Trump chiede la "resa incondizionata" dell'Iran mentre la guerra entra nella seconda settimana

Il presidente statunitense alza l'asticella e chiude la porta ai negoziati. L'intelligence russa aiuta Teheran a colpire le forze americane. Il prezzo del petrolio vola del 20% in una settimana, con il rischio di una nuova crisi energetica globale.

Trump chiede la "resa incondizionata" dell'Iran mentre la guerra entra nella seconda settimana

Il presidente Donald Trump ha chiesto oggi la "resa incondizionata" del regime iraniano, nella dichiarazione più esplicita sugli obiettivi di guerra statunitensi dall'inizio dell'operazione Epic Fury, sette giorni fa. "Non ci sarà alcun accordo con l'Iran se non la resa incondizionata", ha scritto Trump su Truth Social, aggiungendo che dopo la capitolazione del regime attuale dovranno essere scelti "leader grandi e accettabili".

Il giorno precedente, aveva dichiarato ad Axios di voler essere coinvolto personalmente nella scelta del prossimo Leader Supremo iraniano. La richiesta non lascia margini di trattativa visibili: se l'Iran rifiuta di capitolare — e al momento non ci sono segnali in tal senso — il conflitto potrebbe proseguire fino al collasso del regime.

Poche ore prima della dichiarazione di Trump, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian aveva scritto su X che "alcuni Paesi hanno avviato sforzi di mediazione" per fermare la guerra, ribadendo l'impegno dell'Iran per una pace duratura ma anche la determinazione a difendere sovranità e dignità nazionale.

Dietro le quinte, il Segretario di Stato Marco Rubio ha comunicato a diversi Ministri degli Esteri arabi che la guerra dovrebbe durare ancora alcune settimane. Rubio ha indicato che l'attuale priorità militare sono i lanciamissili, le scorte e le fabbriche iraniane. Secondo fonti a conoscenza diretta delle conversazioni, il responsabile della diplomazia americana ha affermato che l'obiettivo statunitense non è il cambio di regime, pur rendendo chiaro che Washington vuole persone diverse alla guida del Paese — una posizione difficilmente conciliabile. Rubio ha inoltre precisato che non è in corso alcun dialogo con il regime iraniano e che eventuali colloqui rischierebbero di compromettere gli obiettivi militari in corso.

Attacchi in crescita, capacità iraniana in calo

Sul campo di battaglia quando siamo arrivati al settimo giorno di operazioni congiunte, gli attacchi statunitensi e israeliani hanno continuato a intensificarsi. L'Iran e i suoi alleati — Hezbollah in Libano e le milizie sciite in Iraq — proseguono nel lanciare missili e droni contro basi americane, Israele e Stati del Golfo, ma con efficacia decrescente. L'ammiraglio Brad Cooper, comandante del CENTCOM, ha dichiarato che gli attacchi missilistici iraniani sono diminuiti del 90% rispetto al primo giorno di guerra.

Venerdì, caccia israeliani hanno colpito un bunker fortificato sotto il compound del defunto Leader Supremo Ali Khamenei, utilizzato come centro di comando di emergenza. Il portavoce delle Forze di Difesa israeliane ha dichiarato che alti funzionari iraniani avrebbero utilizzato il bunker nei giorni precedenti, e che sono in corso verifiche su eventuali vittime. Sei soldati americani sono rimasti uccisi e altri feriti in un attacco con droni iraniani in Kuwait. L'Iran ha lanciato migliaia di droni e centinaia di missili contro posizioni militari, ambasciate e civili statunitensi, mentre la campagna congiunta americano-israeliana ha colpito oltre 2.000 obiettivi iraniani, tra cui siti di missili balistici, assets navali e strutture della leadership.

La Russia fornisce intelligence a Teheran

Intanto, stando al Washington Post, la Russia sta fornendo all'Iran dati di puntamento per colpire le forze americane in Medio Oriente: è la prima indicazione che un altro grande avversario degli Stati Uniti stia partecipando, sia pure indirettamente, al conflitto. Dall'inizio della guerra, Mosca ha trasmesso a Teheran le posizioni di asset militari americani, comprese navi da guerra e aerei. L'ambasciata russa a Washington non ha commentato; Mosca ha definito il conflitto "un atto di aggressione armata non provocata".

Analisti come Dara Massicot della Carnegie Endowment for International Peace hanno osservato che l'Iran sta effettuando "colpimenti molto precisi su radar di allerta precoce e centri di comando", inclusa la stazione della Central Intelligence Agency presso l'ambasciata statunitense a Riad. Nicole Grajewski del Belfer Center di Harvard ha rilevato un livello di "sofisticazione" negli attacchi di ritorsione iraniani, evidenziando la capacità di Teheran di superare in alcuni casi le difese aeree alleate. L'Iran dispone solo di pochi satelliti militari e nessuna costellazione propria, il che rende le immagini fornite dalle più avanzate capacità spaziali russe particolarmente preziose.

La Cina, nonostante i legami stretti con Teheran, non sembra al momento coinvolta nella difesa iraniana, secondo due dei funzionari citati. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, interpellato sul ruolo di Russia e Cina, ha però dichiarato che "non sono un fattore rilevante".

L'Iran sta tentando di colpire anche i radar del sistema di difesa missilistica Terminal High Altitude Area Defense (Thaad) in Medio Oriente. Secondo un'analisi della CNN basata su immagini satellitari, il radar della base aerea di Muwaffaq Salti in Giordania sarebbe stato probabilmente distrutto tra il 1° e il 2 marzo. Il costo di un singolo radar trasportabile di questo tipo è stimato in circa mezzo miliardo di dollari. Tra il 28 febbraio e il 1° marzo sono state colpite anche due strutture militari negli Emirati Arabi Uniti, nelle aree di Ruwais e Sader, che avrebbero potuto ospitare componenti del Thaad. Secondo gli esperti, i danni al radar non rendono il sistema completamente inutilizzabile ma ne riducono significativamente le capacità.

Continua l'onda d'urto sui mercati energetici

Il conflitto continua a provocare scosse nei mercati energetici globali. Il Ministro dell'Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, ha avvertito che il prezzo potrebbe raddoppiare fino a superare i 150 dollari al barile, con effetti devastanti sulle economie mondiali. Al-Kaabi ha dichiarato al Financial Times che se la guerra continua per alcune settimane, la crescita del PIL globale ne risentirà, con carenze sempre maggiori di prodotti e reazioni a catena sulle catene di approvvigionamento. Il Ministro ha avvertito che anche i Paesi esportatori del Golfo potrebbero interrompere la produzione e che il ritorno alla normalità dei cicli produttivi richiederebbe settimane o mesi anche dopo la fine delle ostilità.

L'Iran ha di fatto bloccato lo Stretto di Hormuz, rotta fondamentale attraverso cui transita circa un quinto del commercio petrolifero mondiale, pari a circa 21 milioni di barili al giorno. Negli Stati Uniti, il prezzo della benzina è salito di 34 centesimi in una settimana fino a 3,32 dollari al gallone, il livello più alto da settembre 2024, superando il prezzo registrato all'inizio del secondo mandato di Trump — un dato politicamente imbarazzante per un presidente che ha ripetutamente rivendicato il calo dei prezzi alla pompa. Il diesel ha raggiunto i 4,33 dollari al gallone, il massimo da novembre 2023, con possibili ripercussioni dirette sui costi di trasporto merci.

Focus America non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.