Trump perde consensi sull'immigrazione, i Dem avanti di 8 punti per le midterm

Un nuovo sondaggio mostra che l'approvazione del presidente crolla su temi chiave come espulsioni e sanità. I democratici sono visti come più affidabili su economia, prezzi e assistenza sanitaria.

Trump perde consensi sull'immigrazione, i Dem avanti di 8 punti per le midterm
White House

Donald Trump inizia il secondo anno del suo mandato con i dati di gradimento più bassi mai registrati, mentre i democratici conquistano un vantaggio significativo in vista delle elezioni di midterm del 2026. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Strength In Numbers e Verasight tra il 14 e il 20 gennaio su 1.532 adulti americani.

L'approvazione complessiva del presidente si ferma al 40%, contro il 58% di disapprovazione. Si tratta del dato peggiore da quando è iniziato il monitoraggio. Particolarmente critica è la situazione tra gli elettori indipendenti: solo il 27% approva il suo operato, mentre il 63% disapprova. Un divario di 36 punti che rappresenta un segnale d'allarme per i repubblicani.

Il calo più significativo riguarda proprio l'immigrazione, tema su cui Trump aveva costruito buona parte della sua campagna elettorale. L'approvazione sulla gestione dell'immigrazione è scesa al 44% contro il 53% di disapprovazione. Ancora peggio vanno le politiche di espulsione: solo il 42% le approva, mentre il 54% le disapprova. L'unico ambito in cui il presidente mantiene un saldo positivo è la sicurezza ai confini, con il 50% di approvazione contro il 46% di disapprovazione, ma anche questo margine si è ridotto rispetto ai mesi scorsi.

Il sondaggio rileva anche un crollo dell'approvazione sulla sanità, scesa al 33% contro il 61% di disapprovazione. Questo dato è strettamente legato alla scadenza, il primo gennaio, dei sussidi governativi che rendevano più accessibili le assicurazioni sanitarie nell'ambito dell'Affordable Care Act. Quasi un adulto su tre (il 32%) riferisce che lui o qualcuno della sua famiglia è stato colpito: il 6% ha perso completamente la copertura, il 19% ha visto aumentare significativamente i premi, il 7% ha subito entrambe le conseguenze. Il 64% degli intervistati vuole che il Congresso ripristini i sussidi.

Quando si tratta di attribuire responsabilità, gli elettori puntano il dito soprattutto verso Trump: il 32% lo considera il principale colpevole, seguito dai democratici al Congresso (26%) e dai repubblicani al Congresso (25%).

Sul piano elettorale, i democratici godono di un vantaggio consistente. Tra gli elettori registrati, il partito democratico è in vantaggio di 8 punti: 51% contro 43% per i repubblicani, con il 6% di indecisi. Tra coloro che dichiarano che voteranno sicuramente o molto probabilmente, il margine sale addirittura a 13 punti: 55% contro 42%. Se questo dato si confermasse a novembre, i democratici avrebbero ampio margine per riconquistare il controllo della Camera dei Rappresentanti.

A sostenere il vantaggio democratico è la percezione che il partito sia più affidabile sui temi che gli americani considerano più urgenti. Quando viene chiesto di identificare i problemi più importanti del paese, gli elettori mettono al primo posto le questioni economiche: il 53% sceglie prezzi e inflazione, seguito dalla sanità (41%) e da lavoro ed economia (39%). E proprio su questi temi i democratici sono visti come più capaci: sui prezzi e l'inflazione il 44% si fida dei democratici contro il 37% che preferisce i repubblicani; sulla sanità il vantaggio è ancora più ampio, 54% contro 31%; su lavoro ed economia i democratici sono al 43% contro il 40% dei repubblicani.

I repubblicani mantengono un vantaggio significativo solo su sicurezza dei confini (50% contro 32%), espulsioni (45% contro 38%) e criminalità (44% contro 38%). Tuttavia, questi temi hanno una priorità minore nelle preoccupazioni degli elettori rispetto a economia e sanità.

Il sondaggio ha anche sondato l'opinione pubblica sull'intervento militare in Venezuela del 3 gennaio, il primo intervento importante degli Stati Uniti in America Latina dal Panama del 1989. Il 45% si oppone all'attacco aereo che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro, mentre il 42% lo sostiene. L'opposizione cresce quando si parla della gestione temporanea del paese da parte degli Stati Uniti annunciata da Trump: il 53% si oppone, contro il 36% favorevole. Inoltre, il 53% degli elettori ritiene che il presidente avrebbe dovuto chiedere l'approvazione del Congresso prima di ordinare l'attacco.

Emerge infine un quadro di profonda insoddisfazione verso il sistema politico americano nel suo complesso. Il 14% degli intervistati afferma che il sistema "deve essere completamente demolito", mentre il 63% sostiene che "necessita di cambiamenti importanti". Solo il 4% ritiene che non servano cambiamenti. In totale, il 77% degli americani crede che il sistema politico abbia bisogno di una revisione importante o totale.

I dati rivelano anche un alto livello di voto "negativo": tra chi ha votato nel 2024, il 20% dice di averlo fatto principalmente per tenere fuori l'altro candidato o partito, mentre il 32% afferma che è stato motivato sia dall'accordo con il proprio candidato sia dall'opposizione all'altro. Solo il 28% ha votato principalmente per condividere le priorità del proprio candidato.

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