Trump è menzionato migliaia di volte nei nuovi file di Epstein, ma nessuna prova di reato
Il New York Times ha individuato oltre 5.300 file con riferimenti al presidente, incluse accuse non verificate e materiale già noto. Le autorità federali hanno escluso elementi credibili per ulteriori indagini.
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha esaminato accuratamente le accuse di abusi sessuali che menzionano il presidente Donald Trump nel contesto delle indagini effettuate su Jeffrey Epstein, senza però individuare informazioni ritenute credibili per avviare indagini. Lo ha dichiarato il vice procuratore generale Todd Blanche in un’intervista a State of the Union sulla CNN.
Le parole di Blanche arrivano a meno di 48 ore dalla pubblicazione, da parte dell’Amministrazione Trump, di circa 3 milioni di pagine di nuovi documenti raccolti nell’ambito dell’indagine pluriennale su Epstein, il finanziere condannato per reati sessuali e morto suicida in carcere a Brooklyn nel 2019.
La vicenda Epstein è stata politicamente esplosiva per Trump nell’ultimo anno. Durante la campagna elettorale del 2024, infatti, l’allora candidato alla presidenza ed i suoi alleati avevano più volte promesso la pubblicazione integrale dei file. Ma i ritardi e le resistenze iniziali alla loro diffusione avevano alimentato sospetti sull’eventuale presenza di informazioni compromettenti per il presidente o il suo entourage.
Migliaia di menzioni, spesso indirette
Secondo un’analisi del New York Times, oltre 5.300 file dell’ultimo lotto di file pubblicati contengono in totale più di 38.000 riferimenti a Trump, alla moglie Melania, al suo club Mar-a-Lago e ad altri termini collegati. Tuttavia, gran parte di queste menzioni deriva in realtà da articoli di stampa, materiali pubblici o contenuti ricevuti via e-mail da Epstein.
Nei documenti non compaiono nuove comunicazioni dirette tra Trump ed Epstein. Pochi file tra quelli pubblicati risalgono al periodo, nei primi anni 2000, in cui i due erano in contatto tra loro. Trump ha più volte minimizzato quel rapporto e ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento in attività illecite legate a Epstein.
Tra i documenti figurano però anche segnalazioni inviate all’FBI tramite il National Threat Operations Center, contenenti accuse di abusi sessuali che avrebbero coinvolto sia Trump che Epstein. I funzionari federali hanno riassunto queste segnalazioni in un documento interno, che ora é stato pubblicato, che però non contiene alcun elemento di riscontro. Il New York Times non ha descritto nel dettaglio tali accuse, proprio perché non verificate.
Nei nuovi file sono incluse anche note e trascrizioni di colloqui con le vittime di Epstein. In particolare, nel corso di un interrogatorio del 2019, una donna ricorda di essere stata portata a Mar-a-Lago e presentata proprio a Trump. Nelle note dell’interrogatorio non emergono però indicazioni di condotte illecite da parte del presidente.
Un altro testimone, Juan Alessi, ex dipendente di Epstein, ha riferito che Trump, come altre personalità note, avrebbe più volte visitato la residenza del finanziere. La Casa Bianca ha rifiutato di commentare singoli documenti, rimandando alle dichiarazioni di Trump, che ha sostenuto che i file lo “assolvono” da qualsiasi accusa.
Molti elementi già noti
Una parte consistente del nuovo materiale pubblicato conferma informazioni già emerse nel corso degli anni scorsi. Giornalisti, investigatori e avvocati hanno da lungo tempo ricostruito la fitta rete di relazioni di Epstein con uomini potenti, e molto di quanto contenuto nei file é ormai già diventata di dominio pubblico da tempo.
Per questo motivo alcuni dei nuovi documenti altro non sono che duplicati di e-mail e file già diffusi in precedenza. Da questi file emerge, ad esempio, che anche dopo la fine dei rapporti con Trump, Epstein rimase interessato alla sua ascesa politica, valutando possibili modi per trarne vantaggio.
Tra i materiali figurano anche riferimenti a un libro realizzato per il cinquantesimo compleanno di Epstein. Una delle annotazioni, attribuita a Trump e dal contenuto licenzioso, è stata da lui smentita; il presidente ha poi citato in giudizio il Wall Street Journal per averlo collegato al testo di quella lettera.
Nei nuovi file compare un’email del 2002 firmata da una donna di nome Melania e indirizzata a Ghislaine Maxwell, storica compagna e collaboratrice (anche nelle malefatte) di Epstein, oggi detenuta. Non è chiaro se si tratti dell’attuale moglie di Trump e First Lady degli Stati Uniti, ma l’e-mail, dal tono cordiale, commentava un articolo di una rivista proprio su Epstein e Maxwell.
Altri documenti contengono riferimenti sporadici a membri della famiglia Trump, tra cui appunti manoscritti che menzionano regali, apparentemente annotati da investigatori.
La cautela del Dipartimento di Giustizia
Alcuni file suggeriscono una particolare attenzione, da parte del Dipartimento di Giustizia, nel trattamento delle immagini e dei riferimenti al presidente Trump. In uno scambio di messaggi che risale al 2019 tra Epstein e Stephen Bannon, ex capo stratega della prima Casa Bianca di Trump, compare ad esempio una foto del presidente con il volto oscurato. In un altro caso, il Dipartimento di Giustizia ha temporaneamente rimosso dal proprio sito una foto dell’abitazione di Epstein, spiegando di averlo fatto per proteggere le vittime.
Infine, un’e-mail del 2011 mostra Epstein mentre valuta se contattare Trump in relazione a Virginia Giuffrè, una delle vittime più note del finanziere e sua grande accusatrice al processo a carico del miliardario pedofilo. Non è chiaro se quel contatto sia mai avvenuto. Trump ha dichiarato di aver interrotto i rapporti con Epstein anche a causa di una disputa legata proprio alla Giuffrè, sottolineando che la donna non lo ha mai accusato di comportamenti illeciti.