Trump evoca una "presa di controllo pacifica" di Cuba

Washington apre trattative segrete con il nipote di Raúl Castro mentre l'economia cubana è al collasso per il blocco petrolifero americano

Trump evoca una "presa di controllo pacifica" di Cuba
Official White House Photo by Daniel Torok

Cuba non ha soldi, non ha carburante e non ha turisti. E ora il presidente americano Donald Trump evoca apertamente una "presa di controllo pacifica" dell'isola, lasciando intendere che qualcosa si sta muovendo nei rapporti tra Washington e L'Avana. Partendo dalla Casa Bianca venerdì 27 febbraio per un evento in Texas, Trump ha detto ai giornalisti: "Il governo cubano ci sta parlando. Sono nei guai grossi, come sapete. Non hanno soldi, non hanno niente in questo momento. Ma ci stanno parlando, e forse vedremo una presa di controllo pacifica di Cuba."

Il presidente non ha spiegato cosa intenda concretamente con queste parole. Ma le sue dichiarazioni arrivano in un momento in cui la pressione americana sull'isola ha raggiunto livelli senza precedenti, e mentre si moltiplicano i segnali di contatti diplomatici riservati tra le due parti.

Secondo quanto riportato dal Miami Herald e dal sito Axios, funzionari americani vicini al segretario di Stato Marco Rubio hanno incontrato questa settimana, a margine di un vertice dei leader caraibici tenutosi a Saint Kitts e Nevis, Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote del 94enne ex presidente cubano Raúl Castro. Il giovane non ricopre incarichi ufficiali nel governo, ma è considerato una figura influente nell'isola: secondo The Hill, farebbe da guardia del corpo al nonno e si ritiene che supervisioni il GAESA, il conglomerato delle forze armate cubane che controlla gran parte dell'economia dell'isola e che nel 2024 gestiva asset per circa 18 miliardi di dollari. Axios aveva già riferito la settimana scorsa di un primo contatto tra Rubio e Rodríguez Castro, che avrebbe di fatto aggirato il governo cubano ufficiale.

Rubio, figlio di immigrati cubani, ha partecipato al vertice caraibico della Caricom e ha dichiarato ai giornalisti che Cuba deve "cambiare radicalmente" il suo modello economico, pur senza spingere esplicitamente per un rovesciamento del regime. "Il problema è che il settore privato cubano è molto piccolo", ha detto Rubio, aggiungendo che se il governo cubano vuole "aprire le porte e permettere al settore privato cubano, indipendente dall'esercito e dal governo, di crescere, la soluzione c'è."

Il contesto in cui maturano queste dichiarazioni è quello di una crisi economica devastante. Agli inizi di gennaio, gli Stati Uniti hanno catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro, principale alleato di Cuba nell'emisfero occidentale e principale fornitore di petrolio dell'isola. Sotto pressione americana, il Venezuela ha interrotto le forniture di greggio a Cuba. Trump ha poi firmato un ordine esecutivo che minaccia dazi contro qualunque paese fornisca petrolio al governo cubano o alle sue imprese statali, impiantando di fatto un blocco energetico attorno all'isola. Secondo The Hill, Cuba avrebbe scorte di carburante sufficienti per sole sei o sette settimane prima di precipitare in un blackout generalizzato. L'alto funzionario delle Nazioni Unite responsabile per Cuba ha avvertito mercoledì che la vita quotidiana sull'isola sta "diventando fragile", con crescenti difficoltà per sanità, acqua e distribuzione alimentare. Le compagnie aeree hanno già sospeso i voli verso Cuba, temendo che gli aeroporti possano restare senza carburante per aerei.

Cosa vuole davvero Trump da Cuba? Gli esperti interpellati dalla CBC offrono una lettura che va oltre il semplice obiettivo del cambio di regime. William LeoGrande, professore di scienze politiche alla American University di Washington, ha spiegato alla CBC che l'obiettivo di Trump a Cuba potrebbe essere simile a quello perseguito in Venezuela: aprire il paese agli interessi commerciali americani. "Ci possono certamente essere opportunità commerciali per gli Stati Uniti a Cuba senza un cambio di regime", ha detto LeoGrande. "Se questa è la sua intenzione, piuttosto che creare una democrazia di stampo americano sull'isola, allora un accordo tra i due paesi è possibile."

Nicolas Forsans, co-direttore del Centre for Latin American & Caribbean Studies dell'Università dell'Essex, ha scritto sul sito The Conversation che Washington spingerà probabilmente per una significativa espansione del settore privato cubano, con maggiore accesso per le aziende americane in settori come turismo, energia, porti e telecomunicazioni. "Cuba piegherà ai margini il proprio sistema politico, ma è improbabile che l'amministrazione americana voglia distruggere il regime interamente", ha scritto Forsans.

C'è anche una dimensione geopolitica da considerare. Vicki Huddleston, ex diplomatica americana con lunga esperienza su Cuba, ha avvertito in un recente dibattito organizzato dal Quincy Institute for Responsible Statecraft, un think-tank di politica estera di Washington, che forzare l'uscita del governo comunista potrebbe provocare conseguenze gravi da parte della Cina. "Taiwan è per la Cina quello che Cuba è per gli Stati Uniti", ha detto Huddleston. "Se interveniamo a Cuba, immagino che la Cina interverrà a Taiwan."

A complicare ulteriormente il quadro, mercoledì scorso si è verificato un violento incidente in mare: la guardia costiera cubana ha ucciso almeno quattro persone a bordo di un motoscafo immatricolato in Florida, che trasportava cittadini americani, residenti permanenti e titolari di visto. L'Avana ha parlato di un tentativo di infiltrazione a "fini terroristici". Entrambi i governi hanno poi rilasciato dichiarazioni tese ad abbassare la tensione, sottolineando la cooperazione in corso per chiarire quelli che Cuba ha definito "eventi deplorevoli". Rubio ha negato qualsiasi coinvolgimento di personale governativo americano.

Le parole di Trump sull'acquisizione di Cuba hanno già suscitato preoccupazioni tra chi conosce la storia dell'isola. Manuel Barcia, professore di storia all'Università di Bath con famiglia a Cuba, ha detto al Guardian che "il momento della caduta del muro di Berlino di Cuba è dietro l'angolo", aggiungendo che sembra che Rubio abbia "orchestrato un'operazione molto impressionante." Pedro Freyre, avvocato di riferimento per le aziende che vogliono fare affari sull'isola ed esponente della comunità cubana in esilio, ha detto al Guardian che il linguaggio di Trump "è formulato in termini commerciali" e che, letto insieme alle recenti dichiarazioni di Rubio, "indica aperture economiche piuttosto che politiche, tutte sotto l'egida degli Stati Uniti."

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