 17 pagine che richiama presunte interferenze cinesi nel 2020 come base giuridica per attribuire al presidente poteri straordinari sul sistema elettorale.

Trump prepara un ordine esecutivo per assumere poteri straordinari sulle elezioni

L’Amministrazione Trump sta valutando la possibilità di ricorrere ai poteri d’emergenza per imporre regole elettorali federali, aggirando le prerogative degli Stati e del Congresso. Secondo quanto riferisce il Washington Post, un gruppo di attivisti pro-Trump, che afferma di coordinarsi con la Casa Bianca, sta facendo circolare una bozza di ordine esecutivo di 17 pagine. Il documento si fonda su una tesi a dir poco controversa: la Cina avrebbe interferito nelle elezioni del 2020 e ciò giustificherebbe la dichiarazione di un’emergenza nazionale, con conseguente attribuzione al presidente di poteri straordinari in materia elettorale.

Trump ha più volte anticipato l’intenzione di emanare un ordine esecutivo per imporre l’obbligo di presentare un documento d’identità con foto ai seggi e limitare il voto per posta nelle elezioni di midterm del prossimo novembre. La Casa Bianca non ha fornito dettagli sui piani del presidente, ma una portavoce, Abigail Jackson, ha dichiarato che "il presidente Trump si impegna a garantire che gli americani abbiano piena fiducia nella gestione delle elezioni, inclusi registri elettorali accurati e aggiornati, privi di errori e di cittadini non aventi diritto registrati illegalmente".

Cosa prevede la Costituzione?

Sul piano giuridico emergono però già evidenti criticità. L’articolo I, sezione 4 della Costituzione americana attribuisce inequivocabilmente il potere di regolamentare le elezioni alle assemblee legislative statali e al Congresso, senza alcun ruolo per il presidente o il potere esecutivo. Lo riconosce lo stesso Peter Ticktin, avvocato della Florida e sostenitore della bozza, che ha frequentato con Trump la New York Military Academy: "Secondo la Costituzione sono le assemblee legislative e gli Stati a controllare come si svolgono le elezioni, e il presidente non ha alcun potere in merito". Tuttavia, ha aggiunto, "qui ci troviamo in una situazione in cui il presidente è consapevole che vi sono interessi stranieri che interferiscono nei nostri processi elettorali. Questo crea un’emergenza nazionale".

Ticktin ha ammesso di aver avuto "un certo coordinamento" con funzionari della Casa Bianca, senza specificare con chi per ragioni di sicurezza. Il suo contributo ha già portato in passato a un’azione presidenziale: l’avvocato rappresenta Tina Peters, ex funzionaria elettorale del Colorado incarcerata per aver violato le apparecchiature di voto e graziata da Trump a dicembre. Va però precisato che la grazia presidenziale non ha annullato la sua condanna a 9 anni di carcere, trattandosi di reati statali sui quali il presidente non ha giurisdizione.

Le indagini in corso sulle elezioni 2020

L’ipotesi di invocare poteri d’emergenza sulla base di presunte interferenze straniere conferisce un nuovo significato alle indagini che l’Amministrazione Trump sta conducendo sulle elezioni del 2020. Trump non ha mai accettato la sconfitta, pur non avendo mai prodotto prove di frodi diffuse. La Direttrice dell’Intelligence Nazionale, Tulsi Gabbard, sta guidando una nuova indagine di sicurezza elettorale incentrata proprio sulle influenze straniere.

Un rapporto dell’intelligence del 2021 aveva tuttavia già concluso che la Cina aveva preso in considerazione tentativi di influenzare le elezioni, senza però metterli in atto. Tuttavia, le attività investigative dell’Amministrazione sembrano muoversi proprio in questa direzione. Gabbard era presente quando l’FBI ha perquisito un magazzino nella Contea di Fulton, in Georgia, per sequestrare le schede elettorali del 2020, anche se il mandato giudiziale non faceva riferimento a interferenze straniere. Il suo ufficio ha inoltre esaminato le macchine per il voto usate a Puerto Rico alla ricerca di vulnerabilità informatiche, in coordinamento con l’FBI e con i dipartimenti di Giustizia e della Sicurezza interna, come riportato per primo da Reuters.

Jerome Corsi, che ha fatto circolare la bozza dell’ordine esecutivo a luglio, ha confermato: "Il palcoscenico è stato preparato dalle rivelazioni sul coinvolgimento di potenze straniere nelle elezioni del 2020". Corsi è noto per il suo ruolo in ambienti complottisti statunitensi: contribuì infatti a diffondere la teoria del birtherism contro Barack Obama nonché una teoria cospirazionista legata a Seth Rich, collaboratore del Partito Democratico ucciso nel 2016, per la quale si è successivamente scusato.

La pressione sui repubblicani per il Save America Act

Sul fronte legislativo, Trump sta facendo sempre più pressione sui repubblicani affinché approvino il Save America Act, una legge che richiede la prova di cittadinanza per registrarsi al voto e un documento d’identità per votare. Il provvedimento è passato alla Camera ma incontra seri ostacoli al Senato, dove i leader repubblicani hanno respinto la richiesta di modificare le regole della camera alta per accelerarne l’approvazione. Il presidente ha già avvertito che, qualora il provvedimento non venisse approvato, potrebbe intervenire unilateralmente.

Un’emergenza presidenziale sulle elezioni non è finora mai stata sottoposta al vaglio dei tribunali. Come precedente, gli attivisti pro Trump citano un ordine esecutivo del 2018 che dichiarò un’emergenza per imporre sanzioni a soggetti stranieri che prendevano di mira le infrastrutture elettorali. Biden lo prorogò più volte e, nel 2024, il Dipartimento del Tesoro lo utilizzò per sanzionare entità iraniane e russe. Ma questo ordine esecutivo non ha mai impattato direttamente sulle regole per il voto.

Trump ha, inoltre, già firmato lo scorso marzo un ordine esecutivo per imporre la prova di cittadinanza nei moduli di registrazione elettorale e trattenere fondi agli Stati che accettano schede postali oltre il giorno delle elezioni. Le corti federali hanno però bloccato parti di quell’ordine in almeno 5 casi, 3 dei quali sono attualmente in appello e 1 in attesa di sentenza.

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