Trump parla di attacchi limitati mentre Teheran prepara una proposta nucleare

Il presidente americano non esclude azioni militari contro l'Iran, mentre il ministro degli Esteri iraniano annuncia un piano da presentare a Washington entro pochi giorni. Le posizioni restano distanti.

Trump parla di attacchi limitati mentre Teheran prepara una proposta nucleare
Seaman Abigail Reyes

Il presidente Donald Trump ha dichiarato venerdì di stare valutando attacchi militari limitati contro l'Iran, anche mentre i negoziati sul programma nucleare di Teheran sono ancora in corso. La dichiarazione arriva in un momento di forte tensione: gli Stati Uniti stanno completando il più grande dispiegamento militare in Medio Oriente degli ultimi vent'anni, e ambo le parti hanno lasciato intendere di essere pronte alla guerra se i colloqui dovessero fallire.

"Credo di poter dire che lo sto considerando", ha risposto Trump a un giornalista che gli chiedeva della possibilità di un'azione militare limitata. Poche ore prima, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva dichiarato alla trasmissione Morning Joe del canale MS NOW che il suo paese intende finalizzare una proposta di accordo "nei prossimi due o tre giorni" per poi trasmetterla a Washington. "Non credo ci voglia molto, forse nell'arco di una settimana potremmo avviare negoziati seri sul testo e arrivare a una conclusione", ha aggiunto Araghchi.

Secondo quanto riferito da Axios, che cita un alto funzionario americano, l'amministrazione Trump sarebbe disposta a esaminare una proposta che consenta all'Iran un arricchimento dell'uranio "simbolico", a condizione che non lasci alcuna via aperta verso la costruzione di una bomba. Ma la soglia è alta: il piano dovrà convincere i numerosi scettici all'interno dell'amministrazione e nella regione. Lo stesso funzionario ha detto ad Axios che "se l'Iran vuole evitare un attacco, dovrebbe presentarci un'offerta che non possiamo rifiutare". Trump ha ribadito più volte di non voler permettere all'Iran di arricchire uranio sul proprio territorio.

La questione dell'arricchimento è il nodo centrale del confronto. Araghchi ha sostenuto in un'intervista che i negoziatori americani non avrebbero chiesto lo "zero arricchimento" durante i colloqui di questa settimana a Ginevra. Un funzionario della Casa Bianca ha smentito la versione iraniana, precisando che la posizione di Trump rimane quella del divieto totale di arricchimento sul suolo iraniano. Il Supremo Leader Ali Khamenei, da parte sua, ha sempre escluso categoricamente che l'Iran possa rinunciare al diritto all'arricchimento, definito dal regime come destinato esclusivamente a usi civili.

L'Iran non sta attualmente arricchendo uranio perché le centrifughe nei suoi impianti nucleari sono state in larga parte distrutte dai bombardamenti dello scorso giugno, condotti da Stati Uniti e Israele. Trump aveva dichiarato all'epoca che i siti nucleari iraniani erano stati "obliterati", ma l'entità dei danni resta incerta: Teheran ha negato l'accesso agli ispettori internazionali. I servizi di intelligence americani hanno poi stimato che il programma nucleare iraniano sia stato rallentato solo di qualche mese.

Sul fronte militare, il New York Times sottolinea che un eventuale nuovo conflitto potrebbe essere più lungo, più letale e più pericoloso rispetto alla campagna dello scorso anno, durata dodici giorni e conclusa senza vittime americane. All'epoca, l'Iran lanciò una serie di missili contro la base americana di Al Udeid in Qatar, ma aveva avvertito in anticipo le autorità statunitensi e qatariote. Questa volta, avverte un alto funzionario del Pentagono, le cose potrebbero andare diversamente: se fossero gli Stati Uniti, e non Israele, a dare il via agli attacchi, i 30.000-40.000 soldati americani dislocati in 13 basi nella regione correrebbero rischi molto maggiori.

Vali Nasr, esperto di Iran alla Johns Hopkins School of Advanced International Studies, ha detto al New York Times che c'è il rischio che Teheran possa ritenere che le sue risposte contenute ai precedenti attacchi americani abbiano solo incoraggiato nuove minacce, "e che debba ora alzare il costo della guerra per gli Stati Uniti". Katherine Thompson del Cato Institute, già funzionaria senior al Dipartimento della Difesa durante il primo anno dell'amministrazione Trump, ha dichiarato sempre al New York Times che il dispiegamento in corso "sembra un posizionamento in vista di un conflitto molto più lungo" e che la capacità americana di sostenere una difesa prolungata delle proprie basi nella regione, supportando allo stesso tempo Israele, "è una preoccupazione seria".

Il Wall Street Journal descrive questo momento come potenzialmente definitivo per la presidenza Trump. Se i colloqui diplomatici fallissero, il presidente si troverebbe di fronte alla scelta tra un accordo storico che azzeri le ambizioni nucleari di Teheran e una guerra dalle conseguenze imprevedibili. Wilbur Ross, segretario al commercio durante il primo mandato Trump, ha detto al Journal che la recente decisione della Corte Suprema di bloccare i dazi potrebbe rendere un attacco all'Iran più probabile: "Non credo possa permettersi questa sconfitta e poi apparire arrendevole sull'Iran". Suzanne Maloney, esperta di Iran alla Brookings Institution, ha osservato sempre al Journal che Trump si trova davanti a "molti rischi e opzioni poco attraenti".

Secondo Axios, che cita due fonti vicine all'amministrazione, al presidente sono state presentate opzioni militari che includono l'eliminazione del Supremo Leader Khamenei e di suo figlio Mojtaba, considerato un possibile successore. "Hanno qualcosa per ogni scenario. Uno scenario elimina l'ayatollah, suo figlio e i mullah", ha detto un consigliere senior di Trump ad Axios. Una seconda fonte ha confermato che l'ipotesi di colpire Khamenei era stata portata all'attenzione del presidente già alcune settimane fa. La portavoce della Casa Bianca Anna Kelly ha dichiarato ad Axios che "solo il presidente Trump sa cosa potrebbe o non potrebbe fare".

Intanto l'Iran ha intensificato i segnali di deterrenza. In una lettera al segretario generale dell'ONU Antonio Guterres, la missione permanente iraniana ha avvertito che in caso di attacco "tutte le basi, le strutture e i mezzi della forza ostile nella regione costituiranno obiettivi legittimi". Questa settimana Teheran ha anche chiuso temporaneamente parte dello Stretto di Hormuz, per la prima volta dagli anni Ottanta, per condurre esercitazioni navali. Circa il 20% del petrolio mondiale transita per quello stretto. La Russia, che ha svolto manovre congiunte con l'Iran nel Mare di Oman, ha invitato entrambe le parti alla "moderazione e alla prudenza", precisando che le esercitazioni erano state pianificate prima dell'escalation in corso.

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