Trump dice che l'Iran vuole un accordo
Il presidente ha inviato una flotta verso il Golfo e fissato un ultimatum segreto a Teheran. L'Iran si dice pronto a negoziare ma esclude il programma missilistico
Il presidente Donald Trump ha dichiarato venerdì che l'Iran vuole concludere un accordo con gli Stati Uniti per evitare un attacco militare. Trump ha rivelato di aver comunicato a Teheran un termine ultimo che non ha voluto rendere pubblico. "Posso dirvi che vogliono concludere un accordo", ha affermato il presidente ai giornalisti nello Studio Ovale. Quando gli è stato chiesto se avesse fissato una scadenza, Trump ha risposto "sì" e che "solo loro lo sanno con certezza".
Le dichiarazioni arrivano mentre Washington ha dispiegato una massiccia flotta navale vicino all'Iran, descritta dallo stesso Trump come un'"armata" più grande di quella utilizzata contro il Venezuela. Secondo quanto riportato da Atlantic, almeno dieci navi statunitensi si trovano ora nella regione, tra cui il gruppo d'attacco della portaerei USS Abraham Lincoln, che ha lasciato l'Asia-Pacifico due settimane fa. Negli ultimi dieci giorni gli Stati Uniti hanno anche spostato aerei, droni e sistemi di difesa aerea nell'area, in una mossa che ricorda i preparativi dell'attacco al Venezuela.
Il presidente ha avvertito che "il prossimo attacco sarà molto peggiore" rispetto ai raid americani condotti contro i siti nucleari iraniani lo scorso giugno. In quell'occasione Washington si era unita alla "guerra dei dodici giorni" lanciata da Israele contro l'Iran, sospettato dagli occidentali di voler sviluppare armi atomiche. Trump ha posto due condizioni per evitare l'azione militare: nessun programma nucleare e la cessazione delle uccisioni di manifestanti. "Stanno uccidendoli a migliaia", ha detto il presidente.
Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha risposto affermando che Teheran è pronto a partecipare a negoziati "se sono giusti ed equi". Araghchi ha però tracciato una linea netta: le capacità difensive e i missili del paese "non saranno mai oggetto di negoziazioni". Durante un incontro con il suo omologo turco Hakan Fidan a Istanbul, il capo della diplomazia iraniana ha precisato che al momento non sono previsti incontri con funzionari americani. "La Repubblica islamica dell'Iran, così come è pronta per i negoziati, è anche pronta per la guerra", ha dichiarato Araghchi.
Secondo il sito americano Axios, che cita responsabili dell'amministrazione, qualsiasi accordo con Teheran dovrebbe includere il ritiro di tutto l'uranio arricchito dal paese, un tetto allo stock di missili a lungo raggio e un cambiamento di politica verso alcuni gruppi armati nella regione. Le richieste rappresentano un ampliamento significativo rispetto al patto nucleare internazionale del 2015, dal quale Trump si ritirò nel 2018 durante il suo primo mandato, ripristinando le sanzioni. In risposta, l'Iran si è liberato dalla maggior parte dei suoi impegni.
Le mosse americane stanno generando forte preoccupazione tra gli alleati del Golfo. Politico riporta che funzionari di Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Oman e Turchia stanno lavorando insieme per evitare un'escalation che destabilizzerebbe la regione. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha promesso pubblicamente al presidente iraniano che Riad non permetterà l'uso del suo spazio aereo per attacchi contro l'Iran. Gli Emirati hanno rilasciato una dichiarazione simile. Secondo tre persone informate sui colloqui tra l'amministrazione e gli alleati del Golfo, la Casa Bianca sta dando poche garanzie di ascoltare i consigli di moderazione.
Il contesto è quello di una brutale repressione delle proteste in Iran iniziate a fine dicembre. Ciò che è cominciato come una protesta contro la crisi economica, con un'inflazione record e il crollo della moneta, si è trasformato nella rivolta più diffusa e mortale dalla rivoluzione islamica del 1979. La Human Rights Activists News Agency con sede negli Stati Uniti ha confermato l'uccisione di oltre 6.300 persone, tra cui più di 5.900 manifestanti. L'organizzazione sta indagando su altri 17.000 decessi segnalati nonostante il blocco di internet durato quasi tre settimane. Iran Human Rights, con sede in Norvegia, ha avvertito che il bilancio finale potrebbe superare le 25.000 vittime.
L'operazione contro il Venezuela rappresenta un precedente significativo. Meno di un mese fa Trump ha fatto catturare e trasferire il presidente venezuelano Nicolás Maduro in una prigione di New York, dimostrando la sua disponibilità a passare dalle minacce ai fatti. Ma un attacco all'Iran sarebbe molto diverso. Come osserva Atlantic, Teheran possiede le capacità militari più avanzate tra i paesi presi di mira dagli Stati Uniti, sia in termini di esercito nazionale che di proxy regionali. Vali Nasr, professore di affari internazionali e studi sul Medio Oriente alla Johns Hopkins School of Advanced International Studies, ha spiegato ad Atlantic che l'Iran potrebbe rispondere in modo molto più massiccio rispetto al passato, potenzialmente colpendo truppe americane o bersagli nel Golfo o le forniture globali di petrolio.
Restano inoltre interrogativi sul piano politico americano. Giovedì l'Unione Europea ha inserito i Guardiani della Rivoluzione, il braccio armato del regime, nella lista delle organizzazioni terroristiche. Ma se un attacco dovesse far cadere il regime già indebolito dalle proteste, non esiste un chiaro successore. L'Iran è governato dall'ayatollah Ali Khamenei, che ricopre il ruolo di leader supremo religioso e militare. L'opposizione iraniana è frammentata e include monarchici, laici, movimenti per l'autonomia etnica e organizzazioni militanti. Il segretario di stato Marco Rubio ha ammesso mercoledì davanti al Senato che gli Stati Uniti non hanno un piano chiaro di successione per l'Iran. Un funzionario dell'amministrazione Trump ha detto ad Atlantic che l'opposizione iraniana "non può stare nella stessa stanza, figuriamoci accordarsi su chi dovrebbe guidarla".
La Turchia sta cercando di posizionarsi come mediatore. Fidan ha definito "vitale" la ripresa dei negoziati sul nucleare "per ridurre le tensioni regionali". Anche la Russia, alleato di lunga data dell'Iran, ha proposto la sua mediazione. Il presidente russo Vladimir Putin ha ricevuto venerdì Ali Larijani, che dirige la massima autorità di sicurezza iraniana. Gli alleati regionali che ospitano basi militari americane hanno vietato il lancio di attacchi dai loro territori, il che significa che eventuali raid dovrebbero partire da basi lontane o da navi.