Trump prepara un accordo economico con Cuba

Washington starebbe lavorando a un'intesa che potrebbe includere la liberalizzazione dei viaggi, accordi su porti ed energia e un'uscita di scena per il presidente Díaz-Canel

Trump prepara un accordo economico con Cuba
Official White House Photo by Daniel Torok

L'amministrazione Trump starebbe preparando un accordo economico con Cuba, da annunciare in tempi brevi. Lo riporta USA Today, citando due fonti a conoscenza dei piani della Casa Bianca.

I dettagli e i tempi precisi non sono ancora noti, ma secondo le stesse fonti l'intesa potrebbe includere una liberalizzazione dei viaggi degli americani a L'Avana, misura che il presidente potrebbe adottare senza bisogno dell'approvazione del Congresso. Sul tavolo ci sarebbero anche accordi su porti, energia e turismo, un possibile alleggerimento di alcune sanzioni e persino una via d'uscita per il presidente Miguel Díaz-Canel, con la famiglia Castro che rimarrebbe sull'isola.

Parlando ai leader latinoamericani riuniti in Florida il 7 marzo per il vertice "Shield of the Americas", il presidente Trump ha descritto Cuba come un paese allo stremo. "Cuba è alla fine della corsa. Non ha soldi, non ha petrolio, ha una filosofia sbagliata e un regime cattivo da molto tempo", ha detto Trump. Ha poi aggiunto di ritenere che un accordo con L'Avana sarebbe raggiungibile con facilità, e che Cuba si trova "negli ultimi momenti di vita così come è".

Trump ha confermato pubblicamente che il segretario di Stato Marco Rubio è in contatto con il governo cubano. Secondo quanto riportato, Rubio e i suoi collaboratori avrebbero avviato colloqui riservati con Raulito Castro, nipote di Raúl Castro e persona di fiducia del nonno. La Casa Bianca non ha confermato né smentito questa notizia.

L'approccio con Cuba si inserisce in una strategia più ampia della Casa Bianca verso l'emisfero occidentale, diversa da quella che portò l'amministrazione Obama ad allentare alcune restrizioni negli ultimi anni della sua presidenza, per poi vederle in parte reintrodotte durante il primo mandato di Trump. Secondo fonti vicine all'attuale amministrazione, la differenza rispetto all'era Obama starebbe nella dimostrazione di forza già esercitata: il riferimento è alla cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro e al blocco delle forniture di petrolio venezuelano a Cuba, misure che avrebbero privato l'isola di un sostegno economico fondamentale.

Dopo quella mossa, Cuba sembrava essere diventata il prossimo obiettivo di un cambio di regime diretto. L'amministrazione sembra però aver optato per una strategia diversa: non una campagna militare o di pressione frontale, ma accordi economici pensati per tutelare gli interessi americani e ridefinire i rapporti di potere nell'area.

Nelle ultime settimane la Casa Bianca ha anche aumentato la pressione su L'Avana con avvertimenti velati sulla possibilità di incriminare funzionari del governo cubano. Il senatore repubblicano della South Carolina Lindsey Graham, intervistato da Fox News, ha dichiarato che Cuba sarebbe "la prossima" nella lista del presidente.

Trump ha però indicato più volte di voler attendere la conclusione del confronto militare con l'Iran prima di concentrarsi su Cuba. "Il nostro focus adesso è sull'Iran", ha detto a Doral. "Direi a Marco: prenditi due giorni di pausa? Forse un'ora. Un'ora di pausa, poi chiudiamo il dossier Cuba."

Secondo USA Today, ex funzionari americani che hanno lavorato sulla politica verso Cuba avrebbero espresso in privato dubbi su quanto l'accordo sia davvero vicino. Resta inoltre ancora da chiarire cosa otterrebbe concretamente Washington in cambio dell'intesa.

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