Trump non esclude l'uso della forza militare per la Groenlandia

Il presidente studia varie opzioni per acquisire l'isola artica. Sette paesi europei esprimono solidarietà alla Danimarca, avvertendo che la sicurezza della regione va garantita collettivamente

Trump non esclude l'uso della forza militare per la Groenlandia
Photo by Visit Greenland / Unsplash

La Casa Bianca ha dichiarato che il presidente Donald Trump sta esaminando diverse opzioni per acquisire la Groenlandia e che l'uso dell'esercito americano "è sempre un'opzione a disposizione" del comandante in capo. La portavoce Karoline Leavitt ha spiegato che Trump "ha chiarito che acquisire la Groenlandia è una priorità di sicurezza nazionale per gli Stati Uniti ed è vitale per tenere a bada i nostri avversari nella regione artica".

Le parole della Casa Bianca arrivano dopo giorni di crescente tensione con la Danimarca, che esercita la sovranità su questo territorio autonomo di 56.000 abitanti. Martedì sette paesi europei membri della NATO hanno espresso pubblico sostegno a Copenaghen. I leader di Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Regno Unito e Danimarca hanno rilasciato una dichiarazione congiunta affermando che "la Groenlandia appartiene al suo popolo" e che "spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere le questioni che riguardano la Danimarca e la Groenlandia". I sette paesi hanno sottolineato che la sicurezza nella regione artica deve essere garantita "collettivamente" con gli alleati della NATO, inclusi gli Stati Uniti.

La reazione europea riflette la preoccupazione per le dichiarazioni americane, specialmente dopo l'operazione militare statunitense in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro. Il giorno successivo al blitz, Katie Miller, moglie di uno stretto collaboratore di Trump, ha pubblicato sui social una mappa della Groenlandia colorata con la bandiera americana accompagnata dalla scritta "presto". Domenica il presidente ha ribadito che gli Stati Uniti hanno "bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale", sostenendo che l'isola è "coperta di navi russe e cinesi" e che "la Danimarca non sarà in grado di gestirla".

Gli Stati Uniti hanno una presenza storica in Groenlandia. Il primo accordo di difesa risale al 1941, quando l'ambasciatore danese a Washington lo firmò temendo che la Germania nazista potesse prendere il controllo dell'isola dopo aver occupato la Danimarca. Alla fine della seconda guerra mondiale, Copenaghen chiese agli americani di ritirarsi, ma Washington propose addirittura di acquistare il territorio. Le parti raggiunsero un compromesso nel 1951: per mantenere la sovranità sulla Groenlandia, la Danimarca accettò di firmare un accordo molto favorevole agli Stati Uniti, che autorizza Washington a installare basi militari e a dispiegare navi nelle acque territoriali. Durante il picco della guerra fredda, quasi 9.000 soldati americani erano stanziati sull'isola.

Con la distensione nei rapporti con la Russia, l'interesse americano diminuì. Dal 1991 la presenza statunitense si limita alla base spaziale di Pituffik, l'ex base di Thulé, dove sono dispiegati tra 150 e 200 soldati. La base, situata a 1.210 chilometri a nord del circolo polare artico, ospita un radar gigante capace di rilevare missili balistici che sorvolano il polo nord e uno dei centri di controllo della rete di satelliti militari americani. Un nuovo accordo di difesa concluso nel 2004, con la partecipazione della Groenlandia, ha sancito il ripiegamento militare americano pur lasciando la porta aperta a un eventuale rafforzamento. Secondo Ulrik Gad Pram, ricercatore presso l'Istituto danese di studi internazionali, "gli Stati Uniti possono praticamente fare quello che vogliono alla base di Pituffik, a condizione di informare la Danimarca e la Groenlandia". Gli esperti ritengono che una richiesta di incrementare la presenza militare avrebbe buone possibilità di essere accettata.

L'amministrazione Trump non ha però avanzato alcuna richiesta in questo senso. Marc Jacobsen, professore associato presso il Centro di studi sulla sicurezza dell'Artico a Copenaghen, osserva che "la Danimarca e la Groenlandia hanno fatto tutto il possibile per segnalare che erano aperte alla negoziazione e che c'era già, per gli americani, un'opportunità di accrescere la loro presenza militare sul territorio. Sfortunatamente, non sembra che sia questo ciò che Trump ha in mente". Il ricercatore constata che il presidente "esagera le minacce che pesano sulla Groenlandia e minimizza gli sforzi della Danimarca in materia di difesa, al fine di legittimare un maggiore controllo degli Stati Uniti sul territorio".

Messa alle strette, Copenaghen ha annunciato 90 miliardi di corone (12 miliardi di euro) di investimenti nella sicurezza dell'Artico, ma senza placare le ambizioni espansionistiche del presidente. La prima ministra danese Mette Frederiksen ha avvertito che se gli Stati Uniti dovessero attaccare militarmente un altro paese della NATO, "tutto si ferma, compresa la NATO e quindi la sicurezza che è stata garantita dalla fine della seconda guerra mondiale". Il primo ministro della Groenlandia Jens-Frederik Nielsen ha definito "completamente inaccettabile" la retorica americana, chiedendo rispetto per il suo paese e aggiungendo: "Basta con le fantasie di annessione".

La Groenlandia e il governo danese hanno fatto sapere martedì di aver chiesto al Dipartimento di Stato americano di organizzare "rapidamente" un incontro con il segretario di Stato Marco Rubio. Nuuk e Copenaghen indicano di aver fatto "richieste ripetute" in questo senso "per tutto il 2025", rimaste senza risposta. L'importanza strategica dell'isola è legata alla sua posizione geografica tra Stati Uniti ed Europa, lungo il cosiddetto GIUK gap, un passaggio marittimo tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito che collega l'Artico all'Atlantico. L'isola possiede inoltre ricchi giacimenti di risorse naturali, inclusi petrolio, gas e minerali rari, sempre più cruciali per l'economia globale.

Focus America non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.