Trump minimizza l'attacco russo su Kiev, l'Europa cerca di convincerlo

Il bombardamento più massiccio dall’ultimo vertice con Putin ha spinto i leader europei a lanciare appelli diretti al presidente americano. La Casa Bianca mantiene una posizione neutrale, incolpando entrambe le parti e rifiutando nuove sanzioni contro Mosca.

Trump minimizza l'attacco russo su Kiev, l'Europa cerca di convincerlo
White House

Il presidente Donald Trump non è stato turbato dal bombardamento notturno ordinato da Vladimir Putin su Kiev, il più grande attacco russo dalla riunione tra i due leader due settimane fa. L’offensiva, condotta con oltre seicento missili e droni, ha provocato almeno 19 morti, tra cui quattro bambini.

I leader europei hanno reagito immediatamente, trascorrendo la mattinata a cercare di convincere Trump della gravità dell’azione russa. In una serie di messaggi pubblici, indirizzati in realtà a un unico destinatario, hanno sottolineato come l’attacco dimostri l’assenza di reali intenzioni di pace da parte del Cremlino.

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha adottato un tono neutrale, definendo l’attacco una risposta “comprensibile” alle recenti incursioni ucraine contro raffinerie russe. Ha aggiunto che il presidente “vuole che lo spargimento di sangue finisca” ma che la responsabilità della mancanza di progressi nei negoziati è di entrambe le parti.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito l’attacco “terrore e barbarie”, mentre il finlandese Alex Stubb ha scritto che “la Russia non ha intenzioni di porre fine a questa guerra”. Entrambi avevano incontrato Trump la settimana precedente alla Casa Bianca insieme ad altri leader europei e al presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Secondo fonti europee, la strategia è stata quella di fare leva sulla riluttanza di Trump ad accettare nuove vittime civili. Tuttavia, nonostante i colloqui in corso sulla sicurezza post-bellica dell’Ucraina, permane una profonda distanza tra l’approccio statunitense e quello europeo.

L’amministrazione americana oscilla tra la convinzione che Putin sia disposto a negoziare in buona fede e la rassegnazione a un conflitto destinato a protrarsi. Leavitt ha ribadito che “forse entrambe le parti non sono pronte a porre fine alla guerra”.

Sul piano delle misure concrete, Trump ha imposto nuovi dazi sull’India, portandoli al 50 per cento in risposta all’acquisto di petrolio russo, ma ha evitato ulteriori sanzioni economiche contro Mosca. Kiev ha invece posto come condizione imprescindibile le garanzie di sicurezza occidentali, chiedendo anche una forza guidata dall’Europa con il sostegno logistico e di intelligence degli Stati Uniti.

Trump aveva proposto un incontro trilaterale con Putin e Zelensky, dichiarando che il leader russo aveva accettato. Tuttavia Mosca ha successivamente respinto l’ipotesi, alimentando dubbi sulla volontà del Cremlino di negoziare. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha smentito che un vertice fosse stato realmente concordato.

Il premier britannico Keir Starmer, in stretto contatto con Trump, ha accusato direttamente Putin di “uccidere bambini e civili, sabotando le speranze di pace”. Fonti diplomatiche europee confermano che i messaggi di condanna sono stati pensati per influenzare la posizione del presidente americano, ma senza aspettative di un cambio di linea immediato.

Brett Bruen, presidente di un think tank a Washington ed ex diplomatico dell’amministrazione Obama, ha accusato Putin di aver “preso in giro Trump”. Secondo Bruen, come accaduto in passato con Kim Jong Un, il presidente tende a privilegiare la forma del vertice più che la sostanza, lasciando a Mosca l’iniziativa strategica.

Dopo il vertice in Alaska, concluso con generiche assicurazioni da parte russa, il Cremlino ha respinto la possibilità di forze di peacekeeping europee e definito “una strada verso il nulla” i colloqui che non includano un ruolo diretto della Russia. Trump, da parte sua, è tornato a un approccio definito “entrambi-i-lati-ismo”, minimizzando la possibilità stessa di un incontro Putin-Zelensky.

“Non so se si incontreranno, forse sì, forse no”, ha detto il presidente, ridimensionando l’annuncio di soli undici giorni prima. La divergenza tra la posizione della Casa Bianca e quella degli alleati europei resta netta, con Trump deciso a mantenere una linea prudente mentre i partner insistono sulla necessità di un impegno più duro contro Mosca.

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